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QUEI TIGGI’ DAL SAPORE NOSTALGICO CHE PIACCIONO AI DUCETTI D’ITALIA
di Enrico Campofreda

 

Accendere la tv: un gesto che è bene evitare se si vive in Italia. Per tenere il quoziente intellettivo almeno prossimo alla sufficienza. Escluso Piero Angela, le inchieste di "Report" non censurate, qualche filmato storico, è tutto un pullulare di sciocchezzario nazionale. Lo sciocchezzario prodotto dalla premiata ditta di Stefania Craxi e consorte o da Mauro Leone più i soliti amici degli amici del potere. Però a volte qualche tiggì bisogna ascoltarlo ed è lì che si prende contatto col degrado della televisione, verrebbe da dire pubblica perché di mezzo c’è ancora il canone. Ci si accorge non solo della sventura d’incrociare la Ventura ma della tragedia rappresentata dai tiggì.

 

La Rai è sempre stata la voce del padrone, nessuna sorpresa per i lanzichenecchi che dal successo elettorale occupano tutto l’occupabile, portinerie comprese. Certo lo zelo dello spoil system targato Alleanza Nazionale che corre dallo scranno del camerata-affarista Cattaneo a quello di tanti amici promossi dirigenti può lasciare allibiti anche gli epigoni del magheggio democristiano d’antan, i nipotini dei Fanfani-Rumor-Andreotti-De Mita-Forlani, e dei Nenni-De Martino-Craxi con qualche scampolo per La Malfa.

 

Posto che anche il Pci ebbe a fine Settanta la sua terza rete con Kojak-Curzi e le assunzioni clientelari di numeroso gentil sesso tele e microfonico, il problema non sono tanto i giornalisti-camerieri assunti o cooptati, ma i contenuti dell’informazione. Oggi, scorrendo le notizie dei tiggì uno o due non fa differenza, sembra sfogliare "Il Secolo d’Italia" per la quantità di notizie vacue riguardanti gli uomini e l’attività di An. Questo è sì partito di governo, ma viene pubblicizzato nei telegiornali di maggiore ascolto come solo un organo di partito è avvezzo a fare.

 

Non s’è parlato a caso di Minculpop. Lo stesso accade con Forza Italia, ma questa ha solo dieci anni di vita, mentre l’anima di Alleanza Nazionale è antica e nera. Ha voglia il camerata Fini, neo ministro degli Esteri a cercare di accreditarsi davanti al mondo come politico affidabile che condanna le persecuzioni razziali del, fino a poco tempo fa, beneamato duce. Fini, già creatura del razzista Almirante, ha trovato nuova vita dal suo capo Silvio Berlusconi, senza il quale sfilerebbe ancora col braccio teso a piazza Venezia coi naziskin di Forza Nuova. Lo faceva sino a una dozzina d’anni or sono.

 

L’attuale ministro delle Politiche Agricole Alemanno avrebbe voglia di farlo ancora, sia perché imparentato con Isabella Rauti (Fiamma Tricolore e figlia d’un camerata doc) sia per l’amicizia che lo lega a Fiore, il leader razzista di Forza Nuova. Se manca alle adunate Alemanno non disdegna i raid squadristici, come quello messo in atto mesi fa all’Università di Roma Tre. E fra l’ex ‘ragazzo’ di Salò Tremaglia, ministro anche lui, che rivendica la fedeltà alla razzista e nazista Rsi, e gli onori a Mussolini (Benito, non la scollacciata nipote) che sfuggono all’ex picchiatore del Fuan e della romana sede di piazza Tuscolo Gramazio. O al ras delle retate antitrans, il senatore ‘Pecora’ Buontempo, il quadro del risciacquato ex Movimento Sociale ha decisamente un tono "democratico" nostalgico.

 

Camerati ex picchiatori, anche il governatore del Lazio Storace, che alle prime uscite parlamentari diede fondo alle buone maniere apprese durante l militanza nella sede missina di via Acca Larenzia in Roma, o affaristi della politica avvicinatisi a un nuovo partito del mercimonio e vogliosi di banchettare: ecco il corpaccione politico di An. Potranno anche festeggiare il decennale del passaggio delle acque ma restano nei metodi e nelle idee i violenti prevaricatori di sempre. Oltreché fedeli cani da guardia del potere.

 

L’esempio più esplicito del servaggio verso il padrone è dato dal ministro (un altro!) delle Comunicazioni Gasparri, che qualcuno ha nomato Bava Beccaris. Forse per la canea reazionaria e antipopolare che lo avvicina al cannoneggiatore delle plebi milanesi di fine Ottocento o per l’associazione d’idee che vede il ministro assai intento a umettarsi, nella sua occupazione esclusiva, la glossa e farne scaturire servigi e sovrapproduzione salivatoria.

 

Se preferite la versione del servitore macho, in prima fila sgomita lo spiritato La Russa, figlio e nipote di notabili latifondisti di Trinacria spedito a fare il leguleio e il politico nella Milanodabere. A lui qualcuno ha detto d’ispirarsi al vate fiumano, per imitarlo s’è scelto la sua Duse: Daniela Santanché. La poveretta non recita, ancheggia, ma è giunta nei dintorni di Montecitorio e organizza festini. Seguono le mezze tacche, la versione ministeriale del cameratismo: Urso, Mantovano, Nania, Matteoli tutti democraxiani arruffoni vestiti da post camerati. Tengono famiglia, gli va trovato posto.

 

Il Circo Barnum della nuova destra è sempre ben esposto nei tiggì, sia nella rete di partito tenuta dall’ex giornalista del Secolo d’Italia, Mauro Mazza, raccattapalle nella squadretta calcistica dei camerati Fini e Gasparri, e poi amichevolmente e lottizzatamente catapultato in Rai sino a salire, nella riconoscenza dei capi, alla poltrona di direttore. Lui sa impaginare meglio di Mimun (non è un esempio confortante ma tant’è) e il tiggìdue non riporta proprio notiziucole da Strapaese. Ma la militanza non si tradisce e sempre spuntano il vago piacevole ricordo del Ventennio, fosse pure nelle note del Trio Lescano, o le commemorazioni dalla mano tesa modello Di Canio su: Duce, Almirante, Italo Balbo, Graziani, Decima Mas. O i ‘servizi’ per richiedere la punizione postuma degli estremisti rossi degli anni Settanta.

 

Bella, educativa, corroborante televisione dell’Alleanza Nazionale, complimenti. Indietro tutta, Italia, è l’ariaccia che tira.