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LA STORIA DI "SOLE" E "BALENO"

(un racconto "particolare" della vicenda di Silvano Pellissero, Edoardo Massari e Soledad Rosas)

di Francesco Barilli, per Ecomancina.com

Ci sono articoli che vengono programmati e pianificati per mesi; altri nascono quasi per caso: questo ne è un esempio.

Un breve riassunto: nel settembre scorso arriva finalmente una notizia positiva per chi ha seguito con interesse (e speranze troppo spesso deluse) i fatti di "Genova 2001". I magistrati genovesi hanno chiuso le indagini preliminari sulla "perquisizione" alla scuola Diaz e sui maltrattamenti a Bolzaneto, inviando i conseguenti avvisi ad una settantina di agenti e funzionari delle forze dell’ordine.

Comincio a cercare materiale "in rete". I primi entusiasmi risultano sopiti da alcune notizie che mi fanno vibrare le antenne negativamente. Non sono tanto le reazioni dei politici (del centro-destra, certo, ma pure del centrosinistra…) ad infastidirmi; quelle, nel "gioco della parti", le ho preventivate e non mi sorprendono. Neppure la distrazione e la superficialità con cui i media nazionali riportano la notizia mi infastidiscono più di tanto: non ci ho ancora fatto l’abitudine, ma posso conviverci…

E’ un’altra la notizia che attira la mia attenzione: dal Secolo XIX del 18 ottobre apprendo una voce: gli avvocati difensori di alcuni dei poliziotti indagati stanno pianificando la loro strategia difensiva. Niente di male (anzi!, ci sarebbe da sorprendersi del contrario!), ma nell’iniziativa spiccherebbe una richiesta: quella dello spostamento del processo da Genova a Torino. Le motivazioni che sottendono la richiesta le vedremo solo al termine di questo articolo, in quanto raccontarle ora ci farebbe perdere il filo del discorso (peraltro è notizia relativamente recente che la richiesta di spostamento della sede processuale è stata rigettata, almeno per ora. Fonte: Il Manifesto del 28 novembre 2003).

Torniamo quindi al momento in cui apprendo della notizia della richiesta di spostamento della sede del processo. Mi affanno a cercare conferme o smentite all’articolo del Secolo XIX; è tutto inutile: quell’articolo è accompagnato da altri dello stesso tenore ma resta, come l’ho definito, "una voce". Poco importa, mi dico: i processi si faranno, ed è questo che conta. Butto giù un articolo senza troppe pretese ("Io ho fatto la Diaz", lo trovate nella rubrica "Mi Consenta"), tanto per fissare qualche riflessione sulla faccenda; il momento di entrare nei dettagli verrà più avanti…

Ma nella mente mi resta un tarlo che non riesco a scacciare: okay, le motivazioni per cui i poliziotti chiederebbero uno spostamento della sede processuale possono sembrarmi chiare; la sensazione è che anche i poliziotti siano stati presi dal "morbo PrevitiBerlusconi": quello di difendersi non "in" un processo, ma "da" un processo… Ma perché Torino, mi chiedo? Più avanti apprenderò le motivazioni "tecniche" (e più avanti ancora, ripeto, apprenderò che quell’istanza è stata rigettata); per ora quel tarlo mi fa tornare sul web.

Mi affido ai motori di ricerca, e l’amico Google effettivamente mi dà una mano; anzi fa di più: non si ferma alla Diaz, mi porta dei nomi: il PM Laudi, Silvano Pellissero, Edoardo "Baleno" Massari e Soledad "Sole" Rosas. Mi costringe a seguire il filo di un discorso apparentemente impazzito, portandomi dalla procura di Genova a quella di Torino e raccontandomi una storia di lotte e di vite spezzate. Una storia, che seguii con colpevole superficialità anni fa, perdendone poi gli sviluppi successivi. Di quella superficialità provo a farmi perdonare oggi, semplicemente raccontandola.

 

***

 

Partiamo dalla fine, ossia dalle sentenze che chiudono (almeno a livello processuale) una brutta vicenda che comincia il 5 marzo 1998, quando Silvano Pellissero, Edoardo "Baleno" Massari e la sua compagna Soledad "Sole" Rosas vengono arrestati nell’ambito delle indagini della procura di Torino sugli attentati contro la linea TAV della Val di Susa. Non è il momento di approfondire quegli attentati; basti dire che erano stati tutti effettuati con ordigni esplosivi artigianali di limitato impatto, contro macchinari o contro le cabine elettriche dei cantieri. Non avevano mai provocato danni ingenti; unica eccezione il furto di alcune attrezzature dal Municipio di Caprie, seguito da un incendio. In questo momento è importante rilevare che in quell’indagine spicca, a carico degli arrestati, il famigerato art. 270 bis del codice di procedura penale: associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Roba pesante, il 270 bis; roba da BR. Ti fa rischiare dieci anni di galera come ridere. Col 270 bis ci andrei cauto, se fossi un magistrato; invece mi pare un po’ troppo inflazionato, di questi tempi…

Il processo di primo grado si chiude il 31 gennaio 2000 con una condanna a 6 anni e 10 mesi: furto e devastazione al municipio di Caprie, associazione sovversiva, attentato alla cabina elettrica di Giaglione, detenzione di esplosivi eccetera.

Il processo di appello, svoltosi in un solo giorno (18 gennaio 2001) opera un solo riconoscimento alle tesi difensive: l’assoluzione per fabbricazione di ordigno esplosivo. La pena viene ridotta a 6 anni e 1 mese.

Nel 2002 la Corte di Cassazione di Roma smonta le tesi dei pm torinesi. Non si trattava di un’associazione terroristica, ma di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni. Venendo a cadere l’accusa più grave (le finalità eversive e terroristiche dei reati contestati) la Corte d’Appello di Torino riduce la pena per Silvano a 3 anni e 10 mesi.

Solo per Silvano, dicevo. Perché i due suoi compagni di sventura erano già morti poco tempo dopo l’arresto. Baleno si è impiccato nella sua cella del carcere torinese delle Vallette il 28 marzo 1998. Sole si è impiccata nella notte fra il 10 e l’11 luglio dello stesso anno, nella comunità dove era agli arresti domiciliari.

Mi affido ancora alla rete web. Su Edoardo "Baleno" Massari (34 anni quando si è tolto la vita) trovo poco o nulla. Sulla sua compagna trovo qualcosa di più. Soledad "Sole" Rosas aveva 22 anni. Era argentina ed era arrivata in Italia nel settembre 97. Gli episodi "eversivi" per cui erano accusati i tre erano avvenuti quasi tutti prima dell’estate 97…

Su Sole trovo diverse cose, dicevo. Forse il caso di una giovane ragazza sollecita maggiormente la pietà e la partecipazione umana. Tra i documenti che trovo c’è una toccante lettera che Sole aveva scritto dopo la morte di Baleno. Ve la riporto integralmente.

 

***

 

Compagni

la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema.

Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e' per questo che siamo finiti in galera.

La galera e' un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una "domandina", anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate.

Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte.

Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si e' permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura.

Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio e' un isolamento cautelare, lo fanno per "salvaguardarmi" e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura.

Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno.

Ho per 24 ore al giorno, un'agente di custodia a non più di 5 metri di distanza.

Dopo quello che e' successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: "adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l'accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari".

Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c'è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice.

Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare.

Io cercherò la forza da qualche parte, non lo sò, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo.

L'unica cosa che mi tranquillizza sapere e' che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore.

Sole

P.S. Se mettermi in carcere vuol dire castigare una persona, mi hanno già castigata con la morte o meglio con l'assassinio di Edo. Oggi ho iniziato lo sciopero della fame, chiedendo la mia libertà e la distruzione di tutta l'istituzione carceraria. La condanna la pagherò tutti i giorni della mia vita.

 

***

 

Sembra che su Soledad Rosas il web mi guardi con particolare simpatia e voglia aiutare il mio sforzo. Scopro, grazie ad un articolo del Manifesto del 31 agosto 2003, che qualcuno ha già raccontato la sua storia: si tratta di Martin Caparros, giornalista argentino, nel libro "La vida urgente de Soledad Rosas, 1974-1998".

Non so se il libro di Caparros sia stato o sarà pubblicato in Italia. Riporto alcuni stralci dell’articolo del Manifesto.

 

"… Soledad, infatti, era di famiglia modesta, una di quelle famiglie piccolo borghesi che a furia di sacrifici conquistano una casa in un "buon" quartiere (il pretenzioso Barrio Norte) e mandano le figlie in una "buona" scuola cattolica e privata, come quella che Sole e la sorella maggiore Gabríela frequentarono per quindici anni .

Genitori amorosissimi, i Rosas, ma anche assillanti e intrusivi: una madre maniaca dell'ordine e del decoro, un padre autoritario e irascibile, entrambi con grandi aspettative e pronti a esercitare forti pressioni sulle figlie. Forse per questo Soledad era diventata il contrario di quel che i suoi desideravano: fumava parecchio, non si curava del proprio aspetto, sceglieva fidanzati riprovevoli (la relazione più lunga la ebbe con Gabriél, eroinomane di lungo corso che spesso la picchiava), si era trovata un lavoro bizzarro, quello di paseaperros (in pratica una dog-sitter di lusso), spariva per trascorrere mesi su qualche spiaggia brasiliana e peregrinava da una casa all'altra, inquilina temporanea degli amici.

A volerla per forza etichettare, la Soledad degli anni argentini si potrebbe definire una sorta di ingenua neo-hippie, ma per i Rosas era una figlia difficile, da tenere d'occhio e rimproverare nella speranza che si decidesse a rientrare nei ranghi; per sua sorella era una ragazza intelligente e di grande bellezza che però aveva scarsa stima di sè; per gli amici era meravigliosa, solidale, pronta a occuparsi di tutti, a soccorrere chiunque. E per se stessa, forse, era semplicemente una persona molto giovane che procedeva per tentativi, cosciente soprattutto di ciò che non voleva, oscillando tra il rifiuto delle regole e un senso di colpa che finiva sempre per ricondurla a casa.

La Sole che arriva in Europa nel 1997, con un biglietto aereo faticosamente pagato dai genitori speranzosi di allontanarla da un fidanzato indesiderabile, secondo Caparrós è inquieta, disponibile, entusiasta, curiosa, vegetariana e animalista convinta, con un gran bisogno di lasciarsi alle spalle una famiglia affettuosamente asfissiante.

(…)

Dopo un breve periodo trascorso in Spagna, Sole va in Italia, in Piemonte, dove l'amica con cui viaggia ha dei parenti, ed è a questo punto che trova infine un proprio posto nel mondo, un luogo non solo fisico dove sentirsi perfettamente sé stessa: a Torino, nell'agosto del 1997, capita quasi per caso in una casa occupata di Collegno e finisce per restarci, affascinata. E' là che, in dicembre, conosce Edoardo Massari, detto Baleno, e se ne innamora "per sempre", com'è scritto nel suo diario.

"Credo fosse davvero felice" dice la sorella, che per la prima volta la sente serena e a proprio agio: una serenità che non dipende solo dall'incontro con Baleno, ma anche dall'essere riuscita a trasformare un lungo, vago disagio "in uno stile di vita e una militanza".

Soledad aveva cercato in Argentina qualcuno cui sentirsi unita grazie a un'idea, ma non l'aveva trovato. "Lo trovò a Torino, tra gli okupas" scrive Caparrós. E aggiunge: "In Italia le case occupate sono luoghi di irradiazione di una cultura e una politica antagonista, un modo per piantare un accampamento nel cuore della città nemica. Gli okupas si limitano a cambiare le proprie vite, non si curano di conquistare l'influenza sociale che un movimento politico in genere cerca di avere. In termini di politica tradizionale si potrebbe parlare di molto sforzo per poco risultato, ma loro non la vedono così. Sono convinti che lo sforzo sia il risultato."

La vita di Soledad cambia bruscamente nel marzo del `98, quando i Ros fanno irruzione nella casa occupata e arrestano Baleno, Sole e Silvano Pellisseri con l'accusa di far parte dei Lupi Grigi, un gruppo definito "ecoterrorista" che a partire dal `96 aveva rivendicato gli attentati compiuti in Val di Susa per protestare contro la realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità, il cui impatto ambientale si preannunciava disastroso. Mentre i misteriosi Lupi Grigi entravano in azione, però, Silvano Pellissero era a Ginevra, Soledad a Buenos Aires (se venne coinvolta così a fondo, ipotizza Caparrós, fu perché l'accusa di associazione sovversiva necessitava di almeno tre "colpevoli") ed Edoardo in carcere. Il che non impedì al vice procuratore Laudi di incriminarli in base al medesimo articolo 270 bis usato a suo tempo per combattere le Brigate Rosse…"

 

(NOTA: sempre a proposito di libri su Sole e Baleno, segnalo che è da poco uscito "Le scarpe dei suicidi – Sole, Silvano, Baleno e gli altri" di Tobia Imperato)

 

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Sole e Baleno sono stati schiantati da una società corrotta, malata, superficiale, che non poteva sopportare la loro scelta di vita. Ma sono stati anche lasciati soli; anche dalla sinistra (diciamolo!) che vede come estranei e guarda al massimo con "bonaria diffidenza" verso l’arcipelago della sinistra antagonista o comunque non convenzionale. "Brutti, sporchi e cattivi" per chi sta a destra, Squatter, "okupas", anarchici eccetera spesso vengono riuniti in un unico calderone anche a sinistra. A volte "simpatici", a volte "esagerati", spesso "rompicoglioni". Quasi mai capiti.

Sono l’anello debole della "nostra" catena; isolati politicamente, senza "amici", senza scrittori di fama che firmano petizioni per loro, soggetti troppo spesso ad attacchi (vuoi dalle forze dello Stato, vuoi dai media) che vanno a buon fine.

Sempre dall’articolo del Manifesto, un commento di Caparros: "Accusare quei tre permetteva di criminalizzare un movimento che non aveva mai commesso reati gravi e perciò era difficilmente reprimibile ... Lo stato italiano si comportò in modo infame. E l'atteggiamento acritico di buona parte della società e soprattutto dei media fu impressionante. Una mancanza di distanza dal potere davvero rimarchevole. Gli squatters avevano ottime ragioni per odiare la stampa, che giudicò e condannò gli arrestati sin dal primo giorno. Da notare che nel 2002 furono tutti assolti dall'accusa di terrorismo dalla Corte di Cassazione di Roma. Ma nessuno si sognò di scusarsi o di fare un'autocritica".

Già… Quanti sollecitano "scuse" a Giulio Andreotti, dopo la recente assoluzione sul caso Pecorelli? Chi si è invece scomodato affinchè a Sole e a Baleno (che hanno avuto una sorte ben peggiore di quella toccata al senatore a vita) fossero perlomeno avanzate delle tardive scuse?

 

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Ma abbiamo appena nominato Giulio Andreotti… A proposito dell’anziano senatore democristiano, una sua celebre citazione era questa: "A pensare male, si fa peccato....ma spesso, purtroppo, ci si azzecca !!!". Con questa citazione torno alla mia vecchia domanda (perché volevano spostare il processo sulla Diaz da Genova a Torino?).

In realtà scopro che stavolta a pensare male si rischia di prendere un granchio: la richiesta (poi, per ora, rigettata) di spostamento da Genova a Torino deriverebbe da una "avventata" dichiarazione di Spartaco Mortola (ex responsabile Digos Genova, indagato per la faccenda delle due molotov, portate alla Diaz per costruire artificiosamente un contesto accusatorio a carico degli occupanti la scuola). Nel corso di un vecchio interrogatorio Mortola avrebbe detto che le due "famose" molotov sarebbero state portate alla Diaz anche su consiglio di un pm genovese, Francesco Pinto (contattato quella notte da un collega di Mortola). Secondo gli avvocati dei poliziotti, i magistrati che appresero della dichiarazione di Mortola avrebbero dovuto trasmettere gli atti alla procura di Torino, competente territorialmente per verificare l’eventuale scorrettezza di Pinto (o l’eventuale calunnia a suo danno fatta da Mortola).

L’individuazione di Torino quale sede processuale alternativa a Genova sarebbe quindi dettata solo da motivi tecnico-procedurali, e non (come erroneamente avevo supposto) da un presunto "gradimento" degli imputati verso quella sede. Ma quella domanda ("perché PROPRIO Torino?") ormai era nata, e anche se le sue basi non erano delle migliori, qualche frutto l’ha portato. Ad esempio un altro nome che i motori di ricerca mi regalano: quello di Maurizio Laudi, il pm che partecipò alla costruzione dell’impianto accusatorio a carico di Sole, Baleno e Pellissero.

Laudi è uno che di terrorismo se ne intende. Così almeno viene generalmente descritto dalla stampa.

Corriere della sera 17 luglio 2001: "Maurizio Laudi, procuratore aggiunto a Torino, è un magistrato che dopo aver indagato per più di vent’anni sul terrorismo, ne è diventato uno dei bersagli: a lui era indirizzato uno dei pacchi bomba che nell’estate 1998 fecero per la prima volta temere un ritorno agli anni di piombo."

Il Secolo XIX 12 dicembre 2002: "Maurizio Laudi, 52 anni, pm di Torino, è un esperto di terrorismo."

Il Manifesto 16 febbraio 2003: "I Ros e la Digos stanno lavorando insieme, coordinati dal procuratore aggiunto di Torino, Maurizio Laudi, esperto di inchieste sull'eversione."

www.sisde.it settembre/dicembre 2000: "Il tema del terrorismo costituisce un altro importante elemento di riflessione sul quale questo numero della Rivista desidera richiamare l'attenzione dei lettori. Su questioni delicate e scottanti dell'attualità si sofferma Maurizio LAUDI, Magistrato in prima linea…"

 

Laudi è anche uno che non fa mistero di credere o temere strette connessioni fra il terrorismo ed il movimento new global. Già prima del G8 di Genova aveva dichiarato (Corriere della Sera del 17 luglio 2001 – intervista dopo l’attentato che ferì il carabiniere Stefano Storri) "Che una formazione terroristica possa usare il G8 come una specie di vetrina internazionale, mi sembra non solo possibile, ma del tutto logico. Da sempre i gruppi violenti cercano le occasioni più favorevoli per salire alla ribalta, per dare il massimo di risonanza alle loro azioni eversive … La coincidenza con il G8 non mi sembra casuale. Qualsiasi attentato impone di indagare in tutte le direzioni, senza escludere a priori nessuna pista. Ma come punto di partenza mi sembra ragionevole privilegiare lo scenario delle azioni violente contro il G8: mi riferisco naturalmente a gruppi precisi e circoscritti, che propagandano da tempo il terrorismo come mezzo di lotta politica.". All’epoca escludeva però collegamenti con le nuovo BR: "Tendo a escluderli. Nei loro ultimi documenti, i brigatisti mostrano un disinteresse dichiarato per i problemi della globalizzazione. Non si dichiarano disposti a intervenire, perché li considerano temi di retroguardia".

Dopo che, nel dicembre 2002, due ordigni esplosero nelle vicinanze della Questura di Genova, Laudi sembrò più convinto delle relazioni movimento/terrorismo (Il Secolo XIX del 12 dicembre 2002): "Forse siamo davvero di fronte a una nuova forma di terrorismo. A un gruppo che sceglie un terreno vero e concreto sul quale agire. Ma che ha gli occhi rivolti verso un'area ben definita, quella del movimento (no global, ndr). Un'area sempre ignorata dalle Br".

 

E qui mi fermo, con più dubbi che certezze. Lo so che è decisamente ingiusto pensare alla storia di Sole e Baleno come ad un elemento che da solo possa costruire un profilo del pm Laudi (ed in generale della magistratura di Torino). E so pure che quel tarlo che non voleva lasciare la mia mente ("perché la Procura di Torino avrebbe potuto essere più gradita ai funzionari coinvolti nell’inchiesta Diaz/Bolzaneto?") era "nato male" (visti i motivi tecnico-giuridici che vorrebbero Torino quale sede naturale del processo, eventualmente sottratto a Genova)… Io vi ho solo raccontato una storia, affinchè non se ne perdesse la memoria. Che, in fondo, è tutto quello che posso fare…

 

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Thomas Stearns Eliot diceva che aprile è il più crudele dei mesi. Anche Guccini si domandava quali segreti avesse scoperto il poeta per fare quell’affermazione. Io so per certo cosa mi fa parlare, meno poeticamente, di "maledetto luglio".

L’11 luglio del 1998 Sole decise di farla finita.

Era il 20 luglio 2000 quando il diciassettenne Mario Castellano, incensurato, venne ucciso da un colpo di pistola partito da un poliziotto, Tommaso Leone (mi soffermo su questa vicenda perché poco nota: Castellano guidava uno scooter senza casco in una stradina di Agnano. Non si era fermato al posto di blocco. L’agente venne condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. La Corte d’Assise d’appello di Napoli ribaltò la sentenza, assolvendo l’agente nel 2002).

Un anno esatto dopo, il 20 luglio 2001 Carlo Giuliani venne ucciso da un carabiniere, durante le giornate del G8 genovese.

 

Storie diverse, certo… Ma le storie di Sole, Mario, Carlo… pure Baleno (che neppure aspettò luglio…) le vedo unite da un filo comune: quello di un sistema che, in forme diverse, li ha stritolati, vedendoli (sempre in forme diverse) come suoi pericolosi antagonisti.

A Sole, Mario, Carlo e a Baleno ("pettirossi da combattimento", come direbbe De Andrè) è dedicato questo mio lavoro.

 

Francesco Barilli, di Ecomancina.com