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Su Sergio Romano, legalità, CPT e persino su Amleto

di Francesco Barilli per Ecomancina.com

Nell’omonima tragedia teatrale di Shakespeare, Amleto scopre che suo padre (re di Danimarca) è stato ucciso dal fratello Claudio, che ha poi sposato la vedova del monarca usurpando così il titolo di re. E’ lo spettro del padre ad apparire ad Amleto e a raccontargli i fatti. Amleto da quel momento si finge pazzo e mette in moto un piano che lo porterà a vendicare l’omicidio del padre, restando però anch’esso vittima. Si finge pazzo, dicevo, ma come si dice a corte "c’è del metodo nella sua follia": la sua pazzia inscenata gli permetterà di svelare un’altra messa in scena, quella del potere.

Cosa c’entra Amleto con Sergio Romano, coi CPT, con l’illegalità? Un attimo di pazienza...

Nella notte fra il 2 e il 3 giugno alcuni migranti sono riusciti a fuggire dal CPT di Torino dove erano reclusi. Successivamente il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Gennaro Migliore, ha colto l’occasione per risottolineare quali siano le intenzioni del partito circa il superamento della logica dei CPT, e il 5 giugno l’editorialista del Corriere Sergio Romano ha attaccato le dichiarazioni di Migliore. Con un articolo pubblicato su Liberazione il 6 giugno, Emiliano Brancaccio ha già risposto a Romano contrastandone il punto di vista in modo acuto e, per certi versi, inconsueto: ha accantonato le questioni di giustizia sociale e affrontato il tema immigrazione con i toni del realismo politico. L’art di Emiliano Brancaccio non si è quindi soffermato su un particolare che vorrei focalizzare qui: una parola nel titolo dell’editoriale di Sergio Romano.

"Sinistra radicale e centri per i clandestini. Il diritto all’illegalità", ecco il titolo. Ancora una volta la parola illegalità torna in uno scritto in cui si attacca la linea politica di Rifondazione. Ancora una volta questo accostamento "Rifondazione=illegalità" sembra mirare ad una strategia precisa: accreditare la sinistra radicale come sostenitrice dell’illegalità, quasi si trattasse di uno schieramento politico eversivo.

Dunque la costruzione artificiosa di un parallelo fra Rifondazione e illegalità, di cui l’art. di Romano è solo l’ultimo episodio, mi porta a pensare che forse sarebbe bene avere un po’ della pazzia di Amleto, aggirarsi nelle stanze del potere interrogandosi sul senso stesso delle parole, di questa legalità distorta e intermittente, per capire di cosa stiamo parlando.

Di legalità? Bene, ma non parliamone come fosse un totem indiscutibile. Di sicurezza? Bene, ma non trasformiamola in un altare sul quale sacrificare i diritti. Di come coniugare legalità e diritti? Qui la materia si fa complessa, e l’argomento viene evitato.

Creare strutture dove esseri umani vengono ristretti senza che abbiano commesso reati è legalità?

La legalità è uno sgabello che sta in piedi SOLO se ha tutte le sue gambe; una legalità zoppa NON è una legalità incompleta: semplicemente NON è legalità. E vendere per "legalità" un autoritarismo spicciolo è solo una scorciatoia intellettuale.

 

Alcune citazioni, per concludere.

"I centri di permanenza temporanea sono ridotti ormai a vere prigioni dove si violano sistematicamente i diritti dell'uomo"; "i cpt italiani sono luoghi dove viene umiliata la dignità umana". Non sono frasi di Gennaro Migliore, ma del Cardinale Renato Raffaele Martino, forse un altro insospettabile Amleto che si ostina ad interrogarsi sui metodi del potere.

Dopo queste affermazioni, nessuna reazione risulta pervenuta da Sergio Romano: un osservatore superficiale potrebbe dedurre che il valore delle parole a volte sta nella persona che le pronuncia. Vero solo in parte. In realtà il valore delle parole, per la grande stampa italiana, è rapportato alla strategia politica che essa vuole perseguire.

 

Francesco "baro" Barilli, di Ecomancina.com