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IL "NO" AL NUCLEARE DI SCANZANO IONICO

Cronaca dell’incontro pubblico alla

Rocca Municipale di Caorso del 16 dicembre 2003

e intervista con PASQUALE STIGLIANI

Del Comitato

"ScanZiamo le scorie – Campo Base di Terzo Cavone – Scanzano Ionico"

 

 

Come tutti i siti di controinformazione, Ecomancina si è occupata di molti casi delicati (che fossero già patrimonio della "storia" o "di attualità" poco importava) nei quali i media si erano contraddistinti spesso per il silenzio, la superficialità o la parzialità delle informazioni fornite.

Il "caso" Scanzano Ionico in una certa misura costituisce una piacevole eccezione a questa regola: anche televisioni e carta stampata hanno offerto discreti spazi di visibilità alla lotta della gente di Scanzano (e in generale del popolo Lucano) contro la decisione del Governo di individuare nel comune della Basilicata il sito per il deposito nazionale di scorie radioattive (decisione maturata con l’ormai famigerato D.L. 314/2003, poi parzialmente modificato con successivo Decreto). Questa maggiore visibilità è stata ottenuta anche grazie alla "trasversalità" che ha contraddistinto la protesta popolare della gente di Scanzano; una protesta nella quale, per una volta, si è evitato che diversità di orientamento politico potessero ostacolare il cammino di un movimento. Un movimento nato spontaneamente, spinto solo dalla volontà di non cedere ad un’imposizione dall’alto, e che è stato anche un esempio di vera "democrazia partecipata".

Ma il NO di Scanzano Ionico al deposito di scorie nucleari non è stato un "no" egoista; non è un rifiuto figlio della cosiddetta sindrome NIMBY ("not in my back yard", ossia "mettetele dove volete, ma non nel mio giardino"). L’impegno del "Comitato di lotta" nato in Lucania è infatti teso anche a stabilire dialogo e relazioni con gli altri centri a rischio italiani.

In questa ottica Ecomancina.com e la Federazione di Rifondazione Comunista di Piacenza hanno organizzato un incontro pubblico presso la Rocca Municipale di Caorso, tenuto il 16 dicembre 2003. Alla serata hanno partecipato fra gli altri il Sindaco di Caorso DANIELE NASTRUCCI, il Presidente del Consiglio Provinciale di Piacenza GABRIELE GUALAZZINI, l’assessore regionale GUIDO PASI, il responsabile nazionale del PRC per l’energia GIANNI NAGGI. E soprattutto, a conferma della collaborazione e della solidarietà non solo virtuali che si devono stabilire fra i centri a rischio, all’incontro erano presenti il Presidente del Consiglio Provinciale di Matera ROCCO RIVELLI e il rappresentante del Comitato di lotta "ScanZiamo le scorie", PASQUALE STIGLIANI.

La serata è stata la dimostrazione di quanto fra la gente Lucana e quella di Caorso non sia in atto nessuna "disputa fra poveri" per delegare "a qualcun altro" l’indesiderato deposito di scorie, ma siano invece nati solidarietà e sostegno. Per sottolineare quanto la decisione del Governo su Scanzano sia stata unilaterale e scorretta, nei modi prima ancora che nei contenuti, il commento più chiaro è stato quello del Presidente provinciale di Matera. "Ci hanno puntato una pistola alla tempia, per fucilarci", ha detto Rivelli, ricordando che la Lucania è "una terra ricca di attività economiche e di tradizioni", e non il deserto del New Mexico (dove gli USA hanno individuato il proprio deposito per scorie radioattive). Ma soprattutto nelle parole di Rivelli è stato chiaro non solo il sollievo per aver fermato quella pistola alla tempia, ma pure la volontà di continuare a battersi affinchè a nessuno venga proposta un’uguale minaccia, e affinchè l’annoso problema dello stoccaggio delle scorie nucleari venga risolto attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e una partecipazione popolare la più ampia possibile.

Al termine della serata abbiamo incontrato Pasquale Stigliani, che gentilmente ha risposto ad alcune nostre domande.

 

***

 

FRANCESCO BARILLI:

Tu hai detto una cosa stasera che mi è piaciuta molto, e che ho ripreso anche nell’articolo: hai parlato della vostra lotta come della lotta di un movimento spontaneo e trasversale, sorto "dal basso". Anch’io ho visto nella vostra esperienza la storia di chi ha vissuto un sopruso ed ha saputo riappropriarsi degli spazi decisionali che "altri" avevano cercato di sottrarre. Come prima domanda volevo quindi chiederti di ricostruire in generale la vostra battaglia e le sue basi di partenza.

 

PASQUALE STIGLIANI:

Di partenza la nostra lotta non è stata organizzata, ma siamo stati facilitati dal fatto che di precedenti allarmanti ne abbiamo avuti diversi, e questo non solo recentemente, ma negli ultimi vent’anni… Direi che la storia di Scanzano, in questo senso, è fatta di diverse fasi, che hanno portato alla mobilitazione dei cittadini per un periodo di vent’anni, anche se "a intermittenza". Prima della lotta legata alla creazione del deposito per le scorie nucleari, sempre a Scanzano l’anno scorso abbiamo vissuto un’importante vertenza sulla realizzazione di un megavillaggio turistico per circa 3000 posti letto, da parte della multinazionale Cit Holding. Questo villaggio doveva nascere in un’area di pregio naturalistico. Per noi, che da anni combattiamo contro i tentativi di coprire di cemento le coste ancora integre della Basilicata, quella è stata una battaglia importante… E soprattutto è stata un’esperienza che è rimasta nel cuore della gente.

Poi direi che un altro episodio importante, nell’ottica della progressiva e costante sensibilizzazione della gente di Scanzano (ed in generale della gente Lucana) sui nostri problemi, fu il monito dell’Arcivescovo di Potenza Agostino Superbo sul cosiddetto "sviluppo distorto". Secondo questa teoria abbiamo uno "sviluppo distorto" quando si comincia a credere che il nostro sviluppo sia legato solo ai "grandi numeri", ai "grandi" investimenti esterni, che proclamano l’arrivo di "grandi" ricchezza e benessere… Invece questi investimenti (calati dall’alto e per di più privi di collegamenti con il nostro territorio) finiscono col dipendere da centri decisionali esterni, tagliando così ogni possibilità di interazione con la realtà locale e di partecipazione democratica della collettività alle decisioni che la riguardano. Così facendo si ottiene uno sviluppo estraneo e non lineare, che crea dipendenza da altri ed assistenzialismo…

Tu hai parlato di riappropriazione da parte dei cittadini della vita e dell’attività politica. Io penso che sia corretto: noi siamo stati portati ad aumentare la nostra sensibilizzazione su certi argomenti, perchè abbiamo dovuto affrontare molti problemi: il caso della Costa Ionica, il problema legato allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, la Fenice… La Fenice, devi sapere, è "il conto" che la Fiat ha chiesto alla Basilicata. Potremmo ridurlo semplicisticamente così: "Io ti porto una grande fabbrica nella piana di San Nicola di Melfi, ma tu in cambio di mi concedi la creazione di un inceneritore con cui si può distruggere non solo quello che produco io, ma quanto producono anche gli altri stabilimenti". Questo in estrema sintesi e, ripeto, un po’ semplicisticamente: ti consiglio di visitare il sito www.soslucania.org, dove trovi tutti questi argomenti, ben approfonditi.

Tornando all’Arcivescovo Superbo, credo che il suo grido di allarme abbia dato la sveglia non solo ai politici lucani, ma anche alla gente (anche se quell’allarme era stato lanciato non su una questione specifica, ma su una situazione generale). E’ chiaro che la nostra capacità è stata quella di creare una rete di relazioni in questi anni di continue vertenze, che secondo me ha garantito una parte dell’organizzazione e la buona riuscita delle nostre iniziative.

 

F.B.:

I media hanno parlato della vostra lotta anche come di un esempio ben riuscito di "trasversalità politica". Le differenze ideologiche/politiche al vostro interno davvero non vi hanno creato problemi o attriti? E, soprattutto, ritieni che questo modello può essere proposto anche in altri casi? Voi di Scanzano (lo dico solo come esempio), vi sentireste di muovervi anche se un sopruso come quello che si voleva fare "sulla vostra pelle" venisse proposto in altre parti d’Italia?

 

P.S.:

Certamente! Noi diciamo "ScanZiamo" le scorie da Scanzano e da ogni luogo! Il nostro no al nucleare è un no preciso e senza distinguo; a Scanzano, in Italia, in Europa, nel mondo!

Tornando alla prima parte della tua domanda: ti dirò che alla nostra battaglia ha partecipato persino la Cit holding, ossia la stessa multinazionale che avevamo combattuto per la costruzione dei villaggi di cui ti ho parlato prima… Ora, è chiaro che non siamo "diventati amici", per così dire, della Cit Holding, però chiunque (fosse l’ARCI o il WWF o la Cit Holding) appoggiasse la nostra causa sinceramente (e indipendentemente dalle proprie motivazioni) era ben accetto. In questo caso il nostro movimento è stato davvero trasversale. Il solo filo d’unione è stato un secco NO al deposito delle scorie nucleari.

 

F.B.:

Una domanda in contrasto con questo "spirito della trasversalità positiva": a Caorso alcune forze politiche hanno storto un po’ il naso quando avete ottenuto la vostra vittoria, forse perché avevano visto il miraggio di liberarsi facilmente delle scorie locali. Come avete vissuto questo tipo di iniziative?

 

P.S.:

Guarda, noi abbiamo cercato di non raccogliere mai provocazioni, da chiunque arrivassero. Io non sono convinto che in questa nostra battaglia tutti ci fossero vicini come volevano mostrare; tanti hanno avuto posizioni ambigue. Io stesso, però, ho preferito evitare attacchi personali; non ho voluto scontrarmi, per farti un esempio, col mio Sindaco, che pure ritengo non sia privo di responsabilità personali nella vicenda.

Ti faccio un esempio: pensiamo alle dichiarazioni del Ministro Matteoli a Panorama (mai smentite) che lasciavano intendere che anche amministratori locali avevano dato l’assenso alla realizzazione del sito per il deposito delle scorie. Matteoli parlò di "amministratori locali che sapevano", e questo ha creato fortissime tensioni locali fra AN e FI… Ma noi in quel periodo non ci siamo addentrati in quelle polemiche o nella ricerca di responsabilità personali. Questo anche quando ci si è trovati a fare i conti con comportamenti ambigui di cittadini che, ti dico con franchezza, penso conoscessero la situazione che stava per crearsi già da tempo…

 

F.B.:

Dopo questa parziale vittoria, che comunque non penso vi abbia tranquillizzato del tutto, come pensate di muovervi affinchè il silenzio non torni ad avvolgere la vicenda e affinchè la vostra esperienza diventi un patrimonio per tutti?

 

P.S.:

Proprio per evitare il pericolo del silenzio abbiamo lasciato un simbolo permanente della nostra lotta. Devi sapere che il nostro obbiettivo è la revoca, senza condizioni, del Decreto sulla creazione del sito per le scorie, ma anche della concessione mineraria (per la produzione di sale, ma anche per eventuali futuri utilizzi delle caverne formatesi per stoccaggi di materiali "indesiderati"…) che scade nel prossimo aprile. Questo simbolo è il nostro campo base. E’ un luogo di incontro e di interazione fra diverse culture, dove si ha effettivamente una prova di quella "politica partecipata" di cui abbiamo già parlato più volte, dove la gente può venire, informarsi, cercare di capire, affrontare il tema con più informazioni a disposizione.

Allo stesso tempo può nascere in quel luogo un centro di controinformazione e di documentazione in materia antinucleare. Può diventare un luogo-simbolo per tutti coloro che sono contro non solo la creazione del sito di stoccaggio delle scorie, ma contro questa nuova politica energetica del Governo che, parliamoci chiaro, tende sempre più palesemente a riproporre un ritorno del nucleare in Italia, nell’ottica di una corsa ad una produzione sempre maggiore di energia. Noi, invece, non crediamo ci sia bisogno di una maggiore produzione, ma che basterebbe una politica basata su un consumo più razionale e sull’utilizzo di energie alternative.

Spero davvero che il nostro campo base possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che condividono questa battaglia.

 

Francesco Barilli, di Ecomancina.com