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QUE VIVA CUBA
Mimmo Gerardini di Ecomancina

Passata la bufera mediatica sul conflitto in Iraq ora l’attenzione dei media, dopo una breve parentesi siriana, si concentra su un altro grave problema:

La violenta repressione castrista verso i dissidenti cubani.

In questi giorni assistiamo ad una serie di articoli con titoli cubitali sui giornali e ad un infinita lista di speciali TV su Cuba, su Castro, sulla repressione, sulle condizioni carcerarie dell’isola e sull’assoluta mancanza di democrazia del sistema socialista che governa Cuba da quarantaquattro anni.

Inutile dire che gli schermi dei nostri televisori traboccano delle dichiarazioni dei politici, quelli di destra che condannano duramente e senza giustificazioni Cuba, quelli di sinistra che invece…idem.

La sindrome di "Tafazzi" nella sinistra è sempre imperante e la parola d’ordine è sempre quella:

Ripudiare e rinnegare le proprie radici, calpestando anche le proprie ragioni.

Non assistiamo a dibattiti su Cuba ma a veri e propri mea culpa e prese di distanza da parte dei dirigenti della sinistra, che in questi giorni si stanno cimentando nello sport che gli riesce meglio, cioè darsi mazzate sui coglioni e cospargersi il capo di cenere.

Dopo tanti anni di militanza comincio veramente a credere che sinistra ed intelligenza siano termini assolutamente incompatibili.

Detto questo, ci tengo a precisare che anch’io sono assolutamente contrario alla pena di morte.

Lo sono sempre, sia quando si fucila un condannato a Cuba, in Cina o quando si mette su una sedia elettrica o in una camera a gas un condannato negli Stati Uniti.

Sono contrario anche alla repressione e alla carcerazione di chi la pensa diversamente, sia che si trovi all’Avana, sia che si trovi a New York (ricordate l’ergastolo dato alla Baraldini per un reato di associazione) sia che si trovi a Genova per manifestare pacificamente contro il G8.

Ma allora perché se questa situazione è generalizzata ci si scaglia solo contro Cuba?

Verrebbe da rispondere che Cuba da fastidio, che Cuba nonostante tutte le sue brutture e contraddizioni resta una spina del fianco degli USA ed un potenziale esempio di autodeterminazione per tutto il resto del sudamerica, ma non voglio ricorrere a queste argomentazioni e cercherò di prendere come buone le dichiarazioni di tanti conduttori e opinionisti tra i quali Ferrara che asseriscono Cuba e diversa dagli USA o da Israele perché quelli sono stati democratici mentre Cuba è una dittatura.

Traducendo ad esempio significa che il Signor Bush che ha firmato centocinquantadue condanne a morte, fra le quali persone incapaci di intendere e di volere e qualche minorenne, e che detiene illegalmente nella base militare di Guantanamo oltre duemila prigionieri in gabbie all’aperto, senza un processo, senza la minima assistenza legale e in barba alla convenzione di Ginevra è un galantuomo in quanto democraticamente eletto, mentre Castro che è un dittatore con l’enorme colpa di aver mandato via da Cuba a calci nel sedere gli americani e i loro tirapiedi è un assassino.

Significa che quando il Signor Bush attacca preventivamente due nazioni, una delle quali in palese contrasto con l’ONU provocando migliaia di morti fra i civili, è un misantropo che porta la democrazia perché è stato democraticamente eletto.

Tutto ciò è giustificabile in quanto gli USA hanno avuto 11 settembre, mentre i tremila morti e gli oltre ventimila feriti in tanti anni di attentati finanziati dagli Stati Uniti subiti da Cuba non contano nulla e non possono minimamente giustificare una sorta di sbagliata difesa della propria sovranità.

Quindi interpretando il pensiero di questi opinionisti la definizione di democrazia potrebbe essere così sintetizzata:

La democrazia e quel sistema di cose che ti permette impunemente di compiere atti violenti contro chi ti ha eletto e contro altri paesi.

Sarà, ma io ho un altro concetto di democrazia.

Forse intendevano dire che, essere uccisi da militari o sicari mandati da un paese con un governo ed un leader liberamente eletto è meno grave e doloroso che essere uccisi da una dittatura?

Bisognerebbe chiedere ai palestinesi se gli è di qualche consolazione sapere che, chi gli occupa le terre, gli ammazza i figli e gli distrugge le case con le ruspe è una persona con un mandato di cattura sulla testa per crimini di guerra però liberamente eletto nel suo paese.

Penso di conoscere la risposta.

Dimenticavo a proposito di attentati nel 1997 un turista italiano è stato ucciso all’Avana durante un esplosione in un albergo, i mandanti e gli esecutori sono ben noti alle autorità americane e vivono indisturbati a Miami.

Abbiamo chiesto l’estradizione per questi personaggi, abbiamo fatto la voce grossa per il loro espatrio?

Oppure ci siamo limitati a belare qualcosa come nel caso del Cermis, quando a momenti ci scusavamo per aver costruito una funivia sul campo giochi dei piloti americani?

Siamo di fronte al classico caso ove si nota la pagliuzza negli occhi dell’altro senza notare la trave nel proprio.

Cuba violenta dittatura?

Vorrei che si facesse qualche indagine anche sull’altra realtà del Sud America, quello democratizzato dagli Stati Uniti, sugli omicidi, sulle sparizioni, sulle angherie sullo sfruttamento e sulla povertà di quei popoli da sempre sotto il tallone USA.

Sarebbe molto interessante ad esempio paragonare il democratico Messico tenuto in piedi e condizionato dalle multinazionali americane e che si è macchiato di orrendi crimini di massa contro gli indios oppure il Perù o la Colombia ove ancora spariscono migliaia di persone con Cuba

Sarebbe molto interessante parlare dei contras, assassini armati e addestrati a spese degli USA per ribaltare il legittimo governo del Nicaragua.

Bisognerebbe prima di criticare Cuba e solo Cuba, farsi un bell’esame di coscienza e vedere come e quale è realmente la situazione Sudamericana, allora forse non si giustificherebbe ma sicuramente si potrebbero comprendere meglio anche gli errori cubani.

Ovviamente anch’io mi associo alla condanna, fucilare quei sequestratori e incarcerare un centinaio di oppositori politici è cosa grave e purtroppo rischia di rovinare anche quello che è stato fatto di buono a Cuba in questi anni ma, la campagna che si sta sollevando ad arte contro l’isola sembra il preludio ad un intervento "democratizzatore" da parte dei nord americani.

Cuba non va abbandonata, va aiutata a crescere, a migliorarsi e per far ciò bisogna permettere che vi siano le condizioni per una democratizzazione di Cuba.

Trovo patetico chi parla di democrazia per Cuba come atto unilaterale che dovrebbe fare il regime cubano, come trovo patetiche le prese di distanza di tanti dirigenti DS e del documento redatto l’altro giorno contro Castro ed i suoi metodi.

Non ho visto un documento di condanna perle condizioni dei detenuti di Guantanamo, ma forse i DS non avevano il tempo o il coraggio di farlo.

Certo anch’io vorrei vedere una Cuba democratica, ma ho l’intelligenza e l’onestà per comprendere che questo non potrà realizzarsi sino a quando un piccolo stato di dieci milioni di abitanti sarà tenuto sotto assedio dal più grande impero della terra.

Questo non potrà accadere sino a quando si eserciterà un embargo economico, condannato da diverse sanzioni ONU, che soffoca l’economia e tiene in condizioni di povertà un popolo intero.

Allora se veramente si desidera una democratizzazione di Cuba bisogna avere la forza di dire agli americani che quell’embargo è illegittimo e criminale e costringerli a cessarlo.

L’europa è un nano politico-militare ma sicuramente è un gigante dal punto di vista economico, quindi, volendo, potrebbe fare pressioni economiche anche sugli stati uniti.

Se non si comprende questo, se non si capisce che, non si può pretendere democrazia da chi vive da decenni sotto minaccia significa che di Cuba non si è compreso nulla.

In conclusione voglio dire alla destra berciante e alla sinistra dei "Tafazzi" che Cuba resta, nonostante gli errori, un simbolo per tutti i popoli oppressi e che la rivoluzione, Fidel, il Che e tanti altri coraggiosi sono riusciti a dargli un valore più importante di quello del voto, un valore che non conosce uguali in tutta l’area, quello della dignità di popolo e di nazione.