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"Piazza bella Piazza"

intervista con PAOLA STACCIOLI

di Francesco Barilli, per Ecomancina.com

 

 

Paola Staccioli è la giornalista-scrittirice romana a cui si devono due recenti testi che affrontano i temi delle lotte per la giustizia sociale negli anni 60/70 e seguenti, entrambi usciti in allegato ai quotidiani L’Unità, Il Manifesto, Liberazione e alla rivista Carta. Il primo testo, "In ordine pubblico", è dell’aprile 2003; il secondo, "Piazza bella piazza", è uscito il 23 giugno scorso. La struttura dei due libri è simile: alcuni scrittori italiani (fra cui Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Stefano Tassinari, per citarne alcuni) ci raccontano storie di "ribelli" morti nelle piazze d’Italia ("In ordine pubblico") e gettano il loro sguardo più in generale sulle manifestazioni e le lotte sociali di quegli anni ("Piazza bella piazza"); in entrambi i casi i volumi sono arricchiti da schede di approfondimento sui temi trattati.

Se uguale è la struttura e simili sono le tematiche, diverso è invece l’approccio dei due testi verso i casi che vengono analizzati, tanto che per molti aspetti possiamo considerare i due lavori complementari. "In ordine pubblico" è più "emozionale": soffermandosi su casi tragici, il contesto in cui i fatti maturarono (seppure sempre adeguatamente affrontato nelle schede di approfondimento) resta sullo sfondo per lasciare spazio al ricordo umano delle vittime. Al contrario in "Piazza Bella Piazza" i vari fatti storici analizzati non sono più uno sfondo, seppure fondamentale, ma diventano protagonisti, e l’analisi storico-sociale prende il sopravvento sulle emozioni, che pure traspaiono in modo ammirevole nei racconti (due menzioni, a titolo personale, per il racconto di Camilleri sui fatti di Avola e per quello di Tassinari sulla chiusura dei manicomi e la riforma psichiatrica).

Entrambi i volumi sono impreziositi dalle toccanti postfazioni di Haidi Giuliani.

 

***

 

Intervista a Paola Staccioli – 16 luglio 2005

 

  1. Paola Staccioli:

Vorrei dire qualche parola sulla tua introduzione. Non sei il solo, fra quanti hanno letto i due libri, ad aver avuto l’impressione che in Piazza bella piazza le emozioni siano un po’ in secondo piano rispetto a In ordine pubblico. Secondo me non è così, o almeno così non voleva essere nelle intenzioni. Entrambi infatti non sono volumi di storia o raccolte di saggi. Sono testi di narrativa, antologie di racconti nei quali l’elemento centrale è proprio quello emotivo, la trasmissione di sensazioni. Sia quando si parla di fatti vissuti direttamente, sia quando i racconti non sono autobiografici. Un esempio a questo proposito è il racconto di Camilleri che hai citato.

È vero però che una differenza c’è. Ma credo sia prodotta innanzi tutto dalla diversità dei temi affrontati, pur se contigui, in secondo luogo dal momento nel quale i due libri sono usciti.

In ordine pubblico narra infatti storie "assolute", definitive, racconta l’uccisione in piazza di giovani che lottavano per un mondo migliore, ed è un tema che va direttamente al cuore del lettore, evoca emozioni per certi versi più profonde, o forse solo diverse, da quelle suscitate da manifestazioni o situazioni di lotta, sia pure conflittuali. In più, è stato pubblicato quando ancora era molto forte la commozione per la morte di Carlo Giuliani a Genova, che in molti ha ravvivato il ricordo di fatti analoghi, accaduti negli anni Settanta.

 

Francesco Barilli:

In entrambi i libri da te curati si parla di una lunga stagione di forti tensioni sociali. Ora siamo di fronte ad una nuova stagione di lotte (contro la guerra, per il diritto alla casa, per i diritti dei migranti ecc) alla quale viene opposta una strategia di repressione in parte diversa e più subdola (penso ad esempio agli attacchi alla informazione indipendente) ma non per questo da sottovalutare. Volevo una tua riflessione su questo aspetto, e sulle possibili analogie "ieri/oggi", sia sulle lotte sia su queste strategie repressive.

 

Paola Staccioli:

Hai toccato un punto che è stato oggetto di polemica subito dopo l’uscita di Piazza bella piazza. Un articolo de "il manifesto" accusava infatti il libro di voler costruire "a forza" un filo rosso nelle lotte dal dopoguerra a oggi. Ora, a parte altre considerazioni su quell’articolo che non è questo il momento adatto per fare, credo comunque che vi siano analogie e differenze fra i movimenti e le lotte dei decenni passati e quelle dell’oggi, ma che un filo rosso esista, e sia individuabile proprio nell’aspirazione dei movimenti e delle lotte di ieri e del presente a vivere in un mondo migliore, più giusto.

Certo, vi sono stati molti cambiamenti, ma la sostanza è rimasta la stessa. I motivi per i quali si lotta, si scende in piazza sono analoghi a quelli per i quali lo si faceva decenni fa. Allora gli Stati Uniti avevano aggredito il Vietnam, ora hanno occupato l’Iraq, oggi come ieri esiste una forte disparità nella distribuzione delle ricchezze, la proprietà dei mezzi di produzione è sempre in mano a pochi… Lo so, se dico che la sostanza del capitalismo è rimasta la stessa qualcuno mi accuserà di essere "vetero", ma credo che la realtà sia questa. E anche se soggettivamente i protagonisti dei nuovi movimenti non sempre percepiscono un legame con le lotte dei decenni passati... e qui probabilmente c’è stato anche un nostro errore, non siamo stati capaci di passare il "testimone"... vi è comunque una continuità oggettiva fra quanti si battono per un mondo più giusto.

Lo stesso si può dire per la repressione. Le lotte, i movimenti vengono tollerati dal potere finché non diventano "pericolosi", incisivi. Poi, torna il volto repressivo di sempre... ciò che è successo a Genova nel 2001 è solo uno fra i più noti esempi.

 

F.B.:

Tempo fa ho scritto un paio di articoli circa le tesi revisioniste sulla resistenza italiana e sul giudizio storico generale sul ventennio fascista. Purtroppo la "moda" di rivisitare la storia con interpretazioni di comodo non incide solo sull’epoca fascista, ma pure sugli anni di cui ti sei occupata nei tuoi testi. Una sorta di annacquamento delle responsabilità nel tentativo di sostenere che tutti (a destra e a sinistra) furono" ugualmente" violenti, tutti hanno "ugualmente" sbagliato… Per te che ti sei interessata della sorte di tanti compagni uccisi in "fatti di piazza" che senso ha questo revisionismo storico? E cosa si può fare per confutarlo?

 

P.S.:

Credo che il revisionismo storico vada assolutamente combattuto, con tutte le forme possibili. E i due libri che ho curato servono anche a questo. In un modo particolare certo, forse "originale", che è quello della narrativa, ma intendono affermare con forza che la storia del Novecento non è stata caratterizzata da due opposte fazioni, due "estremismi" che si sono fronteggiati. Vi sono state invece due inconciliabili concezioni del mondo. Una basata sul fascismo, il nazismo, la prevaricazione, l’altra sugli ideali del comunismo, dell’anarchia, della giustizia sociale, della liberazione dell’uomo dallo sfruttamento. Anche se sconfitte ed errori non sono certo mancati... Come ho scritto nell’introduzione di Piazza bella piazza a mio avviso sugli anni Settanta "la chiarezza non può venire da una presentazione degli avvenimenti sotto il mero aspetto fenomenologico, come una catena di tragiche azioni e reazioni che in qualche modo si equivalgono. Per essere compresi appieno, i singoli fatti vanno inseriti nel tessuto generale di un contesto politico e sociale ma, soprattutto, devono essere individuate ed evidenziate le ragioni e i valori che muovevano i protagonisti di quella stagione."

E queste ragioni, questi valori vanno spiegati in ogni occasione, soprattutto ai più giovani, che purtroppo sono cresciuti, come dire, "senza storia".

 

F.B.:

Tu, oltre che osservatrice in generale dei movimenti legati alle lotte sociali degli anni 60/70 e seguenti, sei fra gli animatori della Associazione Walter Rossi. Mi piacerebbe fossi tu a dire qualcosa su questa associazione: come e perché è nata, quali sono i suoi obbiettivi eccetera.

 

P.S.:

L’Associazione è nata nel 1997, a vent’anni dalla morte di Walter Rossi. Walter, un giovane militante comunista, è stato assassinato a Roma il 30 settembre del 1977 da un gruppo di fascisti durante un volantinaggio, alla presenza della polizia. Nessuno è mai stato condannato per l’omicidio, anche se i fascisti armati presenti quella sera sono stati individuati. E sono emerse chiaramente le responsabilità di Cristiano Fioravanti, un fascista ora pentito e protetto dallo Stato. Inizialmente l’Associazione si è impegnata anche per la riapertura dell’inchiesta giudiziaria, ma tutto si è concluso con l’ennesimo nulla di fatto.

La nostra battaglia non si è comunque fermata, e ancora oggi siamo impegnati nella ricostruzione della memoria storica delle lotte politiche e sociali in Italia dal dopoguerra a oggi, e nelle battaglie per la verità e la giustizia sulle uccisioni dei militanti della sinistra e sulle stragi che hanno insanguinato il nostro paese. Per questo, partecipiamo con altre Associazioni al progetto Reti-invisibili, di cui tu coordini il sito.

 

F.B.:

Una domanda forse "scomoda", ma che ritengo fondamentale: io e te, per diversi motivi, ci siamo interessati al progetto di creare un coordinamento fra le associazioni che difendono la memoria di vittime cadute per mano di neofascisti o per mano delle forze dell’ordine insieme a quelle associazioni che ricordano le stragi italiane. Personalmente ho sempre trovato si tratti di vittime di una concezione fascista del potere e che, siccome l’antifascismo non è un optional della nostra Costituzione, il filo comune ci sia (senza per questo voler negare le differenze, correndo il rischio di svilire le peculiarità di ogni singola associazione, che sono anzi da salvaguardare). Questo può sembrare semplicistico, ma tanto mi basta come punto di partenza... Volevo sapere una tua opinione in merito: quale potrebbe essere la "base" per fondere le diverse esperienze in una comune?

 

P.S.:

Una precisazione rispetto alla concezione fascista del potere. Credo sia necessario specificare che autoritarismo e fascismo non sono esattamente sinonimi... Non è un giudizio di merito, di valore... ma il fascismo secondo me è una forma specifica di regime, con caratteristiche che non sono proprie di tutti i sistemi autoritari. Oggi nelle istituzioni si sta certamente rafforzando la tendenza autoritaria, ma non si può dire che siamo in un regime fascista, anche se rigurgiti fascisti sono sempre presenti e l’antifascismo rimane più che mai un valore attuale.

Detto questo, credo sia importante cercare di rafforzare una attività comune di tutte quelle associazioni che difendono la memoria, sia di singoli militanti della sinistra uccisi dalle forze di polizia o dai fascisti, sia delle vittime delle stragi. Purtroppo come ben sappiamo non è semplice riuscire a far lavorare insieme realtà in parte eterogenee e in parte, proprio per le loro caratteristiche (spesso sono composte prevalentemente da familiari e non da "militanti" politici) restie a forme pubbliche di mobilitazione collettiva. Il compito non è semplice, ma va comunque tentato, e il sito www.reti-invisibili.net è già un risultato significativo, anche se fondato sull’impegno di pochi. La base per unire queste associazioni sono certo i temi della verità e della giustizia però, per effettuare un lavoro incisivo, questi argomenti non possono a mio avviso essere astratti dal contesto. I fatti di cui parliamo, omicidi e stragi, sono eventi politici per eccellenza, e quindi capire perché non è stata fatta giustizia vuol dire anche effettuare una analisi politica, se non altro per linee generali. Credo che si debba ricercare la maggiore adesione possibile delle Associazioni, ma vi sono alcuni punti fermi che non vanno abbandonati. Chi e perché ha commesso questi fatti, perché non è stata fatta giustizia nei tribunali, perché sono stati compiuti depistaggi…

 

F.B.:

I proventi di "Piazza bella piazza", così come è stato per "In ordine pubblico" serviranno a realizzare progetti di solidarietà internazionale. Vorrei chiudere questa nostra chiacchierata con qualche dettaglio in più sui progetti già realizzati (in collaborazione con il Comitato Piazza Carlo Giuliani) e su quelli che, come Associazione Walter Rossi, avete in programma di realizzare grazie al nuovo libro.

 

P.S.

Per In ordine pubblico, così come ora per Piazza bella piazza, tutti gli autori hanno deciso di devolvere i diritti a progetti di solidarietà internazionale. I proventi del primo libro sono andati, tramite l’Associazione Walter Rossi, a finanziare alcune iniziative in favore della popolazione india dei Guaranì Kaiowà del Mato Grosso del Sud in Brasile. In particolare la costruzione di un pozzo artesiano e di un sistema di canalizzazione, la fornitura di teloni di plastica per coprire tetti di capanne e baracche, una macchina per cucire e pezzi di ricambio, antenne e cellulari per favorire la comunicazione fra i vari villaggi. Un’altra parte dei proventi è stata devoluta al Comitato Piazza Carlo Giuliani onlus che li ha impiegati per la realizzazione di libri di testo per bambini Saharawi nei campi profughi dell’Algeria del sud.

Non abbiamo ancora deciso quali progetti finanzieremo questa volta perché non sappiamo di quanti fondi potremo disporre, ma appena avremo dati più precisi li pubblicheremo sul sito dell’Associazione.

Vorrei aggiungere un’ultima cosa. Nei prossimi mesi, probabilmente a ottobre-novembre, uscirà una nuova edizione per le librerie di In ordine pubblico, che ormai è introvabile, con la casa editrice Fahrenheit 451. Anche in questo caso i proventi andranno a finanziare analoghi progetti.

 

 

Links utili:

http://www.paolastaccioli.it/

http://www.associazionewalterrossi.it/

http://www.reti-invisibili.net/

 

Francesco "baro" Barilli, di Ecomancina.com