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UNA PENSIONE AI TORTURATORI DI SALO’: 
E’ SEMPRE VIVA L’ANIMA NERA DI ALLEANZA NAZIONALE

di
Enrico Campofreda, febbraio 2005


Nell’impudico clima di riscrittura della storia contemporanea che l’Italia del terzo millennio sta vivendo grazie al lavoro sporco dello storicismo revisionista nostrano, non poteva mancare una chicca che per i camerati di Allenza Nazionale ha il sapore della rivincita. Non contenti di gustare gli agi del Potere lottizzando incarichi e poltrone come e meglio non seppero fare i peggiori dorotei e craxiani, ora gli uomini di Fini passano all’attacco dell’odiata Repubblica nata dalla Resistenza, quella che il loro mentore Silvio Berlusconi vorrebbe azzerare.

 

Prossimamente sarà oggetto di discussione al Senato un disegno di legge illegale, in conflitto con l’ordinamento giuridico italiano, con il diritto internazionale e con la Costituzione del nostro Paese. La proposta punta a mescolare le carte della storia: equiparare i fanatici e sciagurati che nei venti mesi dell’occupazione nazista d’Italia vestirono la divisa della Repubblica di Salò a combattenti d’un esercito regolare.

 

L’iniziativa deve far rifletterete quanti hanno già santificato come democratico il partito di Fini che, invece, del fascismo e parafascismo è ancora intriso. Certo il suo leader - per conquistarsi una verginità democratica nazionale e potersi mostrare a una platea mondiale negli incarichi di vice di Berlusconi prima e di suo attuale Ministro degli Esteri - si è esibito in arditissimi giri di valzer. Così il beneamato Duce è diventato da maggiore statista del Novecento un nonno che qualcosa di buono ha pur fatto. Alternando amenità e opportunismo il delfino di Almirante è salito di quotazione politica. E il doppiogiochismo suo e dei camerati di An prosegue sfacciato con quest’operazione faziosa e falsa, insostenibile dal punto di vista giuridico e storico.

 

Del primo se ne sono occupati due esimi professori, i presidenti emeriti della Corte Costituzionale Vassalli e Conso. Loro hanno sottolineato come il governo della Repubblica Sociale Italiana, sorto fra il 23 settembre e il 5 novembre 1943 nel territorio italiano occupato dall’esercito tedesco, non aveva alcuna legittimità e potè restare in vita solo perché tutelato e protetto dalle forze naziste, come dimostra l’ordinanza n.1 dell’11 settembre 1943 firmata dal maresciallo Kesselring. Si trattò d’un governo fantoccio che si macchiò di servilismo verso il nemico e partecipò al suo fianco al martirio di patrioti combattenti e di inermi civili massacrati in orrende stragi.

 

Perché, come ricorda l’ex partigiano Giorgio Bocca che ha documentato in svariati lavori quel periodo, le quattro divisioni militari della Rsi addestrate in Germania e poi utilizzate nel nord della penisola (Monterosa, Littorio, Italia e San Marco) quando non vennero tenute in caserma e impiegate nelle retrovie (mai sul fronte aperto perché i tedeschi non si fidavano di loro) assolsero unicamente a un lugubre rito. Rastrellare combattenti del CNL, catturarli, torturarli, consegnarli ai tedeschi per fucilazioni e impiccagioni o praticarle essi stessi. E in più effettuare stragi di civili, come a S. Anna di Stazzema, dove i sedicenti ‘ragazzi di Salò’ che cercavano ‘la bella morte’, diedero loro la morte a donne e bambini affiancando i fanatici nazisti della 16° Panzer Grenadier Reichsfuhrer.

 

Cinque anni fa comparve l’opera prima d’un giovane regista torinese Daniele Gaglianone, recensita su questo e altri siti. E’ un film sul terribile ricordo d’un periodo che restava indelebile nelle mente e nel cuore di due vecchi partigiani. "I nostri anni" s’intitola la pellicola, se l’avete mancata cercatela in cassetta. Riproduce in una finzione cinematografica quello che in quei mesi faceva chi vestiva la divisa dell’esercito repubblichino, o della Guardia Nazionale Repubblicana, o delle pavoliniane Brigate Nere, o della Decima Mas di Valerio Borghese: catturare partigiani e torturarli prima di dar loro la morte. Come negli incubi dei patrioti Alberto e Natalino continua a fare il capitano Passoni, uno di quei ‘ragazzi di Salò’ cari al ministro Tremaglia.

 

Per costoro che furono non un esercito ma mercenari assassini, i camerati di Alleanza Nazionale chiedono una pensione. E nella vaghezza della proposta di legge il provvedimento potrebbe estendersi anche a tutte quelle bande di criminali che insanguinarono varie città italiane. La Legione Muti di Colombo, la banda di Pietro Koch, quella Carità, Bardi, Finizio, Pollastrini e poi le SS italiane, tutto il canagliume che esibiva le tibie sui berretti e simboli di morte e dava morte e sofferenza agli italiani. Perché questo è stata Salò: una pagina nerissima della nostra storia che il vergognoso governo Berlusconi sta rivalutando coi suoi cantori televisivi, i pennivendoli in servizio permanente, i professori del falso storico.

 

E’ l’ennesimo insulto allo spirito resistenziale che ha restituito libertà e democrazia a una nazione afflitta dalla dittatura fascista e devastata dalla guerra mussoliniana. Un attacco che non può passare inosservato e incontrastato.

 

Enrico Campofreda, febbraio 2005