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NO TAV: LE RAGIONI DI UNA RIBELLIONE DI POPOLO

 I PROGETTI INFRASTRUTTURALI DELL'UNIONE EUROPEA, LA POLITICA DEL GOVERNO ITALIANO, L'OPPOSIZIONE DELLA VAL DI SUSA. COME RITORNA LA PARTECIPAZIONE DAL BASSO.
 Da anni si parla in Italia di alta velocità e negli ultimi anni, dopo fiumi di parole, si sta passando dalla teoria alla pratica. Sono infatti in costruzione le linee Torino-Milano-Venezia e la Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli. Con l'alta velocità sarà possibile andare da Roma a Napoli in un'ora e da Milano a Roma in tre ore, accorciando significamente i tempi di percorrenza dei migliori eurostar attuali. Messa così la TAV sembra essere un inno al progresso e al futuro, ma in realtà basta dare un'occhiata ai percorsi sopra citati per capire che essa esula da tutto il sud Italia. Al di sotto di Napoli si continuerà a viaggiare su treni lentissimi, che in alcuni casi sembrano venuti direttamente da un film western, sancendo così ulteriormente la spaccatura in due del belpaese.Oltre a questo ci sono le comunità locali che spesso e volentieri si mettono di traverso di fronte a questi progetti: il caso più eclatante è quello della Val di Susa, che sta lottando contro la realizzazione della tratta Torino-Lione, facente parte del corridoio cinque che dovrebbe andare da Kiev a Lisbona secondo i piani dell'UE. In particolare i valsusini contestano la costruzione di un mega-tunnel di 54 chilometri che sfregerebbe la valle, portando inoltre con sè l'emersione a diretto contatto con l'aria di uranio e amianto, finora confinati nella pancia delle montagne, come madre natura vuole. Inoltre sul tappeto ci sono i problemi legati all'inquinamento acustico e alla costruzione di un'opera sovradimensionata rispetto al carico di merci che la TAV dovrebbe effettivamente trasportare.Contro le rimostranze della valle ci sono però gli appetiti degli speculatori e delle imprese interessate ad accaparrarsi gli appalti e le commesse legate alla costruzione della linea ferroviaria, nonchè il governo, che scommette sulle grandi opere per dare fiato all'affaticata economia italiana e prestigio ad un paese in declino. Forse sottovalutando il fronte della protesta, Berlusconi ed i suoi hanno calato dall'alto la TAV sulla testa dei valsusini, senza neanche preoccuparsi di ascoltare le comunità locali in merito al progetto. Non a caso, dopo i primi incidenti tra manifestanti e polizia, il Ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi ha avuto il coraggio di dire che la protesta anti-TAV era solo "una questione di ordine pubblico". Invece la valle ha visto uniti nella protesta tutti gli attori sociali della zona: nelle fabbriche ci sono stati frequenti scioperi spontanei, i commercianti hanno abbassato le saracinesche dei negozi e c'è stato uno sciopero generale che ha letteralmente fermato la valle. Senza dimenticare i presìdi, che hanno visto fianco a fianco uomini, donne, anziani, bambini, sindaci dei comuni valsusini, le partecipatissime assemblee di questo movimento e i manifestanti venuti anche da lontano a portare solidarietà e aiuto alla comunità in lotta . L'arroganza del governo è stata fermata dalla partecipazione collettiva di un'intera popolazione che ha riscoperto la politica dal basso, come mezzo per difendere i propri territori dalle speculazioni finanziarie e dal depauperamento dell'ambiente, dando a tutti la dimostrazione di come, al di là delle ideologie e delle deleghe elettorali, sia possibile riappropriarsi del proprio presente e del proprio futuro in maniera concreta nel posto in cui si vive.
Stenka Razin