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GENOVA – LA MENZOGNA INFINITA

di Francesco Barilli

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti

Canzone del Maggio – da "Storia di un impiegato"
(F. De André)

 

Quando, verso metà aprile di quest’anno, terminai il mio articolo-racconto "Ricordando Genova" (http://www.ecomancina.com/ricordandogenova.htm), provai un certo senso di soddisfazione. Mi sembrava di aver dato un piccolo contributo alla ricerca della verità sui fatti relativi al G8 di Genova, ed ingenuamente pensavo di aver messo la parola "fine" a quella mia esperienza. Oltre che ingenuo fui presuntuoso: non che pretendessi che io ed Ecomancina riuscissimo a squarciare il velo delle menzogne con cui gli apparati dello Stato avevano ricoperto i fatti (dai disordini in piazza all’omicidio di Carlo Giuliani fino alla perquisizione alla scuola Diaz), ma credevo che quelle menzogne fossero finite. Col mio racconto ed il mio articolo, in fondo, intendevo solo dimostrare che qualsiasi cittadino che pure fosse stato assente a Genova poteva ricostruirsi la verità su quei fatti, semplicemente usando il cervello e togliendo i paraocchi.

Mi sbagliavo, ripeto, perché le menzogne non erano finite, ed oggi mi sento costretto a riprendere in mano la pila di documenti che ho raccolto su Genova (ed altri ancora che si sono aggiunti da aprile fino ad oggi) con meno ottimismo di quanto ne abbia avuto nei giorni di "Ricordando Genova", perché ormai so che non è ancora finita…

Nel gennaio di quest’anno ebbi modo di sentire per la prima volta Giuliano Giuliani. Ricordo che gli esposi la mia volontà di scrivere quell’articolo. "So che sto rinnovando dentro di lei un dolore che non si potrà mai rimarginare, ma credo che (glielo dico con franchezza) c’è qualcosa di persino più grave dell’omicidio di suo figlio, in quel che è accaduto a Genova. E non parlo delle altre violenze, degli abusi delle forze dell’ordine o della ‘Diaz’: parlo di tutte le balle che ci hanno voluto raccontare".

Fu più o meno con queste parole che mi presentai. E mi piace pensare che fu proprio con quelle parole che lo convinsi a riaprire un libro di ricordi che volentieri avrebbe lasciato chiuso. Perché in fondo la lotta di Giuliano Giuliani (e di sua moglie Haidi e della figlia Elena) non è una lotta di vendetta: è una lotta di verità. Non credo che alla famiglia Giuliani importi poi molto del destino di Mario Placanica; credo importerebbe molto di più se la tonnellata di menzogne e luoghi comuni con cui è stato seppellito il figlio fosse sostituita dalla verità.

Provate per un attimo a pensare se un Ministro della Repubblica avesse trovato il coraggio di dire semplicemente: "a Genova abbiamo sbagliato. Abbiamo sottovalutato la forza morale di un movimento che, per una volta, non presentava istanze in quanto rappresentante di questa o quella categoria, ma di tutti i diseredati del pianeta. Ci dispiace che i nostri errori e la nostra miopia abbiano provocato tanto dolore e la morte di un ragazzo, cui è stato impedito di manifestare liberamente il proprio pensiero"… Credo che se questo ipotetico Ministro avesse davvero pronunciato queste parole la famiglia Giuliani si sarebbe sentita, almeno in minima parte, risarcita. Lo credo, non ne sono sicuro, ma mi piace pensare così.

Del resto pronunciare un "mea culpa", anche parziale come quello che io ho ipotizzato, è davvero così difficile? Basti pensare che Marco Poggi – ex infermiere dell’amministrazione penitenziaria in servizio nella caserma di Bolzaneto durante il G8 genovese – così si è espresso in un’intervista apparsa sul sito www.altreconomia.it. "Io vengo considerato un eroe o un criminale, a seconda dei punti di vista, ma non sono né l’uno né l’altro, sono solamente una persona normale che si è indignata e ha voluto raccontare le cose che ha visto. Spero che il mio gesto abbia dato un minimo di speranza ai giovani, soprattutto quelli che erano presenti a Genova".

Bolzaneto, per chi non lo sapesse, era il luogo deputato alla consegna dei manifestanti fermati, per la loro eventuale successiva traduzione verso le strutture carcerarie "normali". Marco Poggi offrì già nell’immediatezza dei fatti la propria testimonianza ai PM genovesi, in seguito alle violenze sui manifestanti cui assistette proprio a Bolzaneto. E la offrì a costo di minacce e ritorsioni che lo hanno portato alla dolorosa decisione di lasciare il proprio posto di lavoro…

Dunque è possibile da parte di persone normali, un gesto di "ordinario coraggio", anche a costo di serie conseguenze personali. Ma sembra che per i nostri uomini politici (troppo presi, evidentemente, da discussioni su rogatorie e legittimo sospetto, su conti pubblici ogni giorno diversi a seconda delle realtà che si vogliono rappresentare o sull’immunità parlamentare) la cosa sia molto più difficoltosa…

 

Ma veniamo ora alle "novità" che si sono succedute da aprile fino ad oggi (e sicuramente, lo dico da subito, qualcuna la dimenticherò…), vedendo di riuscire a svelare qualche altra menzogna.

 

***

 

IL PROIETTILE IMPAZZITO E ALTRE AMENITA’

 

Ormai si fa fatica anche solo a trovare la forza di arrabbiarsi… La storia del proiettile impazzito credevo fosse appannaggio solo del "mistero" sull’omicidio Kennedy (ricordate la pallottola che colpisce JFK e successivamente, con un dribbling degno di Maradona, ferisce il Governatore Connelly?). Almeno nel caso Pinelli noi italiani potevamo vantare una certa originalità: credo che nessuno abbia riciclato la storia del "malore attivo" che il pur rispettabile giudice D’Ambrosio tirò fuori dal cilindro per dare una risposta al caso, senza parlare di "omicidio" e sconfessando allo stesso tempo la teoria del suicidio… Invece, invidiosi forse dei complotti CIA (noi Italiani siamo da sempre vittime di una sudditanza psicologica nei confronti degli USA) i proiettili li vogliamo fare rimbalzare anche noi… Ed ecco che ad un anno dalla morte di Carlo Giuliani emerge la teoria secondo cui il proiettile che lo ha ucciso sarebbe stato deviato da un corpo estraneo. Si è parlato prima dello stesso estintore che Carlo teneva in mano, poi di un calcinaccio che, dalle immagini video di Piazza Alimonda, si sarebbe infranto contro il posteriore del Defender dei Carabinieri dopo aver impattato contro il proiettile. E’ corretto evidenziare che le perizie di parte attestano ben altre versioni; ossia la mancata deviazione da parte del calcinaccio e che i 2 colpi sparati dall’interno del Defender erano entrambi ad altezza d’uomo.

Ma poi (come giustamente ha rilevato Bartolomeo sempre su ECOMANCINA nella sua rubrica, "la frusta di Bartolomeo" il 5 giugno scorso) se anche fosse vero il discorso del colpo deviato (ed al proposito sussistono molti, legittimi dubbi, suffragati tra l’altro non solo dalle perizie di parte, che i media hanno pubblicizzato molto meno di quella sul "calcinaccio assassino"), come si fa a dire che il carabiniere ha sparato in aria???!!!

Guardate la foto di Marco d’Auria, ossia la foto che trovate sempre su ECOMANCINA, quella che riprende la scena di fianco e non da dietro come la famosa foto-Reuter, (i più distratti possono trovarla in fondo all’articolo a questo link: http://www.ecomancina.com/articolo.htm); guardate poi l’altezza del pianale della jeep e l’altezza delle mani di Carlo che tengono l’estintore: in ogni caso il colpo è stato sparato ad altezza d’uomo!!! Che poi la traiettoria sia stata o meno deviata, dall’estintore o dal calcinaccio mi sembra irrilevante.

Ma vorrei fare un’altra considerazione: se ci riduciamo a parlare di traiettorie balistiche, non vuole forse dire che chi vuole mistificare la verità ha davvero vinto, o che almeno ha ottenuto il proprio scopo? Perché in ogni caso dovrebbe contare ben poco lo sparo del carabiniere, di fronte a tutto quel che successe a Genova, in Via Tolemaide prima ed in Piazza Alimonda poi, fino ad arrivare alla vergognosa perquisizione della Scuola Diaz. Le responsabilità penali possono essere ancora da accertare, ma quel che conta è che gli apparati dello Stato NON VOGLIONO ANCORA OGGI assumersi le responsabilità UMANE E POLITICHE di quanto accaduto…

Ma con le frottole ed i dettagli sui colpi che rimbalzano si distoglie l’attenzione dal vero problema. E forse anche noi caschiamo in questa trappola, mettendoci a parlare di pallottole impazzite, di metri di distanza, di tracce di vernice ed altre amenità… E non della libertà di manifestare il proprio pensiero, una libertà che è stata prima sbeffeggiata, poi criminalizzata, ed infine brutalmente repressa dalle forze dell’ordine a Genova.

 

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UNA PICCOLA CONSOLAZIONE

 

Per una nuova menzogna che viene alla luce, ben due vecchie sembrano essere state finalmente smentite: ricordate la storia della perquisizione alla Scuola Diaz? Nei primi momenti la linea difensiva degli apparati delle forze dell’ordine consisteva nella presunta resistenza all’arresto da parte di taluni manifestanti, resistenza che sarebbe culminata in una coltellata data ad un poliziotto (coltellata che, secondo le prime versioni, poteva essere letale se il poliziotto non avesse indossato l’apposito giubbotto).

Ebbene, è notizia di poche settimane fa (fonte Corriere della Sera – articolo di Stefano Secondino) che "…verrà anche interrogato il poliziotto romano Massimo Nucera, che aveva raccontato di essere stato accoltellato da un no-global alla Diaz e che è finito indagato per calunnia, dopo che una perizia ha affermato che il taglio sul suo giubbotto era un falso."

E sempre il Corriere della Sera (e sempre con lo stesso autore) in data 20 giugno ci fa sapere che "i PM di Genova Francesco Pinto ed Enrico Zucca hanno aperto una nuova fase della loro inchiesta sull’irruzione al centro di accoglienza del Genoa Social Forum. L’accusa per i dirigenti della polizia (già sotto inchiesta per le violenze sui no global) è di falso e calunnia. Gli indagati sarebbero 25. Secondo i PM, dopo il blitz sarebbero state costruite prove fasulle per giustificarlo. L’accusa di falso e calunnia è stata contestata ieri per la prima volta anche all’ex-vicecapo della polizia Arnaldo La Barbera, interrogato in Procura."

In buona sostanza, si rafforza la tesi secondo cui la perquisizione alla Scuola Diaz sarebbe stata solo una "missione punitiva", e che il presunto "arsenale" rinvenuto in quell’occasione (in particolar modo le bombe molotov) sarebbe stato, in parte se non del tutto, costruito ad arte dai funzionari di polizia, per giustificare l’irruzione.

Sicuramente è poco per essere soddisfatti ed è troppo presto per poter parlare di "verità che trionfa", ma è già qualcosa…

 

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IL RAPPORTO DEL ROS

 

I carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) hanno consegnato un rapporto alla Procura di Genova, secondo cui gli incidenti in occasione del G8 sarebbero stati accuratamente pianificati tramite un piano di guerriglia urbana organizzato da parte dei gruppi "oltranzisti" dei No Global. Secondo tale rapporto (fonte: Corriere della Sera del 5 agosto 2002) già nei mesi precedenti il luglio 2001 i contestatori avrebbero pianificato le loro azioni, addirittura tessendo una rete di contatti internazionali i cui referenti italiani sarebbero stati i Centri Sociali genovesi "Pinelli" e "Inmensa". A supporto di tale relazione i carabinieri del ROS avrebbero prodotto anche intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché documenti video che dimostrerebbero, fra le altre cose, la presenza di Carlo Giuliani il 20 luglio 2001 durante l’assalto ad un ufficio postale.

Immediata quanto pacata la reazione di Giuliano Giuliani: "Non ce lo vedo proprio Carlo mentre assalta un ufficio postale. Ma se davvero hanno un filmato lo mostrino pubblicamente. Aspettiamo." (ancora Corriere della Sera – 6 agosto 2002). Meno pacate altre reazioni di segno opposto. Secondo Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato nonché esponente di spicco della Lega Nord, è giunto addirittura il momento di proporre la chiusura dei centri sociali…

Ma lasciamo perdere le sguaiate reazione di certi politici, cui ormai dovremmo essere abituati, e torniamo al rapporto-Ros. Appare palese il tentativo (già avvenuto a caldo durante i giorni del G8 e quelli immediatamente seguenti) di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle violenze commesse sui manifestanti a quelle attribuibili ai black block (veri o presunti tali…) e dai facinorosi. La divulgazione anticipata del rapporto del ROS (che doveva restare segreto, essendo le indagini ancora in corso) appare inquietante. Per carità, non è la prima volta che documenti riservati della Magistratura appaiono in contemporanea (o addirittura preventivamente) sugli organi di stampa, ma la gestione delle informazioni da Genova è sempre stata scandita da tempi sospetti.

Il rapporto del ROS, infatti, è stato depositato proprio nei giorni in cui sono state completate le perizie (una dei consulenti del PM, una dei periti della famiglia Giuliani) sulla morte di Carlo, perizie cui ho già accennato in precedenza e i cui contrasti consisterebbero principalmente nella distanza del ragazzo dal Land Rover, nella eventuale deviazione del proiettile da parte di un corpo estraneo e, conseguentemente, sulla traiettoria (in aria o ad altezza d’uomo) dei colpi esplosi. Ma lasciamo perdere le perizie: come ho già detto nel mio vecchio articolo, non è mia intenzione sostituirmi alle ricerche della Magistratura (ma quanta voglia avrei di farlo! Di riaprire per esempio la pagina, mai abbastanza sottolineata, dell’autopsia sul corpo di Carlo, secondo la quale il passaggio della camionetta avrebbe provocato "ecchimosi ed arrossamenti", ma non lesioni ossee o agli organi interni… Quanta voglia avrei di riaprire anche la pagina sul numero degli occupanti la camionetta, e sulla presenza e sull’identificazione dell’ufficiale che doveva essere – o era… – presente sulla camionetta…).

A parte la tempistica, c’è qualcosa d’altro che non convince nel rapporto del ROS: se i carabinieri erano a conoscenza da tempo della rete di contatti, interna ed estera, tendente ad organizzare i disordini, perché non sono intervenuti (ricordo che non risultano black bockers fermati dalle forze dell’ordine in flagranza di reato), nonostante, secondo il loro rapporto, fossero addirittura noti da prima molti nominativi? E’ davvero possibile razionalmente pensare che all’interno dei Centri Sociali di Genova possa nascere una struttura in grado (a livello finanziario, tecnico e logistico) di organizzare un gruppo di facinorosi che, secondo una progressione tipicamente italiana, nei giorni di luglio 2001 furono stimati prima in 500, poi in 1000 ed infine in quasi 10.000 unità?

(vabbè, qui ci vuole una parentesi, anche se parlar male dell’ex Ministro Scajola ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Il numero più alto dei violenti è tratto dalla sua testimonianza presso il Comitato Parlamentare. Testualmente: "Ormai è emerso che i violenti, con diverso grado di violenza, con una soglia diversa personale di violenza e di visibilità della stessa, erano fra le 6, 7, 8, 9 mila persone"…)

 

A mio avviso si continua a non sottolineare la responsabilità di chi ha ordinato quella carica insensata (ma forse un senso l’aveva…) al corteo che sfilava lungo Via Tolemaide, protetto solo da armature e scudi posticci ("arsenale" molto più simbolico che concreto, a differenza di quanto hanno voluto far credere certi centri di informazione).

Chi ha voluto fermare quel corteo (forse irridente, forse spavaldamente incosciente, ma comunque legittimo ed autorizzato) ha voluto e cercato lo scontro! E sulla sua coscienza pesa la morte di Carlo…

 

***

 

CONSIDERAZIONI FINALI

 

Ho già avuto l’occasione di conoscere, nella mia vita, una persona che ha sofferto per la tragica scomparsa di un congiunto e per le successive menzogne dello Stato: parlo di Licia Pinelli, moglie del ferroviere anarchico morto il 16/12/69, precipitando dal 4° piano della Questura di Milano.

In molti sanno che, subito dopo la morte di Pinelli, il Questore Marcello Guida ed il Commissario Calabresi dettero la notizia durante una conferenza stampa, sostenendo che il ferroviere si era suicidato sopraffatto dalla sensazione di essere stato scoperto quale colpevole della strage di Piazza Fontana. Sempre in molti sanno già quanto quella versione sia stata sconfessata dai fatti. In molti meno sanno che nei giorni immediatamente successivi la signora Pinelli denunciò il questore Guida non per responsabilità (dirette o indirette) nella morte del marito, ma per diffamazione.

"Forse è una questione di educazione. L’onore, e tutto il resto… Sapevo che Pino non c’entrava assolutamente nulla con Piazza Fontana, e mi sembrava fosse stata commessa un’ingiustizia enorme. Alla morte avrei pensato in un secondo tempo; innanzitutto mi interessava la diffamazione".

Fu più o meno con queste parole che Licia Pinelli chiarì i motivi della sua scelta. Mi piace ricordare oggi quelle sue parole perché vedo nella lotta di Haidi e Giuliano Giuliani (e qui mi ricollego alle mie considerazioni iniziali) la stessa motivazione: di dignità e non di vendetta.

 

Se, come spero, fra quelli che hanno avuto la pazienza e la costanza di leggermi fino a questo punto esistono molti che credono in questa lotta, e soprattutto nelle motivazioni che la sottendono, posso solo invitarli a:

 

  • procurarsi il bellissimo film di Francesca Comencini "Carlo Giuliani, ragazzo" (era allegato in VHS al settimanale L’Espresso del 18 luglio. Dovrebbe essere comunque facilmente reperibile in libreria e/o in videoteca)
  • ricordarsi che il Fondo istituito in memoria di Carlo è sempre attivo! Da luglio ad oggi i genitori di Carlo Giuliani hanno destinato i primi fondi, raccolti in memoria del figlio, per:

- l'adozione a distanza di tre bambini (in Cambogia, in Salvador e in Mozambico) tramite la Comunità di Sant'Egidio;

- un contributo al finanziamento di una scuola elementare per 620 bambini nel Saharawi (progetto AUSER SPI CGIL di Genova);

- l'apertura a Gerusalemme Est, in collegamento con Progetto Sviluppo della CGIL, di un Centro per sussidi tecnici per disabili destinati ai ragazzi palestinesi mutilati di guerra;

- un contributo ad Emergency per iniziative in favore della popolazione afghana.

 

(a proposito di queste iniziative vedi il sito: http://www.piazzacarlogiuliani.org/)

Ma, come dicevo, il conto è sempre aperto per nuove iniziative e per chiunque voglia contribuire. Il numero di conto è:

Agenzia Unipol Banca
Via de Marini 15, 16149 Genova
C/C 2007
ABI 03127
CAB 1430

Francesco Barilli, di Ecomancina