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pagine: 160, con immagini a colori
Prezzo di copertina: 12,50 euro

"MEDICI DI GUERRA, INVIATI DI PACE"
RECENSIONE DEL LIBRO DI EMERGENCY
(e intervista a GIOVANNA VALSECCHI - Ufficio Stampa di EMERGENCY)
di Francesco Barilli



"La guerra è scoppiata, è in corso, ha ucciso e uccide. Durerà anche quando militari e strateghi avranno stabilito di considerarla, dal loro punto di vista, finita. Durerà nei lutti dei sopravvissuti, nei corpi mutilati di molti di loro. Durerà nelle esplosioni di ordigni rimasti attivi sul terreno." (dalla quarta di copertina del libro)

Come avevo promesso nell'articolo in cui parlavo delle due candidature italiane al Premio Nobel per la Pace (Silvio Berlusconi e Gino Strada - lo trovate sempre su Ecomancina a questo link: http://www.ecomancina.com/nobelberluska.htm) torno a parlare dell'attività di EMERGENCY, con una breve recensione di questo libro, uscito nel maggio di quest'anno, di cui consiglio a tutti la lettura.

Il libro raccoglie le testimonianze di chirurghi, infermieri, giornalisti (tutti facenti parte o vicini ad EMERGENCY), testimonianze che risalgono al periodo ottobre/dicembre 2001 e che, dopo aver arricchito "in tempo reale" il sito dell'Associazione, nel maggio 2002 sono state raccolte in questo volume. Il libro forse non lo si può definire "bello" nel senso classico del termine: le testimonianze non seguono un filo logico, ma nascono da impressioni ed intuizioni momentanee, trasmettendoci non un quadro omogeneo e completo della complessa situazione afghana, ma schegge e frammenti di quel quadro… E proprio qui sta il segreto della bellezza di questo libro: "schegge e frammenti", dicevo; proprio come schegge e frammenti di bombe, missili, mine antiuomo vanno a mutilare la vita della popolazione civile inerme in Afghanistan. E questo da vent'anni, non dallo scorso ottobre.
Questo accostamento fra schegge e frammenti tanto diversi ha la sua spiegazione più profonda proprio nella semplicità. Così come la guerra ("il modo in cui gli imbecilli cercano di risolvere i propri problemi", per dirla con le parole di Gino Strada) spacca, uccide, mutila, EMERGENCY aggiusta, cura, cerca di ricostruire una possibilità di vita ai feriti di tutte le parti. Questo libro offre qualcosa di ben più importante che non una semplice storia della guerra in Afghanistan: proprio nel suo essere frammentario ci offre l'occasione di condividere quella che per la popolazione Afghana è un'agghiacciante quotidianità.

Tutti dovremmo essere consapevoli di quello che fa ed ha fatto EMERGENCY. E dovremmo essere grati a questa associazione, nata nel 1994 a Milano, il cui scopo è fornire assistenza alle vittime di guerra, con un particolare riguardo ai civili vittime di mine antiuomo o di ordigni rimasti inesplosi. Il lavoro di EMERGENCY è diventato "famoso" specie nell'ultimo anno con la vicenda dell'Afghanistan, ma in questi 8 anni l'associazione ha operato pure in Ruanda, nel Kurdistan iracheno, in Cambogia, in Sierra Leone…


Un'immagine dell'Ospedale di Battambang - Cambogia

Ma per descrivere compiutamente le attività di EMERGENCY, sicuramente la cosa migliore da fare è lasciare la parola a chi la conosce bene. Abbiamo contattato Giovanna Valsecchi, dell'ufficio stampa di EMERGENCY, che gentilmente si è prestata a rispondere alle nostre domande:

Francesco Barilli:
Molti in Italia vedono EMERGENCY come una struttura (lo dice il nome stesso) "di emergenza", che opera quindi durante i conflitti. Questa informazione è senza dubbio vera, ma incompleta. Ci terrei che fossi tu a spiegare il perché…

Giovanna Valsecchi:
Dobbiamo ricordare che anche nel "dopoguerra" resta una pesante eredità. La guerra anche se finita lascia mine antiuomo (orribili ordigni dei quali anche l'Italia è stata produttrice…), epidemie, malnutrizione... E a pagarne il prezzo sono ancora una volta i civili… EMERGENCY interviene nei Paesi in conflitto costruendo centri chirurgici destinati a rimanere nel tempo, e spesso in queste zone rappresenta una delle poche possibilità di accedere ad un servizio sanitario specializzato e gratuito.
L'intervento umanitario non deve solo far fronte ai bisogni temporanei, ma anche attivare strutture permanenti e formare personale locale per creare autosufficienza ed autonomia e ripristinare i sistemi sanitari là dove la guerra e la povertà hanno annientato ogni cosa. E questo della formazione del personale locale è uno dei nostri obbiettivi principali.


Un'immagine dell'Ospedale di Anabah - Valle del 
Panshir - Afghanistan

F.B.: 
Il vostro intervento è rivolto a qualcuno in particolare?

G.V.: 
Il nostro intervento è rivolto innanzitutto alle vittime civili che, vorrei ricordarlo, nei conflitti moderni RAPPRESENTANO OLTRE IL 90%. EMERGENCY non fa ovviamente discriminazioni di alcun tipo, né religiose, né politiche, né culturali, nel curare le vittime; dove la situazione politica lo richieda cerchiamo di essere presenti su entrambe le "linee del fronte" come è accaduto in Afghanistan dove EMERGENCY era presente sia nella zona controllata dall'Alleanza del Nord che in quella sotto i Talebani.


Un piccolo paziente di EMERGENCY in Cambogia

F.B.: 
Chi lavora nelle strutture di EMERGENCY? Quale è la "ripartizione" (se ripartizione esiste) tra personale volontario e personale stipendiato?

G.V.: 
La sede di EMERGENCY è a Milano, qui lavorano una trentina di persone occupandosi della gestione degli ospedali, di comunicazione, di coordinamento dei volontari, che su tutto il territorio nazionale sono suddivisi in oltre 100 gruppi; abbiamo poi una sede anche a Roma. 
All'estero, tutte le nostre strutture dispongono di pronto soccorso, ambulatori, banche del sangue, sale operatorie, reparti di degenza e terapia intensiva. Lì lo staff dei nostri ospedali è nazionale e internazionale, e tutto il personale (circa 1440 unità) è stipendiato, e come ti dicevo si occupa anche di formazione del personale locale (in modo che la gestione dei vari centri possa poi proseguire autonomamente).

F.B.: 
Che qualifiche sono necessarie per fare parte "attiva" della Vs. associazione?

G.V.: 
Per l'estero ovviamente sono richiesti in special modo chirurghi ed infermieri, con esperienza e conoscenza dell'inglese. Per fare il volontario in Italia, beh, è sufficiente sentirsi vicini agli obbiettivi dell'associazione. 

F.B.: 
Quali sono le fonti di finanziamento della Vs. associazione?

G.V.: 
Nel 2001 il 70% sono state donazioni di privati, intendendo con questo termine sia l'offerta del singolo cittadino, dell'azienda o l'iniziativa come "Il mio nome è mai più" (di Ligabue, Pelù e Jovanotti) o le partite di calcio con biglietto a nostro favore. La parte restante è finanziata dalla Cooperazione italiana del Ministero degli Esteri, da UNOPS e UNDP (agenzie delle Nazioni Unite) e con fondi della cooperazione italiana per lo sviluppo.
Per fortuna EMERGENCY ha anche molti amici famosi che ci aiutano con varie iniziative, molto spesso senza chiedere neppure il rimborso delle spese… L'unica cosa che chiediamo a queste iniziative è che i nostri valori siano rispettati e condivisi. 

F.B.: 
So che avete rifiutato un finanziamento dal Governo Italiano, dopo che il Parlamento aveva votato per la partecipazione al conflitto in Afghanistan…

G.V.: 
Rifiutare i soldi del governo italiano che aveva appena votato l'ingresso in guerra del nostro Paese è stata una decisione moralmente obbligata: non potevamo accettare soldi per i nostri progetti in Afghanistan provenienti da un Governo che in quel momento stava partecipando ai bombardamenti in quello stesso Paese.

F.B.: 
I vostri prossimi obbiettivi?

G.V.: 
Nostri obbiettivi futuri? Non essere più necessari!!! EMERGENCY è nata per costruire un futuro in cui non ci sia più bisogno di EMERGENCY!


Una Vignetta di Vauro, dal sito di EMERGENCY


Se vogliamo fare qualcosa di più che essere grati ad EMERGENCY, ricordiamoci che nel nostro piccolo possiamo anche aiutarla. Magari proprio comprando questo libro (il cui intero ricavato è destinato all'Associazione) oppure ricordando che le donazioni possono essere fatte:
· mediante carta di credito on line dal sito www.emergency.it
· su c/c postale intestato ad EMERGENCY n 28426203
· su c/c bancario: n. 713558 CAB 01600 ABI 5387 presso Banca Popolare dell'Emilia Romagna oppure n. 67000 CAB 01600 ABI 5584 presso Banca Popolare di Milano

Francesco Barilli di Ecomancina