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KEN LOACH, UN CUORE SEMPRE OLTRE L'OSTACOLO

di Enrico Campofreda

 

Dice ai presenti "Non faticate troppo, conservate le energie per far politica". Indomabile Ken, non perde il vizio di testimoniare ideali, agitarli miscelati alla voglia di non mollare. Nelle due ore di dibattito organizzato ieri a Roma dal quotidiano Liberazione per lanciare l’iniziativa di vendita col giornale di quattro film in dvd (dal 13 maggio al 3 giugno), Loach rivela d’aver iniziato la carriera sulla spinta di pellicole di denuncia come "La battaglia di Algeri" e di desiderare - se solo si potesse - girare un film con Gillo Pontecorvo. Il regista inglese ha ripercorso il quadro politico del suo paese e di parte d’Europa alla luce degli eventi che hanno rilanciato in Italia il centrosinistra e in Inghilterra messo in crisi il ciclo blairiano. Ma secondo Ken il centrosinistra è un ectoplasma "non si può parlarne perché non esiste più", il capitale si mostra da tempo col volto truce d’un liberismo sfrenato, inoltre - col tramonto del clintonismo - è anche tramontata l’idea d’un riformismo che potesse coniugare mercato e welfare. Il mercato è diventato iperprofitto costi quel che costi, con la spremitura di lavoratori precarizzati e privati d’ogni diritto. L’alternativa morbida è fallita: ora o i lavoratori s’organizzano in vera opposizione o per loro non c’è futuro.

 

Al 59° Festival del Cinema di Cannes che inizia fra una settimana il regista presenta il suo nuovo lavoro dal poetico titolo "The wind that shaker the barley". Con esso torna alla pellicola storica parlando del conflitto fra il popolo irlandese e gli occupanti britannici. S’esamina la vita d’un gruppo di guerriglieri nel biennio 1920-21 ed è l’ennesimo atto d’accusa contro la classe dirigente britannica. Ma non aggiunge altro, il film uscirà in Italia solo in autunno e gli obblighi coi distributori sono tassativi anche per il sovversivo Ken. Allora analisi politica. "Da tre decenni il capitale spaccia per modernizzazione uno sfrenato livello di precarietà cui i lavoratori sono sottoposti, giovani e sempre più anche meno giovani, in tal senso il Regno Unito tatcheriano ha rappresentato un laboratorio per l’Europa. Il pericolo è che si sta diffondendo un radicato fatalismo: si sente dire anche a sinistra che certe cose sono inevitabili, devono accadere, compresi licenziamenti e carovita. Questo è pazzesco".

 

Arrivano le domande dalla sala. Sulla lezione di film storici come "Land and freedom" proposto in dvd "E’ attuale – risponde il regista – tratta la questione della leadership e lancia un’antica riflessione sulla necessità dell’unità delle forze in campo. In Spagna nel 1936 il fronte repubblicano, nonostante la solidarietà di tanto volontariato internazionale, si divise polemico mentre i fascismi europei sostenevano compatti i golpisti di Franco. Così ora per difendere i diritti dei lavoratori occorre essere uniti". Sulla società da pensiero unico, individualismo sfrenato, isolamento, emarginazione il quadro è difficile da sovvertire, non impossibile "Rispetto a quello ch’è accaduto negli ultimi vent’anni i giovani o si sono politicizzati e dunque reagiscono come meglio possono con lotte e battaglie d’opinione oppure riproducono ciò che gli hanno insegnato: un egoismo assoluto. L’attività produttiva in fabbrica d’un tempo creava collaborazione e valori di solidarietà che le nuove generazioni non conoscono affatto. Bisogna ritrovare i ritmi della cooperazione".

 

"Nel mondo d’oggi due occasioni di rilancio della coscienza politica sono rappresentate dalla guerra in Iraq, ci sono milioni di persone furiose che protestano contro quest’imperialismo. E dalla difesa dell’ambiente, visto che il pianeta si sta disfacendo sotto i piedi dei giovani per i quali all’incertezza economica si somma quella della conservazione della vita. I due aspetti sono collegati, occorre superare l’apatia e non restare a guardare".

 

Enrico Campofreda