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LICENZA DI UCCIDERE
Sonia Benedetti di Ecomancina.com

 

Giugno 1960

10 operai uccisi dalla polizia durante manifestazioni di strada per il rinvio del Congresso del Movimento Sociale Italiano, che si sarebbe tenuto a Genova il 2 luglio.

 

1° luglio 1960, Sicilia

Un operaio agricolo viene ucciso dalla polizia durante una manifestazione per i salari.

 

7 luglio 1960, Reggio Emilia

Durante uno sciopero la polizia spara e uccide 5 operai.

 

9 luglio 1960 Palermo e Catania

la polizia spara uccidendo 4 operai.

 

1961 Milano

In via Mengoni muore Giovanni Ardizzone investito da una delle camionette che facevano i "caroselli" rasentando i marciapiedi pieni di gente, durante una manifestazione di protesta indetta dal Pci contro il blocco navale attuato dagli americani nei confronti di Cuba.

 

30 marzo 1968 Valle Giulia (Roma)

Dopo lo sgombero dell’università del 28 febbraio, gli studenti decidono di rioccupare e si concentrano nei pressi dell’università; quando il corteo inizia a muoversi cominciano anche i violenti scontri con la polizia. Sono centinaia gli studenti feriti.

 

Giugno 1968, Pesaro

La polizia aggredisce i partecipanti al Festival del Cinema arrestandone 20 e denunciandone più di 300.

 

Giugno 1968, Lanciano (Abruzzo)

La polizia assale i manifestanti in sciopero.

 

10 luglio 1968, Palermo

La polizia carica le popolazioni del Belice, vittime del terremoto, durante una manifestazione davanti al Palazzo della regione. Un ufficiale ordina l’attacco gridando: "Diamogli addosso a queste carogne". Vengono picchiati con estrema violenza uomini, donne, bambini.

 

2 dicembre 1968, Avola

La polizia spara sui contadini uccidendone 2 e ferendone molti.

 

9 aprile 1969, Battipaglia

La polizia spara sui manifestanti.

 

27 ottobre 1969, Pisa

Nel corso degli scontri tra polizia e manifestanti ci saranno un morto e 125 feriti.

 

19 novembre 1969, Milano

Durante lo sciopero generale per la casa si susseguono violenti incidenti, la polizia carica violentemente ed immotivatamente i dimostranti che escono dopo un comizio nel Teatro Lirico. Nel corso degli incidenti muore l’agente Annamura, sicuramente nel corso di uno scontro con un’altra camionetta della polizia. Le foto e le testimonianze lo dimostrano chiaramente, ma ciò nonostante la responsabilità viene data ai dimostranti.

 

16 dicembre 1969, Milano

Alle 0.04 un cronista dell’Unità, mentre sta uscendo dalla sala stampa della questura di Milano, sente dei rumori e un tonfo provenienti dal cortile interno. In terra giace morente Pino Pinelli, dopo un tragico "volo" dal quarto piano. Morirà poco dopo il ricovero al Fatebenefratelli. Pino Pinelli era stato fermato nel pomeriggio del 12 dicembre 1969 (strage di P.za Fontana) nella sede anarchica di via Scaldasole, e assieme a lui anche il compagno Sergio Ardau.

Il 15 dicembre sulla base delle testimonianze del fascista Merlino (infiltrato fra gli anarchici) viene arrestato, a Roma, Pietro Valpreda. Valpreda e molti altri anarchici rimarranno in galera innocenti per anni, mentre sono tutt’oggi ignoti i reali esecutori e le responsabilità per l’assassinio di Pino Pinelli.

 

Dal 1947 al 1969

la polizia ha ucciso 91 manifestanti e ne ha feriti 674.

 

Nel 1975 entra in vigore la Legge Reale

che delega alle forze dell’ordine la licenza di uccidere;

questa nei suoi primi 10 anni di applicazione provocherà 350 vittime.

 

1975

Viene uccisa dalla polizia, per un "tragico errore" (almeno così dissero), Anna Maria Mantini (sorella di Luca Mantini ucciso insieme a Sergio Romeo a colpi di mitra in P.za Alberti – Firenze - all’uscita dalla banca che stavano rapinando assieme ad altri tre complici)

 

1976

I membri del Nap (Nuclei armati proletari) incarcerati fino a questo momento risultano 23, tra cui Alberto Bonoconto che dopo i maltrattamenti ricevuti in carcere, impazzirà e si suiciderà dopo la sua scarcerazione. Il giorno dopo la sua morte il padre rilascia questa testimonianza: "…Nelle prime ore pomeridiane del giorno precedente l’arresto di Alberto, vengono carabinieri e Digos in borghese a farci una perquisizione domiciliare. Sono in sette, e qualificandosi per agenti dicono di essere da noi a causa dell’articolo 80 - guida senza patente - e rovistano nella nostra roba, e arbitrariamente prendono delle nostre foto nelle quali si intravede Alberto in un gruppo di amici. … Dopo una perquisizione molto accurata, ma praticamente nulla mi chiedono di andare con loro in questura insieme a mia figlia Paola. Mia moglie resta a casa. … Ci lasciano per delle ore in una stanza e di tanto in tanto viene un funzionario a chiedermi che cosa so io di mio figlio. Perché non lo richiamo a casa? Da quanto tempo manca da Napoli? Ipocritamente, con me insistono per sapere qualcosa di mio figlio. Sono domande tranello perché Alberto è già nelle loro mani e lo stanno seviziando e picchiando. Sono io che lo ignoro. Poi vengo a sapere da avvocati e dalla stampa, che Alberto è ferito. Le denuncie fatte sono state archiviate perché contro ignoti. Ignoti! Le sevizie a lui inflitte, gli sono state fatte in pubblico ufficio, dove sarebbe stato facile, se solo avessero voluto, risalire ai responsabili. … Non so se altri giudici sapranno un giorno giudicare, e forse condannare, chi ha ucciso mio figlio…."

 

1° febbraio 1977, Roma

La polizia fa incursione nell’ateneo romano occupato, ma, respinti dagli studenti, si coprono la fuga sparando. Resta ferito gravemente da un proiettile, che lo raggiunge alla nuca, Giudo Bellachioma, studente di lettere.

 

2 febbraio 1977, Roma

Durante un corteo studentesco, in P.za Indipendenza squadre speciali della polizia in borghese danno inizio ad una sparatoria con il gruppo di manifestanti armati. Rimarranno feriti gravemente Paolo Tommasini e Leonardo Fortuna (due studenti) e un poliziotto.

 

11 marzo 1977, Bologna

Quella mattina, Comunione e liberazione teneva un’assemblea all’istituto di anatomia dell’università. All’entrata si presentano 5 studenti di medicina riconosciuti come membri del movimento, quindi malmenati dal servizio d’ordine dei cattolici e scaraventati fuori dall’aula. La notizia si diffonde ed arrivano gruppi di persone.

Mentre i ciellini si barricano all’interno dell’istituto, intervengono polizia e carabinieri con cellulari, camion e gipponi che lanciano quasi subito i primi lacrimogeni.

I manifestanti scappano e i carabinieri all’inseguimento sparano. In via Marcarella le prime raffiche di mitra, poi da una pistola calibro 9 partono in successione rapida 6-7 colpi. Lo sparatore è un carabiniere, prende la mira con precisione, appoggiando il braccio sulla macchina colpendo a morte Francesco Lo Russo, 25 anni, militante di Lotta Continua, molto conosciuto nell’ambito del movimento bolognese.

 

21 aprile 1977, Roma

Gli studenti occupano l’università, ma verranno sgomberati nel pomeriggio e caricati a colpi di fucile e raffiche di mitra ad altezza d’uomo. Dall’altra parte si risponde al fuoco.

 

1° maggio 1977, Roma

Durante la manifestazione nazionale istituzionale il movimento si scontra con i servizi d’ordine del sindacato, interviene la polizia con pestaggi e arresti.

 

12 maggio 1977, Roma

Il movimento tenta una manifestazione pacifica per festeggiare la vittoria del Referendum sul divorzio del ’74. La polizia a P.za Navona interviene subito, mette in campo le sue squadre speciali: agenti in borghese travestiti da "estremisti" sparano ad altezza d’uomo. Su Ponte Garibaldi rimane uccisa dalla polizia con un colpo di pistola alla schiena mentre fuggiva, Giorgiana Masi.

 

20 luglio 2001, Genova

Manifestazione contro il G8. Il corteo dei "disobbedienti" scorre lungo via Tolemaide quando, all'altezza dell'incrocio con Corso Gastaldi, viene ripetutamente caricato da Carabinieri e Polizia. Via Tolemaide è costeggiata da un lato dal muraglione della ferrovia, dall'altro da una fila continua di palazzi, interrotta solo da tre vie strette sulla sinistra; anche da queste vie partono altre cariche. Da questo momento sarà un susseguirsi di aggressioni delle Forze dell'Ordine contro ciò che resta del corteo.

Alcuni manifestanti iniziano a reagire nel tentativo di sfuggire alla "caccia all’uomo" messa in atto dalle forze dell’ordine. Alcuni cercano riparo in Piazza Alimonda. Proprio qui un'ulteriore e scriteriata carica laterale dei carabinieri si infrange contro la reazione dei manifestanti. Il reparto e le due jeep "in appoggio" arretrano disordinatamente. Da una jeep dei Carabinieri (solo apparentemente bloccata da un cassonetto dell'immondizia) partono dei colpi di pistola; precisamente dalla mano di Mario Placanica, un carabiniere che stava all’interno della camionetta. A terra rimane il corpo esanime di un ragazzo, Carlo Giuliani, 23 anni. La magistratura stabilirà nel 2003 che Placanica ha agito per legittima difesa.

 

Notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, Genova

Nel complesso scolastico Diaz-Pertini-Pascoli la sera del 21 luglio erano presenti numerosi manifestanti esausti da un giorno di violenti scontri con le forze dell’ordine. Verso le 22.30 circa, in una riunione tra il questore di Genova, il capo dell’Ucigos, il vicecapo dell’Uigos, il vicecapo della polizia, il capo della Digos di Genova, il capo del servizio centrale operativo, il dirigente del servizio centrale operativo, il vicequestore di Bologna ed altri, si decide di dar luogo alla perquisizione all’interno delle scuole.

Intorno a mezzanotte comincia l’operazione: il cancello d’ingresso alla scuola Diaz viene sfondato con un mezzo del reparto mobile. Un contingente di polizia, "per errore ", fa irruzione anche nella scuola Pascoli dove erano ubicati il centro stampa, l’ufficio legale, e l’infermeria del G.S.F., distruggendo ogni cosa e sottraendo documenti legali e videocassette. La polizia ha impedito a parlamentari, medici e avvocati del G.S.F., presenti sul posto, di entrare all’interno della scuola.

La "perquisizione" si conclude con 93 persone arrestate; 62 di queste hanno riportato ferite di diversa gravità con prognosi variabili da un minimo di 5 giorni fino alla prognosi riservata. Tutte le persone ferite hanno riportato traumi e lesioni al capo, al volto ed agli arti superiori. I medici di diversi Ospedali hanno attestato che tutti i feriti provenienti dalla "perquisizione" riportavano lesioni recentissime causate al momento dell’irruzione, contrariamente a quanto detto dalle forze dell’ordine che vi hanno partecipato.

Il 4 febbraio 2004 è stata definitivamente archiviata l'accusa di "associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio" per i 93 manifestanti arrestati il 21 luglio del 2001 all'interno della Scuola Diaz a Genova. Le altre accuse a loro carico (resistenza aggravata, detenzione di armi, eccetera) erano già cadute precedentemente. Lorenzo Guadagnucci, un giornalista vittima di quella perquisizione e oggi membro del Comitato "Verità e Giustizia per Genova", ha detto "… con l'ordinanza di proscioglimento per l'ultima accusa rimasta, usciamo da questa vicenda a testa alta. Non si può dire altrettanto per i poliziotti che parteciparono a quell'operazione. Chi eseguì materialmente tutte le violenze si è salvato per avere agito a volto coperto: gli agenti erano mascherati e non è stato possibile identificare nessuno dei picchiatori. … Nessuno dei dirigenti, soprattutto, ha avuto il coraggio civile di affrontare l'inchiesta nell'unico modo accettabile per un servitore dello Stato che abbia rispetto per le istituzioni che rappresenta: cioè dimettendosi dagli altissimi incarichi al vertice della polizia di Stato. … Provo vergogna al pensiero che molti di loro, nonostante l'inchiesta aperta e il processo in arrivo, siano stati addirittura promossi a incarichi ancora più prestigiosi e delicati. … Ma nonostante le importanti poltrone che occupano, queste persone non possono tenere alta la testa, come abbiamo sempre fatto noi".

 

***

 

Dopo questo lungo e tragico elenco (che per me, durante la ricerca sul saggio storico "L’orda d’oro 1968-1977", sembrava non avere fine), non ci sarebbe forse bisogno di altre parole di contorno, ma credo comunque che alcune considerazioni siano lecite.

E’ sconvolgente osservare inebetiti e impotenti che se una persona qualunque viola la legge "paga", mentre coloro che indossano la divisa o che ricoprono un ruolo di potere nella gestione della sicurezza interna dello stato non pagano mai; lo Stato non si prende mai le responsabilità dei suoi atti!

 

Perché?

Perché proprio il soggetto che dovrebbe tutelare i diritti di ognuno, difendere ogni persona, cerca sempre e comunque di far tacere coloro che si oppongono al sistema imposto nel modo più spregevole che una si possa pensare?

 

Ho parlato prima di responsabilità dello Stato, o meglio, di quelle scomode responsabilità da cui preferisce scappare piuttosto che affrontarle per rispetto dell’intera popolazione.

E purtroppo questo fuggi fuggi non si limita alle violenze su coloro che fanno parte di un movimento antagonista, ma anche ai morti che in un qualche modo li hanno affiancati ed hanno creduto in loro e nelle loro decisioni.

Di chi sto parlando? Dei 24 morti (almeno fino ad ora e di cui fa parte Valery Melis scomparso poco tempo fa) per gravi malattie dovute, forse, all’uranio impoverito presente sul territorio della ex-Yugoslavia e nel Kosovo, dove queste persone erano state mandate in missione di pace in quanto membri dell’esercito italiano. Questi ragazzi sono morti e lo Stato fino ad ora ha cercato di lavarsene le mani.

Coloro che stanno nelle sfere più alte dello Stato dovrebbero imparare a pensare che non si governano degli strumenti (di potere) o degli oggetti privi di anima o dei territori, ma si lavora PER PERSONE fatte di carne ed ossa, emozioni, sentimenti, e che hanno dei diritti che NESSUNO PUO’ PERMETTERSI DI CALPESTARE; così come non è accettabile da uno sconosciuto malvivente non è ammissibile neanche da chi ricopre un’importante carica o da chi le leggi le fa o le dovrebbe far rispettare!

 

Non resta che aggiungere che l’elenco delle vittime delle violenze delle forze dell’ordine stilato in questo articolo è lungo ma non è completo… Purtroppo ci sono state molte altre vittime, che solo per ragioni di spazio non ho riportato. Sul sito del "Comitato Piazza Carlo Giuliani", nella sezione "per non dimenticarli" potete trovare un elenco dettagliato, completo di brevi schede su ogni caso (http://www.piazzacarlogiuliani.org/pernon.htm).

 

Sonia Benedetti