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LA LAICITA' CHE NON C'E'
di Tino Colacillo per Ecomancina

 

Lo Stato italiano dovrebbe essere, almeno in teoria, uno stato laico. Almeno in teoria perché in realtà non lo è per niente. E’ di qualche tempo fa,infatti, l’ultima ingerenza del Papa nella vita politica del nostro paese. Anche questa volta Giovanni Paolo II se l’è presa con l’aborto. Fin qui nulla di strano e di “ scandaloso”,in quanto ognuno ha il diritto di esporre le proprie idee. Ma poi, come è di consuetudine, è arrivato l’appello al parlamento affinché approvi una legge sulla fecondazione assistita che tuteli la vita fin dal concepimento (tanto chi se ne frega di quella della madre, ovviamente). Questa ennesima ingerenza clericale dovrebbe far riflettere sulla situazione di assoluta mancanza di laicità che c’è in Italia. E’ noto,o perlomeno dovrebbe esserlo, che la Chiesa gode di una infinita quantità di privilegi, che vanno da quelli di natura scolastica a quelli di natura etico-politica.  A queste “gentili concessioni” il clero italiano non ha assolutamente intenzione di rinunciare, giustificando la loro permanenza con il fatto che la religione cattolica in Italia è quella di maggioranza. Bene, è vero che il cattolicesimo risulta essere la religione più professata, ma ciò non fa di essa una religione di stato. Mi chiedo, ad esempio, se la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche, nei tribunali, nei seggi elettorali, sia compatibile con il principio di uguaglianza di tutte le religioni che è sancito anche nella Costituzione. Quel simbolo è simbolo solo di una parte – che sia maggioranza o minoranza non importa – e quindi la sua presenza nei luoghi pubblici rappresenta un ingiusto privilegio a scapito delle minoranze. Questo ragionamento è valido inoltre anche per l’insegnamento dell’ora di religione cattolica nelle scuole, in quanto quest’ora oltre che garantire l’insegnamento di una sola confessione (a nulla serve dire che in quell’ora si studiano anche le altre religioni quando poi ad insegnarle sono dei preti ),garantisce anche la possibilità da parte delle gerarchie ecclesiastiche, di scegliere l’insegnante che verrà poi pagato con i soldi pubblici. C’è poi da sottolineare l’assoluta incapacità della scuola di organizzare le cosiddette “materie alternative” per gli studenti che scelgono di non avvalersi dell’ora di religione (qui parlo anche per esperienza personale).

Siccome poi all’orrore non c’è mai fine, l’ingerenza cattolica è ancora più forte per quanto riguarda le tematiche bioetiche e civili: finanziamento alla scuola privata,eutanasia, aborto,fecondazione artificiale,diritti per gli omosessuali. Tutte queste intrusioni nella vita civile sono generate da una idea quasi totalizzante che è alla base del pensiero religioso – perlomeno quello delle gerarchie ecclesiali – ovvero che ciò che è conforme alle leggi della morale e della “disciplina” cattolica, va bene anche per chi non è cattolico e quindi va inserito nelle leggi.

I risultati di questa “ideologia” vanno ad incidere sulla vita quotidiana e concreta della gente religiosa e non. Infatti in questo paese non è possibile approvare una legge che renda legale l’eutanasia come in Olanda, non è concesso alle coppie gay e lesbiche di vedere loro riconosciuto il diritto alla famiglia, e inoltre la legge 194 sull’aborto è continuamente sotto attacco. Soprattutto per quanto riguarda l’eutanasia (ovvero il diritto ad una morte dignitosa e meno dolorosa possibile) non vedo le ragioni per le quali chi non è d’accordo con essa , debba decidere, secondo le proprie norme morali,anche per chi ha intenzione di porre fine alle proprie sofferenze in modo dignitoso ed umano.   

Anche l’Unione Europea non è però al riparo dalle ingerenze vaticane. Da quando è in via di realizzazione la costituzione europea non sono stati rari gli appelli, da parte di esponenti politici cattolici e del mondo ecclesiale, affinché nel testo costituzionale siano presenti dei richiami “alle comuni radici cristiane dell’Europa”. Anche qui non vale il discorso secondo il quale,  il cristianesimo ha dato i natali alla civiltà europea ( cosa peraltro discutibile) e quindi ha diritto ad un posto in prima fila, perché l’Europa si è ormai avviata a diventare un continente multiculturale che ha integrato al suo interno varie tradizioni religiose e filosofiche.

Il processo di laicizzazione delle istituzioni, dovrebbe  portare alla formazione di una società libera e plurale in cui vi sia la convivenza di più “morali” che si rispettino tra loro. Il pensiero religioso, dunque,  può svolgere  anche una sua funzione sociale - si pensi al fatto che l’ultima guerra, non è diventata anche guerra di religione grazie al contributo del Papa – ma non può pretendere di monopolizzare la società secondo le proprie leggi in una sorta di “stato etico e moralistico” che lascia spazio ad una sola cultura soffocando le altre.

In questo senso, la richiesta di riformare l’articolo 7 della costituzione, come chiedono da tempo associazioni e movimenti politici sensibili a queste tematiche, rappresenterebbe un passo fondamentale per la realizzazione di una concreta laicità dello stato italiano.