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A proposito di Henry

 

Nel 1976 il segretario di Stato americano Henry Kissinger appoggiò la repressione intrapresa dalla dittatura argentina del generale Videla. E chiese ai golpisti di finire "il lavoro" il più presto possibile. Lo rivela un documento "declassificato" pubblicato dal quotidiano Clarin
di Mattia Merolle

Hotel Waldorf Astoria, New York City, 7 ottobre 1976. L'allora cancelliere della giunta militare argentina Cesar Guazzetti, inviato a Washington dal generale Jorge Rafael Videla, uscì euforico dall'incontro con il collega americano Henry Kissinger, capo della diplomazia Usa e "mente" dell'amministrazione Ford. I due si erano già incontrati quattro mesi prima, a Santiago di Cile, durante una riunione dell'Organizzazione degli Stati Americani.

Il quotidiano argentino
Clarin ha pubblicato ieri il riassunto della conversazione tra Henry Kissinger e Cesar Guazzetti, alla presenza dell'ambasciatore argentino all'Onu Carlos Ortiz de Rosas, tratta da un documento "declassificato", al quale cioè è stato tolto il segreto di Stato, che dimostra, stando al virgolettato della conversazione contenuto nel documento, come il governo degli Stati Uniti conoscesse perfettamente la situazione in Argentina. Il testo conferma che Henry Kissinger assicurò l'appoggio, che poi risultò decisivo, alla politica repressiva dei militari del generale Videla.

Sei mesi dopo il golpe militare, nel pieno della repressione, in quel giorno di ottobre il compito di Guazzetti era quello di capire che tipo di atteggiamento avrebbero tenuto gli Usa verso la politica di sterminio intrapresa dai militari di Videla. Cosa pensavano gli Usa riguardo ai sequestri, alle torture, ai desaparecidos?

La risposta di Kissinger fu in realtà una richiesta. O un consiglio.
"Vogliamo che voi portiate a termine il vostro lavoro, ma in fretta. Prima lo finite meglio è per tutti. Se lo finite prima della riapertura delle sessioni del Congresso, meglio ancora".

Guazzetti: "Signor Segretario, lei ricorderà il nostro ultimo incontro in Cile. La nostra lotta contro i sovversivi nel frattempo è andata avanti. Stiamo ottenendo ottimi risultati. Abbiamo smantellato le principali organizzazioni terroriste. Se continuiamo così per la fine dell'anno saremo fuori pericolo."

Kissinger: Pensate di terminare il "lavoro" per la prossima primavera?".

Guazzetti: "Prima, se tutto va come deve andare. Ma c'è un altro problema. Vede, Signor Segretario, ci sono gruppi di sinistra che stanno dando un'immagine distorta della realtà. Ad esempio, ci accusano di avercela con gli ebrei. Il nostro governo non sta facendo nessuna campagna antisemita. Si, ci sono stati degli episodi, ma non parlerei di persecuzione. Abbiamo parlato con i leader della comunità ebraica argentina e ci hanno detto che si sentono assolutamente tranquilli.

Kissinger: "Guardi, la nostra attitudine è quella di aiutare e appoggiare gli amici. Sarà passata di moda, ma la nostra attitudine è questa e la seguiamo sempre. Quello che negli Stati Uniti la gente non capisce è che da voi è in atto una guerra civile. Tutti parlano delle violazioni
dei diritti umani senza tenere presente il contesto generale.
Questo problema dei diritti umani sta crescendo e il vostro ambasciatore ve lo può confermare. Prima terminate il vostro lavoro meglio è.
Se potete terminare il vostro lavoro prima della riapertura dei lavori del Congresso, meglio ancora"

Henry Kissinger aveva fretta. Premeva affinchè i militari finissero il "lavoro" prima della riapertura delle sessioni del Congesso, dove si era discusso il problema della violazione dei diritti umani da parte della dittatura argentina. Alla riapertura, si sarebbe discusso degli aiuti militari e finanziari (8 milioni di dollari stanziati) al regime di Videla.
Inoltre gli Stati Uniti erano alla viglilia delle elezioni presidenziali, e il timore dell'allora segretario di Stato era una ipotetica vittoria del democratico Jimmy Carter, che avrebbe portato ad un cambiamento dei rapporti con il regime argentino. Vinse Carter.