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LA LETTERA DI CAPRIOLO ZOPPO

Se in queste ultime settimane siete stati fra quelli che hanno resistito a malapena alla tentazione di distruggere la propria televisione e di bruciare i giornali - che imperterriti continuano a vomitare la loro realtà manichea sull'attentato alle Twin Towers e sulla guerra in Afghanistan - beh, sappiate che ho pensato a voi… E sappiate che avrei voluto lanciarmi in un articolo che mostrasse una realtà un po' meno semplicistica, non legata ad una logica che sembra da film di serie "Z".

Avevo pensato di soffermarmi, magari, su qualche aspetto marginale. Tipo: vi siete chiesti il perché, nell'immediatezza della strage alle Torri Gemelle, il Presidente Bush abbia insistito sulla definizione di "atto di guerra"? Sapete già che nessuna assicurazione "generale" (quelle sulla vita o quelle per danni da furto o incendio, per intenderci) coprono i danni di guerra? Sapete che negli USA sono in corso numerose cause su questo argomento?

Altro argomento interessante, ormai finito nel limbo delle notizie scomode per l'informazione "omologata" sarebbe la pista che porta ai "terroristi all'antrace", visto che la famigerata polverina bianca sembra essere uscita dai laboratori "non censiti" della CIA, che ha ovviamente negato di aver sparso i germi, ipotizzando che il colpevole possa essere un non meglio identificato "collaboratore impazzito". 

Ma che senso aveva cercare di ridestare il vostro interesse su tali questioni? Non avrei in fondo commesso lo stesso errore di quella informazione omologata che ho criticato, limitandomi a rovistare (magari in forma un po' diversa) nella stessa spazzatura? 

Ho giudicato più interessante dare un pizzico di visibilità in più ad un vecchio, vecchissimo documento, che alcuni di voi forse conoscono già, ma che altri potrebbero invece scoprire ora, sorprendendosi come ho fatto io per la sua attualità. La lettera che segue è del 1855. Fu inviata al Presidente USA dell'epoca da "Capriolo Zoppo" (Capo Sealth) della tribù Dwamish. La lettera risponde alla proposta di acquisto della terra della tribù da parte del governo americano. Mi sembra che l'analisi di Capriolo Zoppo sulla società USA del 1850 possa essere fonte di amare ed attualissime riflessioni…
Prima di lasciare la parola a Capo Sealth, due curiosità: 
- il nome della città di Seattle, poi sorta proprio al centro delle terre dei Duwamish, deriva da quello di Capo Sealth. 
- La lettera viene riprodotta di seguito nella traduzione italiana di Gilberto Oneto, che è stato "Ministro dell'Identità Padana presso il Governo della Padania"… Proprio così, non prendetevela con me: le motivazioni per cui vi propongo questo vecchio documento vanno ben al di là di quelle che spinsero l'esponente della Lega Nord a tradurlo… Ma al termine della lettura tutto vi sarà più chiaro, spero… 
A cura di Francesco Barilli 

"Il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vorrebbe comperare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Tutto questo è molto gentile da parte sua giacchè noi sappiamo quanto poco bisogno egli abbia che tale amicizia gli sia contraccambiata. Ma noi prenderemo in considerazione la vostra offerta perché sappiamo che se non lo faremo l'uomo bianco potrebbe venire con i suoi fucili a prendersi la nostra terra. Il Grande Capo di Washington può contare sulla parola del Capo Sealth come i nostri fratelli bianchi contano sul ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle: esse non si fermano. Come potete comperare o vendere il cielo, o il calore della terra? E' un'idea che ci pare strana. Noi non possediamo la freschezza dell'aria o il movimento dell'acqua. Come potete pretendere di comperarli da noi? Noi decideremo per tempo. Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni luccicante ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni foschia nelle oscure foreste, ogni radura e ogni insetto ronzante sacro nella memoria e nell'esperienza del mio popolo. Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce la nostra mentalità. Ogni fetta di terreno è per lui uguale perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende tutto quello che gli occorre. La terra non è suo fratello ma il suo nemico e quando l'ha conquistata ci si installa. Egli abbandona la tomba del proprio padre ed i diritti di nascita del proprio figlio sono dimenticati. La vista delle vostre città addolora gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse perchè l'uomo rosso è un selvaggio e non può capire. Non ci sono posti tranquilli nella città dell'uomo bianco. Nessun posto dove si possa udire il fruscìo della primavera o il ronzìo delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non posso capire. Ma solo il frastuono di passi e di voci vi colpisce le mie orecchie. E cosa resta della vita se un uomo non può più udire l'amabile grido del cuculo o le conversazioni delle rane attorno ad uno stagno di notte? L'uomo rosso preferisce il suono morbido del vento che scivola sopra la superficie di uno stagno e il profumo dello stesso vento addensato da una pioggia meridiana o addolcito dalla fragranza del pino. L'aria è preziosa per l'uomo rosso. Perchè tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, l'uomo. L'uomo bianco sembra non accorgersi dell'aria che respira. Come un uomo morente per molti giorni egli è insensibile alla puzza. Se decidessi di accettare porrei una condizione. L'uomo bianco dovrebbe trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli. Io sono un selvaggio e non riesco a concepire nessun altro atteggiamento. Ho visto migliaia di bufali marcire nella prateria abbandonati dall'uomo bianco che aveva loro sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro fumante possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere. Che cosa è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l'uomo morrebbe per l'enorme solitudine spirituale, perchè tutto quel che accade agli animali accade anche all'uomo. Tutte le cose sono connesse: Tutto ciò che distrugge la terra distrugge i figli della terra. I nostri bambini hanno visto i loro padri contriti nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta essi hanno ridotto i loro giorni in ozio e contaminato i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Non importa molto dove passeremo il resto dei nostri giorni: non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni e nessuno dei figli delle grandi tribù che un giorno vissero su questa terra, o che corsero a piccoli gruppi nelle foreste, resterà a piangere sulle tombe di un popolo che un giorno fu potente e pieno di speranze come il vostro. Una cosa noi sappiamo che l'uomo bianco potrà un giorno scoprire: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi potete ora credere di possederlo come possedete la nostra terra. Ma non potete. Egli è il Corpo dell'uomo. E la sua compassione è la stessa sia per l'uomo rosso che per il bianco. Questa terra gli è molto preziosa. E usare violenza alla terra è come mancare di rispetto al suo creatore. Anche i bianchi se ne andranno, e forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte voi soffocherete nei vostri stessi rifiuti. Quando tutti i bufali saranno stati abbattuti, quando tutti i cavalli selvaggi saranno stati domati, gli angoli più segreti della foresta pieni delle esalazioni di molti uomini, la vista delle rigogliose colline macchiata da molti pali parlanti, dove sarà il folto groviglio del sottobosco? Andato. Dove sarà l'aquila? Andata. E cosa sarà il dire addio alle migrazioni e alla caccia se non la fine della vita e l'inizio del sopravvivere. Noi potremmo capire se sapessimo quali sono i sogni dell'uomo bianco, quali speranze egli descrive ai suoi bambini nelle lunghe notti invernali, con quali visioni egli infiamma le loro menti in modo che essi operino per domani. Ma noi siamo selvaggi. I sogni dell'uomo bianco ci sono nascosti. E siccome ci sono nascosti noi faremo a modo nostro. Se accettiamo ci saranno garantite le riserve che ci avete promesso. Là forse noi possiamo vivere come vogliamo i nostri brevi giorni. Quando l'ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra, e il ricordo sarà soltanto l'ombra di una nuvola in movimento sulla prateria, queste rive e foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo, perchè essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Se noi vendiamo la nostra terra, dovrete amarla come noi l'abbiamo amata. Prendetevi cura di essa come noi abbiamo fatto. Preservate nella vostra mente il ricordo della terra così com'è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra volontà, con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli, e amatela come Dio ama tutti noi. Noi sappiamo una cosa: il nostro Dio lo stesso. Questa terra gli è preziosa. Neppure l'uomo bianco può sfuggire al comune destino."