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IL PAPA E IL DIVORZIO….ma per piacere!!!

Giovanni Paolo II, durante la tradizionale udienza ai giudici vaticani della Rota, ha saputo uscire con sparate tanto bizzarre quanto sconvolgenti. Ha definito il divorzio una piaga della società civile ed ha invitato giudici ed avvocati a esercitare una sorta di obiezione di coscienza, chiedendo loro di non occuparsi di tali casi, in quanto il divorzio è una finalità contraria alla giustizia.

Le conseguenze dell’assenza dell’indissulubilità matrimoniale, ha proseguito il pontefice, sono devastanti e influiscono negativamente sulle nuove generazioni, alle quali viene offuscata la vera bellezza del matrimonio. Ha poi proposto il riconoscimento del matrimonio come indissolubile nell’ordinamento giuridico e civile e si è opposto a tutte le misure legali ed amministrative che riconoscono il divorzio e le unioni di fatto, come equiparate al matrimonio, comprese quelle omosessuali. Ancora una volta l’arroganza della chiesa cattolica si fa invadente e fuori luogo. In Italia, la legge sul divorzio è stata una scelta popolare che si espresse tramite un referendum. Il papa invece, non solo va ad interferire in faccende temporali che per nulla lo riguardano. Ma addirittura si permette di lanciare una crociata tra giudici e avvocati che influenzi la loro condotta professionale. Una crociata che non gli permetta di applicare leggi volute dal popolo e sancite nel codice civile. Si è poi permesso di chiedere una sorta di "esclusiva" per il matrimonio cattolico, che non può essere equiparato alle unioni di fatto o a quelle omosessuali. Ancora una volta, la chiesa che predica la fratellanza universale, è pronta a discriminare e ghettizzare chi non crede o chi non sia allineato all’ortodossia cattolica. Personalmente non reputo sensato giurare amore ad una ragazza davanti a dio se si è atei, perché se dio per noi non conta niente, questa promessa diventa inutile.Mi sembra superfluo a questo punto elencare le molteplici ragioni che possono giustificare la cessazione della vita matrimoniale. Si può passare da quelle sentimentali (cessazione o insussistenza dell’amore, dell’affetto, della tolleranza reciproca) a quelle penali(violenze e prevaricazioni, percosse e sevizie dei figli, comportamenti delinquenziali, ecc.ecc.) a quelle sanitarie (malattie veneree, aids, pazzia, sclerosi, manie e/o fissazioni religiose). La follia di un precetto che dispone " ciò che dio ha unito, nessun uomo divida" sembra saltare agli occhi per le iniquie conseguenze che può comportare. Appare evidente che il clero (celibe) non riesce a comprendere l’impossibilità di riconciliare condizioni di vita divenute assolutamente intollerabili. Alcune situazioni coniugali non sono più "vita" in senso stretto. Rappresentano fattispecie di "non vita", dalle quali è assente anche quel minimo rispetto di se stessi e degli altri che ci permette di considerarci esseri umani etici. Un'altra eterna prigione, costellata di sevizie e di torture che potrebbero farci impazzire. La realtà è che la Chiesa, ufficialmente, non ammette il divorzio (o meglio : la dissoluzione del vincolo) in una sola specifica fattispecie: un matrimonio consumato tra due cristiani. Inoltre il papa è assai distante dall'essere assolutamente contrario al divorzio in ogni forma e circostanza, visto che ritiene di essere l'unica persona che può garantirlo. Lo strano è che il divorzio, così come la tortura, venne reintrodotto in Europa proprio dal Papato, nel sedicesimo secolo, dopo che era stato considerato fuori legge per diversi secoli nei quali le norme religiose avevano avuto il sopravvento su quelle civili. Bonifacio VIII° (1294-1303) asserì che tutte le creature sono soggette al romano pontefice e che il suo papale potere si estende su TUTTI i matrimoni, anche a quelli tra infedeli, giudei, musulmani o non credenti. Tutti loro sono soggetti al pontefice, che può sciogliere i loro vincoli matrimoniali per la salvezza delle loro anime. Parrebbe che un vecchio celibe, che vive nel palazzo del Vaticano, sia l'unica persona autorizzata da Dio a sciogliere i matrimoni, cosa che non fa in tutti i casi, ma soltanto quando ci sia uno specifico interesse della comunità cattolica. Una bella incongruenza! Negli anni 1940, '50, Pio XII estese il suo potere di sciogliere i matrimoni ad un grado impensabile per i cattolici di solo una generazione prima. Tutti i precedenti Concilii della Chiesa lo avrebbero deposto e condannato per eresia. Dato per scontato che il papa può sciogliere tutti i matrimoni, tranne quell'unico "consumato e tra due cristiani", è nel suo potere sciogliere anche questo? Molti papi in passato l'hanno fatto e senza provocare particolari sconquassi.

Eppure, nel vangelo secondo Matteo, anche Gesù stesso prende in considerazione la possibilità del divorzio. Le parole testuali sono- è stato detto: chiunque divorzi da sua moglie gli sia permesso scrivere il certificato

di divorzio. Ma io vi dico che chiunque divorzi da sua moglie,* eccetto in caso di non castità (grec.porneia=fornicazione, prostituzione, lussuria in specifico contesto anche apostasia)*, la rende un’adultera, e chiunque sposi una divorziata commette adulterio. - La frase compresa tra gli asterischi è omessa dagli odierni vangeli cattolici, ma la si ritrova costantemente in tutte le altre edizioni della bibbia ed in quelle cristiane più antiche.

L’intervento del pontefice risulta fuori luogo come fuori luogo è un’intromissione della chiesa nella politica interna di una nazione. Il divorzio è un diritto sancito dal codice civile e introdotto dalla popolazione tramite referendum, per questo patrimonio culturale del nostro paese.

A cura di Goram Luckijc