ECSTASY: ALLARME CESSATO ?

Era il novembre 1999, quando in Italia, per la prima volta, suonò l’allarme ecstasy. Alcuni ragazzi morirono di questa sconosciuta droga, vari locali venero posti sotto indagine e quantità spropositate di pastiglie furono sequestrate. Alcune di queste, dopo analisi chimica, risultarono tagliate con calce, con sostanze impensabili, opera di cosiddetti "drugs designer" senza scrupoli.
I mass media diedero grande risalto alla vicenda. Contribuirono a diffondere paura ed in certi casi anche mal informazione. Poi il vuoto. Il buio più pesto calò sulla questione e nessuno ne parlò più. Forse l’allarme era cessato? Forse l’afflizione di questa nuova droga era stata estirpata sul nascere? Le cose non andarono esattamente cosi’. Dopo una rapida indagine in alcune discoteche del nord Italia, ci si accorge che fondamentalmente non è cambiato nulla. Sono cambiati i luoghi, le mode, ma il problema rimane. Ed è sempre quello. Esiste tutt’ora, ma soprattutto esisteva già diversi anni prima che diventasse uno scoop. Il primo ragazzo morto per ecstasy in Italia, si chiamava Ferdinando Berdini. Mori’ nel 1995 ad un after hours in provincia di Arezzo. Allora però non fu dato risalto alla vicenda. A lui seguirono altri ricoveri, altre morti sospette. È indicativo il fatto che in alcune discoteche della provincia di Brescia, l’ambulanza sosti fuori dal locale fino alla chiusura. Si è sempre saputo come funzionassero certi meccanismi, ma il problema è uscito con anni di ritardo, com’è possibile?
Forse per non ostacolare un business miliardario allora in rampa di lancio. L’ecstasy non è un affare d’oro solo per la malavita. L’ecstasy impone una propria cultura. Richiede locali di un certo tipo, una musica ed un abbigliamento particolari. L’affare si estese a case discografiche, industrie di moda, negozi specializzati e riviste specifiche. Fiorirono locali di tendenza nei quali era considerato "in" entrare in lista. Dove nonostante i prezzi esorbitanti si formavano code interminabili all’ingresso . Ma soprattutto, e non era un segreto per nessuno. Locali nei quali, per la maggior parte dei casi, veniva tollerato lo spaccio di ecstasy. L’affare fu miliardario. Un dj famoso arrivava a prendere anche cinque milioni per una serata. Nessuno ti offriva ecstasy, ma l’atmosfera coinvolgente separava subito gli assuntori dai non. Era come andare ad un ballo in maschera senza essere mascherati. Questa era la sensazione di chi non "mangiava".
Poi col passare del tempo la moda iniziò a scemare. Lo scandalo scoppiò circa due anni fa, quando nell’ambiente, era in corso una specie di cambio della guardia. Si stava passando dall’hardcore alla musica gabber, dalla progressive alla sperimentale, mentre la house, continuava inaffondabile il suo corso. Quindi i locali cambiarono e con loro la moda e le musiche. Ora un nuovo business sta crescendo, nuove stelle trovano un posto nel firmamento della vita notturna. Ma dietro tutto, gli stessi burattinai di allora tirano i fili di questo divertimento e le solite pasticche circolano intrepide nelle notti italiane. Tra qualche anno, ci sarà un nuovo scandalo e nuovi allarmismi verranno sparsi tra la popolazione. In una situazione come questa, un’informazione onesta e veritiera gioca un ruolo fondamentale. La storia insegna che la repressione cieca, allontana il problema, ma non lo risolve. Anzi, a lungo andare, lo alimenta. Non voglio cadere in discorsi retorici, parlando della pericolosità di certe droghe. Non ne ho l’autorità e tanto meno la competenza. Non giudico nessuno, perché mi piace considerare il prossimo libero di decidere per la propria vita. E mi piace considerare la libertà illimitata fino al punto in cui, non si rischia d’invadere quella altrui. Durante il periodo dello scandalo, le migliori testate pubblicavano in prima pagina, storie di giovani vite troncate da "una" pastiglia. Alcuni giorni dopo, si veniva a sapere che in realtà ne avevano mangiate dieci, undici, addirittura quattordici;ma a questo si preferiva dedicare un trafiletto in decima pagina. Un comportamento simile non è possibile considerarlo informazione, bensi’ ommissione. Serviva a diffondere una paura relativa, non alla droga in se stessa, ma ad un fantasma di essa. Questo, del resto, è il tipico gioco di preti e moralisti. La risposta civile invece, dovrebbe essere una campagna informativa schietta ed onesta. Porre il problema per quello che è, perché l’interessato possa scegliere in coscienza cosa fare. Se devo essere sincero, ultimamente ho visto campagne piuttosto intelligenti. Mi permetto di citare quella del Centro Ala di Milano. Ma vorrei anche citare un esempio che viene dall’Olanda. Il servizio sanitario dà la possibilità ai consumatori di ecstasy, di far analizzare le proprie pastiglie, al fine di informarli sugli effetti che ne trarranno. I ragazzi vengono informati a scuola, e da dottori o personale qualificato, non dalla faziosità di molti insegnanti.
A chi non consuma ecstasy, non mi sento di dare nessun consiglio, visto che per lui il problema non esiste. Per chi invece preferisce farne uso, vorrei riportare i consigli riportati sull’opuscolo del Centro Ala, che sono:

  • evitare di fare mix con altre droghe, farmaci o psico-farmaci
  • evitare di bere alcolici
  • bere e fare molte pause, al fine di non "impallare"
  • evitare di prendere più paste in una sera
  • evitare di guidare

il mio consiglio invece, è quello di evitare che la droga, qualsiasi droga, possa diventare talmente importante da rappresentare una ragione di vita. Il fine ultimo di un’esistenza altrimenti priva di colori.
Se qualcuno dovesse inoltre avere problemi derivanti dall’uso di ecstasy. È giusto sapere che il S.E.R.T. di Fiorenzuola è stato uno dei primi ad occuparsi di queste tematiche. E che pur assicurando l’anonimato, offre l’assistenza di persone preparate, ma soprattutto umane.

A cura di Goram Luckijc