ROTTAMI DI VITE : storie di smaltimento di navi tossiche in Asia

Le navi oceaniche vengono rottamate dopo circa 28 anni di utilizzo per recuperare l’acciaio.(sono circa 700 le navi demolite ogni anno nel mondo!). Queste vengono vendute, a seconda della grandezza e del prezzo corrente dell’acciaio, per diversi milioni di dollari ognuna. La metà di questa flotta in disarmo viene spedita ad Alang, in India, mentre la restante metà finisce in luoghi di smaltimento e smantellamento simili ad Alang.(Mubai in India, Pakistan, Bangladesch, Cina, Filippine e Viet-Nam). Le operazioni di rottamazione sono molto rischiose; non solo nel tagliare e rimuovere le strutture in acciaio, ma perché quasi tutte le navi contengono sostanze pericolose come: amianto, vernici al piombo e altri materiali pesanti quali cadmio e arsenico, materiali contenenti PCB. Lavoro che fino a poco tempo fa veniva eseguito un po’ ovunque nel mondo, mentre in seguito, per evitare i costi "troppo alti" di prevenzione dei rischi ed inquinamento richiesti dai paesi industrializzati, questa demolizione veniva effettuata prima nel sud-Europa, dopo a Taiwan e in Corea. Attaualmente nei paesi poveri dell’Asia, dove la manodopera è a costo quasi zero e le regole per la salute dell’individuo e la tutela dell’ambiente sono quasi inesistenti e non applicate.

Ad Alang, ogni giorno arriva una nave trasportata sulla spiaggia dalla corrente marina ed arenata poi nell’area di demolizione. Qui, migliaia di uomini utilizzano attrezzi inadeguati, quali martelli, seghe, scalpelli. Iniziano a farle a pezzi protetti solo da sciarpe e scarpe leggere, esponendosi alle sostanze tossiche e ai rischi d’incidenti. Il dott.Frank Hittal, dell’ufficio di medicina del lavoro di Brema, ha pubblicamente affermato che uno ogni 4 lavoratori di Alang, quasi certamente contrarrà il cancro, causa la mancanza di tutela nel contatto di contaminanti. Infatti, l’amianto cancerogeno viene strappato ed accantonato a mani nude, senza l’ausilio di guanti e mascherine. Cosi’ come l’acciaio coperto da vernici contenenti piombo, arsenico, cadmio ecc.ecc.

In più, gli incendi appiccati a cielo aperto sulle spiagge, per eliminare rifiuti non utilizzabili, contaminano; non solo le zone agricole ed abitate adiacenti, ma in particolare la fragile zona costiera. 16 anni di demolizioni hanno inquinato una regione prima incontaminata!

I paesi ricchi dell’OCSE vendono le navi come acciaio puro ai paesi poveri dell’Asia ricavandone grandi profitti e non curandosi di come vengono smaltite le sostanze tossiche da cui sono costituiti gli scafi. Le autorità di quei paesi non assolvono al dovere di proteggere i loro cittadini.

"c’è lo spettro della morte in questa spiaggia. Questa spiaggia è infestata dalla morte, ma è meglio lavorare e morire che essere affamato e morire." Rom Lalit, lavoratore di 22 anni ad Alang.

Questa testimonianza semplifica tutto: il futuro è certo, "basta"scegliere se morire per denutrizione ora, oppure posticipare!

E chi meglio poteva sfruttare questa tragica situazione se non i paesi ricchi dell’OCSE?

Tutto questo è una vergogna……

È necessario legittimare ed evidenziare i diritti dei paesi sottosviluppati, anche questa è democrazia!

A cura di Sophia B.