QUALCOSA DI CUI I GIORNALI NON PARLANO….

Forse un altro mondo è possibile ?…….

Tendenza comune dell’opinione pubblica è considerare il comunismo, come una parentesi buia della storia, un intermezzo da dimenticare…passare oltre. Un utopia ormai irrealizzabile e inconciliabile con i ritmi incalzanti della new economy. Ma siamo sicuri che sia cosi inutile. Certo i mass media fanno una propaganda piuttosto faziosa e asservita al nostro padre e padrone: gli USA. Diventa allora difficile elaborare un pensiero liberi da imposizioni e dogmi preconfezionati.

Fabrizio De Andrè diceva "l’uomo senza l’utopia sarebbe un mostruoso animale fatto d’istinto e raziocinio….una specie di cinghiale laureato in matematica pura". L’utopia è uno stimolo a camminare, se serve correre…lottare. Ma torniamo a noi. Per sfatare almeno un po’ l’apologia del libero mercato, abbiamo preso in esame una nazione da poco uscita dal socialismo:la Slovenia.

Una nazione che nel 1991 si è, per cosi’ dire, "liberata" ed ora si trova a navigare nella giungla del capitalismo. Il primo passo,di questa neonata repubblica,è stata la modificazione politica e sociale, motivata da interessi nazionali ma soprattutto economici. Gli Sloveni si sono gettati a capofitto nel vortice dell’iniziativa privata e il non pagare l’affitto, la spesa e persino la forza lavoro sono diventati modi di vita comuni, parte del folklore nazionale. Questo è del resto il comportamento del vertice della piramide statale. La privatizzazione delle imprese statali, crollate dopo la fine del mercato jugoslavo, viene rinviata per evitare la fine di un economia non trasparente. Un economia basata sulla privatizzazione selvaggia delle acquisizioni patrimoniali ottenute senza danaro. In pratica stiamo parlando della più coerente indisciplina finanziaria mai vista. L’aver attinto avidamente dall’economia di mercato, quando il singolo Sloveno diventava rapidamente sempre più ricco e capitalista, ha portato conseguenze pesanti. Dal 1992 è iniziato il drastico processo di differenziazione sociale che ha spinto sull’orlo della miseria, sino ad oggi, 300000 dei 2000000 di abitanti della repubblica. Dal 1989 al 1993 i pazienti degli ospedali psichiatrici sono aumentati del 90%. Studi scientifici ne attribuiscono la causa alla mancanza di senso del sociale e assistenza, tipici del cambiamento. Il socialismo autogestito garantiva fin troppo la sicurezza sociale e dei posti di lavoro. Assicurava quasi lo stesso livello di vita ,sia ai nullafacenti che agli stacanovisti. Oggi la precarietà del posto di lavoro è l’incubo del 40% dei 670000 occupati Sloveni. Perché allora abbandonare il socialismo?

Per una maggiore libertà personale? Una maggiore libertà, ora, la possiede solo un gruppo di "noveau riches"; senza soldi non si ha accesso alla maggior parte dei diritti umani, senza contare che quello jugoslavo non si poteva certo definire un regime.

Per l’istinto di autoconservazione della nazione, minacciata dalla variante serba del comunismo?

La crescita dei suicidi e il decremento demografico non parlano certo a favore di questa ipotesi.

Gli Sloveni hanno dimenticato che nel morbido socialismo jugoslavo si stava relativamente bene. Un morbido capitalismo non esiste. È solo lotta per la sopravvivenza del più forte.

Questo spiega anche la retromarcia Croata: dopo 6 anni di gestione nazionalista firmata Tudjiman, le elezioni dell’anno scorso sono state vinte dalla coalizione di sinistra.

Pochi giorni fa, mentre il parlamento Russo votava l’avvenire dei latifondi ancora di proprietà statale, 25000 persone calcavano l’esterno del palazzo d’inverno. 25000 persone incazzate . 25000 persone armate di bandiera rossa e stemmi della vecchia URSS. Senza contare i numeri della Repubblica Cubana. Fidel Castro viene normalmente dipinto come un dittatore spietato. Nessuno, però, prende mai in considerazione il fatto, che a Cuba c’è un parlamento e che il suo potere si rinnova ciclicamente tramite libere elezioni. Elezioni controllate da osservatori Europei e Americani. Nessuno ricorda mai che a Cuba c’è un tasso di mortalità infantile minore che in Svezia; o che su una popolazione di sette milioni, ben 600000 sono laureati in medicina.(quasi il 10%) E stiamo parlando di Sud America, non di potenze occidentali. Forse allora non è proprio una cosa da pazzi parlare ancora di comunismo. Di certo non credo che sia possibile, oggi, una rivoluzione sul modello sovietico.

Ma è anche vero che il modello economico che stiamo seguendo, sia comunque destinato allo sfascio. Un modello il cui primo errore è quello di andare contro la natura stessa dell’uomo. Che ne è allo stesso

tempo sia il padrone , che la vittima. L’esempio più lampante di questa degenerazione è Los Angeles, perla della costa occidentale, rimasta al "buio" per il fallimento delle aziende elettriche precedentemente privatizzate. Una politica più vicina all’uomo, alle sue esigenze più naturali ,ma soprattutto più rispettosa di valori fondamentali quali uguaglianza e libertà; sfocia irrimediabilmente a sinistra. Questa non è retorica, è storia. Il "lume"della ragione, che in teoria dovrebbe guidare ognuno di noi, è l’unica arma che ci permette di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Milioni di informazioni volteggiano intorno a noi pronte piombarci addosso. Credere ciecamente ai mass-media, alla religione o semplicemente a quello che ci viene detto significa rinunciare alla nostra prerogativa principale di uomini: la ragione.

Tutte le statistiche che ho riportato precedentemente, non vogliono essere una dottrina, ma semplicemente uno spunto per pensare, trarre delle conclusioni. Capire che la nostra società non è la migliore mai realizzata dall’uomo, anche se cosi sembra. Forse, un nuovo spettro ricomincia ad aggirarsi per l’Europa…..e cosi’ sia.

A cura di Goran Luckijc