La notte dei morti viventi

Regia di George A. Romero ‘68

Se diamo per buone le rigide mitologie che governano i film sugli zombi, allora bisogna subito dire che ne "La notte dei morti viventi" George Romero ha stravolto molti dei ruoli che si ritenevano intoccabili. I suoi zombi non sono solo dei corpi tornati in vita senz’anima e senza identità, sono anche vampiri e cannibali. I loro corpi decomposti appaiono mutilati com’erano al momento della morte. Solo i cervelli vivono, e questo è il motivo per cui, se si vuole distruggere tali orribili creature, occorre sparargli in testa. Gli elementi classici dell’orrore di tipo gotico restano confinati in altri momenti: nelle scene dei cimiteri di campagna, in quelle in cui gli uomini si trasformano in mostri, nella descrizione di case buie e isolate, nelle immagini delle squadre di buoni cittadini in caccia. Come aveva già fatto Don Sigel nell’"Invasione degli ultracorpi" (’56) il film descrive l’apocalisse di un mondo reso infetto dalla proliferazione di alieni privi di ogni controllo ( umanoidi ne "La notte…."); ci racconta infatti l’assedio di un gruppo di esseri umani innocenti e ci mostra, in prospettiva, la carneficina inevitabile dell’ultimo scontro tra le forze del bene e quelle del male. Pur non dimenticando di affermare che, dopotutto, la legge e l’ordine continuano ad esistere , come nelle scene in cui gli zombi vengono bruciati su improvvisate pire funebri, o tramite la presenza di poliziotti, giudici e giornalisti che svolgono i loro compiti come sempre , "La notte dei m…" è un film che mira ad altri obbiettivi. Ambientato in una Pennsylvania oltremodo realistica, molto diversa dalla Transilvania dei Dracula cara al cinema, il film di Romero rivela subito i suoi intenti: isolare, al di là dell’orrore, i termini reali di un disagio che è politico e sociale. Romero riprenderà l’argomento in un altro film," Zombi" ( ’79 ), in una memorabile sequenza in cui viene fuori il ritratto di un’America piccolo borghese e meschina , che trova piacere solo nelle armi, nelle macchine, negli eroi fasulli e nel consumismo: sono le scene in cui gli zombi tornano nel luogo che piu’ di ogni altro li eccita cioè un gigantesco supermercato. Ne "La notte… " l’unico contatto tra il gruppo di sopravvissuti, isolato in una fattoria, e il mondo esterno è costituito da una radio. Ed è la radio a fornire una spiegazione plausibile della resurrezione di questi feroci cannibali: la pioggia radioattiva causata dall’esplosione, durante il volo di rientro, di una sonda spaziale mandata verso Venere. E’ una spiegazione naturalmente simbolica: sta a significare che i misfatti prodotti dall’uomo e questo, in un contesto sociale ossessionato dai timori di invasione, rende la storia credibile. E’ un contesto che Romero tratta con durezza: se è vero che i valori vengono sistematicamente rovesciati, allora, sostiene, non è dall’esterno, ma dall’interno che viene la minaccia. Ed è infatti all’interno della fattoria che si verificano gli avvenimenti moralmente piu’ atroci: Harry e Ben che si battono per la supremazia sul gruppo invece di unire i loro sforzi contro il nemico esterno; la figlia che uccide la madre , in un modo che ricorda "Psyco" (’60), e poi la divora ; il fratello che reclama e poi rapisce la sorella. Ne risulta, in sostanza, il ritratto perverso del nucleo familiare americano colto a un suo possibile stadio finale, quello di una degradazione spinta fino al cannibalismo. Gli stessi comportamenti corretti, virtuosi, non vengono illustrati secondo i canoni dell’etica cristiana: Barbara che alle prime battute del film cade in una specie di catalessi, si risveglia di colpo per aiutare Helen, ma solo per trovarsi poi di fronte un Johnny assetato di sangue; due ragazzi innocenti , il cui unico obbiettivo è trovare una via di scampo, vengono bruciati mentre tentano la fuga; Ben, l’eroe che tenta di salvarli, viene abbattuto a fucilate perché scambiato per uno zombi: un delitto gratuito e ingiusto fatto apposta per non lasciare allo spettatore alcun margine di fiducia che la redenzione possa scaturire dalle azione degli uomini. "La notte dei m…" è un’allegoria su una società minacciata dalla rivoluzione in cui, a fallire, non è altro che una specie di maggioranza silenziosa del moralismo. Anche l’alba,che giungerà per cercare di cancellare le paure e gli orrori della notte, non riuscirà ad allentare la tensione e sarà chiaro che si prepara un nuovo pericolo incombente, fatto di mani che premono su porte e finestre e di raccapriccianti figure. L’intento di Romero è realizzare una trilogia che mostri la progressiva, ineluttabile vittoria degli zombi sugli uomini….. è quello che ci auguriamo.

A cura di Lenao