LA GAUCHE wave festival

Successo inaspettato di musica e gente…..esperienza da ripetere assolutamente !

L’idea è partita quasi per gioco. Poi questa kermesse musicale è divenuta realtà. Quanta fatica! Ma quanta soddisfazione alla fine! Inutile descrivere la tensione che ha contraddistinto i giorni prima. Gioia e paura rigavano i volti di tutti gli organizzatori, una miscela indescrivibile scemata nella soddisfazione di lunedì sera, quando tutto si è concluso ottimamente. Una paura a mio avviso del tutto giustificata, visto che il cattivo tempo non ci ha dato tregua. E considerato il fatto che noi, per queste manifestazioni, reinvestiamo i soldi guadagnati alle feste precedenti. Non usiamo il denaro dei contribuenti……

Il festival si è snodato in due serate principali: giovedì 7 e lunedì 11 giugno. La scena è stata aperta dagli Emmepi. Il gruppo composto da Bijusa F. alla voce e dal genio tutto-fare Marco "Geo"Sacca, ha per l’occasione aperto le porte al chitarrista Paolo Penzani. Ne è uscito uno spettacolo ironico e divertente. Il gruppo ha proposto un repertorio proprio (musica di M.Sacca e testi di Bijusa F.) frammentato da qualche scaglia cover. La sigla di Jeeg robot d’acciaio e Fegato..fegato spappolato di Vasco Rossi, interpretata in modo personalissimo da uno scatenato Paolo Penzani . lo stesso ha proposto anche, accompagnato solo dalla sua chitarra, una canzone degli Afterhours. Subito dopo sale sul palco la stella del La Gauche wave festival. Sopravvissuto agli anni 80, presenta qui il suo nuovo album: Alberto Camerini. Il punk duro dell’ultimo album si amalgama piacevolmente con i suoni più dolci degli album precedenti. Lo spettacolo è un crescendo di sorprese che coinvolge e trascina il pubblico . Dopo poche canzoni la pista è già gremita di persone che ballano, che si spingono allegramente. Inizia con Rock n’roll robot, il singolo che nel 1981 lo portò alla ribalta nazionale, prosegue con canzoni nuove come Alice forse lo sa già, dedicata alla chimica invadente, o subtelevision punk, una riflessione sul processo di massificazione imposto dalla società moderna. Un simpatico fuori programma si verifica durante la canzone Maccheroni elettronici, quando un fan ubriaco sale sul palco a cantare con Alberto, che signorilmente gradisce e ringrazia. Per concludere la serata bisognerà staccare la corrente. L’atmosfera ha coinvolto tutti e si è dimenticato l’orario.(non l’hanno dimenticato i vicini e la giunta comunale)

Alberto Camerini non ha deluso le aspettative. Nonostante un carattere piuttosto schivo e talvolta difficile da interpretare si è dimostrato un vero artista, completo e cazzuto.

La searta successiva viene aperta dal canzoniere antifascista della Val’dArda, in arte i C.A.V.A.

Per loro la serata ha un significato particolare, è l’ultimo concerto insieme. Il loro progetto verrà portato avanti dal cantante e chitarrista Luca e dalla seconda voce, Marzia. L’emozione che contraddistingue la loro serata viene trasmessa al pubblico, che gradisce e si commuove. Una signora si alza e porta sul palco una bandiera di Cuba. Propongono un repertorio di canzoni popolari e canti di lotta. Canzoni che vengono amplificate dal cuore di Luca, che le fa sue, le interpreta in modo passionale e convinto. la sua voce trema dall’enfasi che lo avvolge, peccato si rompa una corda. I C.A.V.A. salutano e ringraziano, chissà se li rivedremo ancora insieme.

Dopo di loro debuttano a Castelvetro i Rigie. Non li ha mai sentiti nessuno e si rivelano un autentica sorpresa. Presentano un repertorio di canzoni loro. Uno stile che si discosta dal classico punk e sfiora appena il rock. Testi duri e pungenti, raccontano storie vere, emozioni vissute da ragazzi degli anni 90.I due chitarristi e la grintosissima bassista si alternano alla voce. Tengono il palco con determinazione e sicurezza e il loro tempo viene scandito dalla sorprendente batteria di "Rambo". I Rigie continueranno il loro tour tra locali e feste della birra e sono tuttora in gara al concorso organizzato dal festival de l’Unità di Cermona.

Subito dopo salgono sul palco i D.O.C., ossia Devastati di Origine Controllata. Loro in un certo senso giocano in casa, visto che gran parte del pubblico è giunta appositamente per loro e stanno diventando una specie di gruppo "cult" delle feste di Rifondazione.

Presentano un repertorio punk con brani tratti da: NOFX, Shandon e …..

Il ritmo è travolgente e invita i numerosi giovani a pogare. La voce stridente di Ricky Maruti squarcia in a due l’arena. Tutto il gruppo è piuttosto euforico e attraverso la chitarra di Tagliferri trasmette emozioni che il pubblico capta e rimanda di ritorno. Dopo Castelvetro, la loro tournee prosegue per Piacenza, dove si sono esibiti alla festa provinciale di Rifondazione.

Chiudono la serata i Terremotati Mentali. Formazione proveniente dal C.S.A."La Buonissima" è sicuramente quella che mostra più dimestichezza sul palco. Presentano canzoni loro, dal ritmo cross-over e dai testi a volte pungenti ma allo stesso tempo ironici. Sicuramente in grado di divertire un pubblico che segue tutta la performance applaudendo e incoraggiando i 5 terremotati. Il Toso, voce e basso del gruppo, è un perfetto leader: autoritario sul palco e ironico tra una canzone e l’altra, in modo da non dare mai al pubblico il tempo di distogliere lo sguardo dallo spettacolo. E con loro si chiude la prima edizione del nostro festival.

Aldilà di tutti questi giudizi, dati da una persona che non si ritiene più competente di chiunque altro. Ciò che ha vinto veramente è stata la musica di tutti i ragazzi che hanno suonato. La tendenza di questi ultimi tempi richiede band che presentino il solito repertorio di scontatissime cover. Una specie di rituale in grado di sollazzare le orecchie imborghesite degli abitanti della nostra provincia. Per questo abbiamo scelto di far suonare chi si proponeva in modo diverso. Per dare spazio a chi non ne ha. Il successo di questa manifestazione, oltre ad una grande soddisfazione per noi organizzatori, viene principalmente dalla freschezza e dall’entusiasmo portato sul palco da giovani che non si limitano a "copiare" la musica degli altri. Anzi propongono la loro musica, le loro emozioni, le loro idee ponendosi al pari dei colleghi più blasonati. Lo stesso Camerini, nonostante sia già un artista navigato, ha tradito alcune emozioni contagiato da questo ambiente. Ha mostrato una voglia di suonare paragonabile a quella di un ragazzino alle prime armi. Tutto questo ha dato alla manifestazione quella marcia in più che ci spingerà a ripeterla con lo stesso entusiasmo.

Tutte le serate sono state registrate e verranno racchiuse in un cd live dal prezzo di 10 bolli.

Il ricavato verrà devoluto al centro tumori di Cremona.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e sono intervenuti………Goram Luckijc

 


L’utopia è come l’orizzonte: cammino due

Passi, e si allontana due passi. Cammino

Dieci passi, e si allontana dieci passi.l’orizzonte

È irraggiungibile. E allora, a cosa serve

L’utopia? A questo: serve per

Continuare a camminare.

 

 


Edoardo Galeano