UNO, NESSUNO,CENTOMILA:

Il dramma dell’esistenza

 

Uno, nessuno, centomila, romanzo di "scomposizione della vita", cosi lo definisce Pirandello. Un progressivo autodistruggersi di una personalità nel momento in cui comprende la falsità che può riscontrare nei rapporti con gli altri e anche con se stessa.

Da qui la consapevolezza dell’incomunicabilità: la parola non ha alcun significato, il nostro interlocutore coglie il messaggio secondo i propri canoni. Nel romanzo il protagonista scopre che la sua persona si riflette in centomila immagini falsate, dettate da particolari interessi, ma mai corrispondenti alla sua realtà.

Quindi l’essere centomila, significa essere nessuno. È una crisi della persona, dell’identità. Tutto ciò mette in evidenza la necessità dell’individuo di estraniarsi dal contesto sociale che lo circonda e dalle credenze sulle quali costruiamo il nostro io.

Le immagini degli altri, ed anche di noi stessi,risultano inevitabilmente falsate: non sono altro che le proiezioni arbitrarie della società. Chi decide ciò che è bene e ciò che è male? Sono solo canoni imposti, sono il frutto della mentalità collettiva del gregge!

C’è quindi la necessità di sollevarsi dagli schemi predigeriti che ci impongono di estraniarsi dalle credenze sulle quali il nostro io. Nella vita associata gli altri cercano di imporci la rappresentazione che di noi hanno dedotto; il ribellarsi comporta la solitudine, l’isolamento e quindi l’emarginazione. A questo punto sorge la domanda: dove sta la verità?

La consuetudine, l’appiattimento dei comportamenti, l’omologazione dei sentimenti non è, e non deve necessariamente essere, indice di verità, di giustezza. La massa ci porta sostanzialmente ad essere "centomila" agli occhi altrui, ma soprattutto "nessuno" al di fuori dal contesto che purtroppo abbiamo creato (o solo mestamente accettato). Per questo motivo, talvolta, le scappatoie che la vita ci riserva, non sono altro che tentativi d’evasione, anche se solo momentanei, al vuoto che ci circonda. Quale via di scampo? Il mio parere, anche se forse eccessivamente pessimista, riflette il dramma che è subdolamente insito in noi e che, il più delle volte, viene istintivamente ed inconsciamente tralasciato (in quanto risulta essere un quesito al quale è "forse" impossibile trovare una soluzione).

Di Sophja B.

 

"…i nostri corpi arresi al gelo dell’apnea

patiranno il giro di vite ineluttabile…."

 

Marlene Kuntz-Ineluttabile

 

 

 

i Marlene Kuntz al Filmore ,foto di Selene F.