JUGOSLAVIA : guerra etnica o economica?

Deduzioni sull’ennesima penosa messinscena dei nostri mass-media

Che dire della Jugoslavia? Hanno già detto tutto i vari inviati delle nostre televisioni: questi "maghi" del giornalismo d’assalto che riuscivano, in reportage da tre minuti a spiegare una situazione radicata nella storia dal secolo scorso. La regione dei Balcani è abitata da popolazioni che si diversificano per etnia e religione. Unite per volere del presidente americano Wilson alla fine del primo conflitto mondiale, trovano un’identità nella Repubblica Federale Socialista fondata da TITO. Nel 1990, nonostante che il sistema sociale della repubblica entri progressivamente in crisi(causa le pressioni del fondo monetario int.) le tendenze secessioniste sono paragonabili al Leghisti nel nostro parlamento. A dare forza a queste forze centrifughe, ci penserà il senatore americano Bob Dole grazie alla legge 101/513 che prevede il finanziamento diretto a tutte le nuove formazioni democratiche (nazionaliste e secessioniste). La Croazia otterrà 2 miliardi di dollari. Il 25 giugno 1991, il parlamento Sloveno e la Croazia di Tudjiman dichiarano la propria indipendenza; è l’inizio della guerra!

Inizia la campagna contro l’esercito federale, impropriamente detto "Serbo" . Notizie incontrollate ,come quella del bombardamento su Lubiana, campeggiano su tutti i giornali e nessuno si preoccuperà di smentirle. Solo diversi anni dopo, l’allora ministro degli esteri De Michelis rivelerà, ma solo al giornale Limes, la verità. Ma che ruolo hanno le potenze europee in questo conflitto? Nel dicembre del 91, con il documento UE 1432, la Germania è la prima nazione a riconoscere le due neonate repubbliche.

Nel dicembre 92, "Defence and foreign affaire strategic policy" documenta di rifornimenti

di armi leggere e pesanti (60 panzer) alla Croazia da parte soprattutto tedesca. L’interesse della Germania, spalleggiata abilmente dagli USA, sta nel cercare nuove aree di espansione economica, necessarie a smuovere un mercato altrimenti in fase di stallo. Per questo è stata una delle maggiori promotrici dell’unione europea, per questo ha voluto la riunificazione e per questo ha reso possibile l’inizio di questa guerra. Se qualcuno ha la fortuna di andare, anche solo in vacanza, in Istria potrà verificare come la Paulaner ed altre multinazionali tedesche si siano impadronite del mercato. E se si approfondisce l’indagine, non si può non accorgersi che le ditte locali ancora presenti sono comunque controllate da aziende tedesche. La storia ci insegna che l’odio razziale non basta a muovere un esercito, servono motivi economici. La guerra in Jugoslavia ha tutti i requisiti per essere la naturale continuazione della prima e della seconda guerra mondiale. Da una parte la Germania che necessita di nuovi mercati, dall’altra Francia ed Inghilterra che tentano di contenere questa espansione. L’unica cosa che le potenze europee hanno imparato dalle "stragi" mondiali è che una guerra non è conveniente farla a casa propria. E le conseguenze le ha pagate come al solito la popolazione civile, le ha pagate l’ambiente; contaminato dall’uranio impoverito e disseminato di campi minati. Ma le abbiamo pagate anche noi, che per l’ennesima volta siamo stati raggirati dai mass-media, che ci siamo fatti "vendere" una guerra dettata da subdoli interessi economici per una guerra giusta.

A cura di Goran Luckijc

 

 

Ragazza in fuga dai cecchini di Sarajevo

Questa guerra è un argomento che ci sta particolarmente a cuore e non è possibile trattarlo esaurientemente in un articolo di giornale. A giugno, presso la nostra festa sarà disponibile un reportage completo che documenterà questa strage dall’inizio fino alla caduta di Milosevic. Se qualcuno è interessato o pensa di poter dare il suo contributo saremo lieti ascoltarl