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COME MAI NESSUN FERITO IN IRAQ MUORE?
 di Harley Sorensen Traduzione di comedonchisciotte.net


Dura critica al governo americano che nasconde il numero dei militari feriti in Iraq e alla stampa americana che ignora incredibilmete il fatto che nessun soldato ferito trovi successivamente la morte. In altre parole in Iraq o si muore subito o non si muore più. Miracolo dei medici americani.
di Harley Sorensen
Se dovessimo credere al nostro governo, i nostri medici militari risulterebbero i più bravi nel mondo. Nessuno muore sotto le loro cure. Il senso comune ci dice che ci stanno ancora dicendo bugie.


Se seguiamo anche saltuariamente le notizie, appare evidente che in Iraq soldati e marine americani vengono feriti o uccisi ogni giorno. Anche se con calcolo approssimativo, il numero dei feriti appare essere tre volte il numero degli uccisi. Così, in modo approssimativo, si può stimare che in Iraq sono stati feriti circa 1000 soldati. Potrebbero essere anche il doppio, o molti di più. Io penso che siano assai di più.

Il nostro uomo in Iraq (lo chiamerò Sergente Mike) ci ha inviato per e-mail le tre cose che vengono fatte quando ci si trova di fronte ad un militare ferito.

Se le ferite sono di minore entità, dice il Serg. Mike, i militari vengono medicati alla meglio e rinviati alle loro unità. I militari con ferite più gravi vengono trasportati in Germania e successivamente negli Stati Uniti.

Ma, a giudicare dalle notizie di stampa, nessuno di questi feriti è mai morto. Probabilmente io non so dove cercare, ma non sono stato capace di trovare un singolo scritto che descriva il decesso di un militare per le ferite riportate.

Nessuno. Non è un fatto curioso?

Sul sito web del Dipartimento della Difesa (www.dod.mil/news) si possono trovare i nomi degli uccisi: 46 nel mese di ottobre. Ma alcuni di loro risulterebbero morti prima di ottobre. Nessuna spiegazione viene offerta per questo ritardo nel comunicare il nome della vittima.

Non sono riuscito a trovare nessuna lista di deceduti recentemente per ferite subite tempo prima.

In altre parole, il nostro governo vorrebbe farci credere che i nostri soldati o muoiono sul colpo o sopravvivono alle ferite. In altre parole, un militare ferito ha una probabilità del 100% di sopravvivere.

I nostri medici militari fanno miracoli.

E la luna è fatta di formaggio.

Naturalmente, io forse sono in errore. Probabilmente ho dimenticato qualcosa. Così, per essere più sicuro di quanto dico, ho chiamato il numero telefonico "per i contatti con i media" che si trova sul sito web della Difesa. La persona che rispose mi indirizzò al Tenente Cynthia Colin, che in alcuni resoconti, che si possono ritrovare con una ricerca su Google, è identificata come "portavoce del Pentagono".

Ho chiamato il Tenente e gli ho lasciato un messaggio sulla sua segreteria. Per renderle più semplice la vita, ho spedito una e-mail in cui chiarivo la mia richiesta. Volevo solo conoscere perchè i feriti non morivano mai.

Non ha mai risposto, né al messaggio telefonico né all'e-mail.

Il Serg. Mike, in una delle sue e-mail che mi ha inviato, suggeriva che le notizie sulle vittime in Iraq arrivino ai media solo se i giornalisti sono nelle vicinanze e fiutano che è accaduto qualcosa di grave. E questo appare corretto. Se infatti seguiamo le notizie, ci accorgiamo che non vengono mai segnalati attacchi con soli feriti, cioè senza che vi siano anche dei morti nello stesso incidente.

Le nostre truppe vengono attaccate all'incirca 30 volte al giorno in Iraq. (Forse più spesso, forse meno). E' sensato pensare che con questo numero di attacchi qualcuno rimanga ferito. E invece non si sente mai parlare di feriti, a meno che non vi sia il morto.

Stiamo invece uscendo voci relative a soldati, malati o feriti, che a centinaia ritornano dall'Iraq per essere sistemati in basi militari senza aver ricevuto un adeguato trattamento medico. Ci sono circa 500 soldati, feriti o malati, a Fort Stewart, in Georgia, e circa 400 a Fort Knox, in Kentucky.

Una destinazione importante per i militari feriti è il Walter Reed Army Medical Center a Washington. MI è stato detto che vi sono giovani uomini senza gambe o braccia. Mi domando quanti arti siano volati via o quanti amputati successivamente.

George W. Bush ha chiesto al Congresso 87 bilioni di dollari per proseguire la sua guerra in Iraq. Ma quel denaro è appena una piccola parte del costo di questa guerra. I corpi a pezzi e le vite distrutte dei nostri soldati si aggiungono in modo immisurabile a quel costo.

E il governo non vuole che noi si sappia. Stiamo diventando gradualmente una società segreta. Oscurare le notizie militari non è un fenomeno nuovo. La stampa fu chiusa fuori da Grenada. Non fummo capaci di sapere poco più che niente riguardo le vittimi civili a Panama quando mandammo le truppe ad arrestare il Presidente Manuel Noriega sotto l'accusa americana di traffico di droga. (Stime attuali indicano da 200 a 4000 morti).

Il nostro governo non vuole che noi si sappia cosa sta succedendo. Ci viene detto che i nostri militari non hanno interesse per il numero delle vittime. Così noi non abbiamo alcun modo per conoscere quanti iracheni sono stati uccisi e continuano ad essere uccisi.

(Le nostre truppe, quando attaccate, sparano proiettili a casaccio in ogni direzione, con il probabile risultato che molta gente innocente finisce con il perdere la vita. Quanti? Il nostro governo non vuole che lo sappiamo).

E il governo ha apparentemente addomesticato la stampa. E' in questo modo che la stampa ha mostrato una sorprendente mancanza di curiosità riguardo il destino degli americani feriti in Iraq. La moderna stampa americana sembra aver adottato il motto: "Non sento, non vedo, non parlo".

Harley Sorensen is a longtime journalist. His column appears Mondays. E-mail him at harleysorensen@yahoo.com.