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La weltanschaung di ORIANA FALLACI

e le perplessità di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

di Francesco Barilli, per Ecomancina.com

 

Ernesto Galli Della Loggia è sorpreso e perplesso. Lo vengo a sapere leggendo, col mio consueto ritardo, un suo corsivo pubblicato sul Corriere della Sera del 22 dicembre 2004: "I sussiegosi odiatori di Oriana". Leggendo l’articolo con attenzione scopro che è più perplesso che sorpreso, perplesso per il trattamento riservato agli ultimi lavori di Oriana Fallaci, da "La rabbia e l’orgoglio" fino al più recente "L’Apocalisse"; un trattamento a suo avviso contrassegnato da un irrisorio ed altezzoso disprezzo.

Dico da subito che non ho letto tutti i libri pubblicati dalla scrittrice fiorentina dopo l’attentato alle Twin Towers. Ho letto "La rabbia e l’orgoglio" e l’autointervista "Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci" (quest’ultima neppure completamente). Nella scaletta di priorità e di gradimento con cui scelgo le mie letture la Fallaci è piuttosto in basso, e neppure Galli della Loggia occupa uno dei primi posti; ecco spiegato il ritardo di questo mio commento, che voglio cominciare dal titolo: "I sussiegosi odiatori di Oriana". Riconoscendo con umiltà di non avere la stessa padronanza della lingua italiana dell’editorialista del Corriere, mi viene un dubbio su quell’aggettivo, "sussiegoso", che pensavo di conoscere. Un dizionario mi viene in aiuto, confermandomi quanto pensavo: "altezzoso, sprezzante, superbo"; e per sussiego trovo "alterigia, pomposità, presunzione, saccenteria, supponenza, tracotanza, arroganza, autoammirazione, vanagloria…". Ecco spiegato meglio come Galli Della Loggia considera gli "odiatori di Oriana"; ed ecco che mi trovo a condividere col giornalista del Corriere (ma non certo per gli stessi motivi…) un moto di perplessità: non appartengo alla schiera degli "odiatori di Oriana" (vedremo poi perché), ma trovo paradossale che il termine sussiegoso sia attribuito a chi critica gli ultimi scritti della Fallaci e non alla scrittrice stessa…

Ma veniamo al succo: Galli della Loggia nel suo articolo fondamentalmente pone una domanda: "se le cose che la Fallaci scrive sono così insensate e ridicole come si dice, perché allora esse hanno tanto successo presso il pubblico?"; domanda alla quale il giornalista propone alcune risposte, sempre espresse in forma dubitativa: "Forse perché la maggioranza dei nostri concittadini pensa cose insensate e ridicole? O forse perché è accecata da fanatismo? Come mai, insomma, se si parla di Islam o di terrorismo o di immigrazione, le opinioni della Fallaci rischiano di avere un seguito molto più vasto di quelle dei suoi critici?". Galli Della Loggia prosegue nella sua disamina: "La verità è che, certo, molte delle opinioni della Fallaci sono, forse, in parte o del tutto sbagliate, sono presentate e argomentate in modo spesso sommario e asseverativo, ma hanno un merito grande: sono opinioni vere, ‘forti’…".

E qui, dopo aver condiviso la perplessità di Galli Della Loggia, ne condivido pure lo stupore; ma anche stavolta la condivisione si limita al "moto dell’anima", non certo alle ragioni che lo sottendono, che risultano opposte alle sue. In realtà le opinioni della Fallaci sono "forti" solo se tali si considerano le opinioni urlate da una voce alla quale, per di più, è stato prestato un megafono d’eccezione (dal Corriere della Sera in primis): non c’è da stupirsi se la voce della Fallaci abbia avuto un’eco così vasta e se riesca ad arrivare così’ lontano. Galli Della Loggia sa che, dopo una decina d’anni di silenzio, Oriana Fallaci pubblicò "La rabbia e l’orgoglio" in anteprima proprio sul Corriere della Sera il 29 settembre 2001 (non ricordo se integralmente o se in versione ridotta); la successiva autointervista fu pubblicata integralmente in allegato al Corriere e alcuni brani furono letti in anteprima nell’edizione serale del TG5; del recente "L’Apocalisse" sono stati pubblicati ampi stralci sul magazine settimanale del Corsera. Un battage pubblicitario preventivo che da solo spiega la diffusione dei recenti testi della Fallaci, non certo la loro condivisione da parte del grande pubblico (cosa, questa, che è tutta da dimostrare).

I dibattiti suscitati dalle opinioni della Fallaci finiscono col diventare il palcoscenico di un confronto più ampio: "Occidente contro Islam". Dovremmo essere ormai abituati alle contrapposizioni semplicistiche, ma questa ha qualcosa che la rende ancora più vaga: di quale occidente parliamo? Ed è davvero così scontato che la Fallaci "rappresenti" l’occidente? Siamo così sicuri che "l’identità occidentale" sia rappresentabile in modo univoco? E, se proprio dobbiamo scegliere UNA voce che rappresenti questa identità, siamo certi sia quella della Fallaci?

Se il passato è davvero buon maestro per il futuro (e non ne sono del tutto sicuro) e se questa guerra sarà destinata ad assumere sempre più l’aspetto di "guerra di religioni", non posso non notare che le guerre di religioni nascono da contrapposizioni "noi contro altri" in cui si affoga lo spirito critico che le vorrebbe semplicistiche e dannose.

 

Le opinioni della Fallaci non si limitano alla questione "Occidente contro Islam" (a sua volta scomponibile in altri sottoargomenti: la guerra al terrorismo, l’immigrazione clandestina e così via): leggendo sul magazine del Corsera i brani tratti dall’Apocalisse scopro che la scrittrice affronta altri temi, col medesimo tono apodittico. Ma non è mia intenzione approfondire neppure tali questioni (en passant posso dire d’aver trovato particolarmente irritante la parte sulle relazioni omosessuali), poiché m’accorgo di aver dimenticato una cosa importante: non ho spiegato perché non apparterrei alla schiera degli "odiatori di Oriana" (sussiegosi o meno siano…). Non v’appartengo, così come non appartenevo alla schiera dei suoi sostenitori, neppure in tempi precedenti al "nuovo corso" della scrittrice fiorentina.

Della Fallaci, a parte sprazzi dei suoi ultimi lavori, ho letto solo "Un Uomo" e "Intervista con la Storia". Il primo è un libro appassionato ed appassionante; ma il coinvolgimento emotivo della scrittrice (Il libro descrive la storia di Alekos Panagulis, eroe della resistenza greca contro il regime dei colonnelli, compagno della scrittrice dal 1973 fino a quando fu ucciso in circostanze mai del tutto chiarite) dà al libro un tono quasi autocelebrativo che, per i miei gusti, ho trovato stonato.

Veniamo ad "Intervista con la Storia". Oggi può sembrare incredibile, ma c’è stato un tempo in cui Oriana Fallaci era una giornalista libera di pensiero, sicuramente scomoda per tutte le fazioni politiche (proprio perché spirito libero ed indipendente). Le sue interviste ai grandi della Storia facevano spesso rumore, per l’abilità della scrittrice di trattare temi scomodi e soprattutto per la sua capacità di far parlare i diretti interessati, demolendo il muro di banalità, luoghi comuni, falsità e silenzio dietro al quale si trincerano di solito gli uomini di potere. "Intervista con la Storia" presenta interviste datate (sono tutte dei primi anni ’70) e a personaggi non tutti ancora oggi noti. Mi rendo conto che questo potrebbe sconsigliarne la lettura: che attualità possono avere oggi, ad esempio, le anacronistiche opinioni di Hailè Selassiè? Vero solo in parte: il libro costituisce un approfondimento della Storia recente che ha portato ai nostri giorni. Ci parla di un mondo che oggi appare lontanissimo, ma che è padre del nostro. E soprattutto ci dà l’occasione di conoscere, accanto ad odiosi rappresentanti del potere, uomini con la U maiuscola, quali il già citato Alekos Panagulis o il Vescovo Helder Camara. Ma c’è una nota finale: Oriana Fallaci dedica il suo libro "a tutti coloro che non amano il potere". Beh, la dedica è sicuramente sincera, e può essere che la scrittrice non amasse (e non ami) il potere, ma dalle introduzioni alle varie interviste si capisce quanto ne fosse attratta, quasi affascinata. E questo è un altro motivo (forse nascosto ma non per questo meno importante) per cui consiglio questa lettura: fa capire, o almeno intravedere, quanto "il potere" sia pericoloso anche per chi lo combatte: avvelena il sangue ed i nostri pensieri anche da lontano, con un fascino perverso che può cambiare gli uomini, quasi sempre in peggio.

La Fallaci di oggi forse è figlia proprio di quel fascino. E’ "un personaggio"; nulla di male in questo: è oggettivamente uno dei giornalisti/scrittori italiani più noti al mondo (forse il più noto in assoluto). E’ normale anche sia consapevole del suo "essere personaggio" e che le piaccia alimentare il proprio mito, irraggiungibile come ogni mito che si rispetti; questo spiegherebbe anche perché lanci i suoi messaggi ex cathedra, rifiutando il confronto dialettico (e così pure spiegherebbe la scelta di un’intervista a se stessa: probabilmente ritiene di essere l’unica persona in grado di raccogliere correttamente il suo pensiero). Non so se la Fallaci sia davvero "sprezzante dei soldi", come a suo tempo fu definita da "Panorama"; di certo il giro d’affari che ha prodotto con i suoi lavori successivi all’11 settembre 2001 non è la molla principale che la spinge a scrivere. Dopo anni di silenzio è stata folgorata da una weltanschaung, ed ora sforna con cadenza più o meno regolare libri che non sono altro che la rivisitazione di quell’idea. Un’idea che è anche "un grido d’allarme", si dice. Questo è vero, ma anche qui non vedo novità: è il solito grido d’allarme che i popoli "dominatori" gettano. Temono di essere invasi, di perdere la propria posizione privilegiata, temono le orde di barbari… Per ascoltare questo grido d’allarme in definitiva non serve leggere "La rabbia e l’orgoglio": basta leggere "La Padania".

Non odio dunque la Fallaci (che al contrario sembra riservare solo livore a chi la pensa diversamente da lei), e fino ad oggi ho preferito non entrare nel campo spinoso del dibattito sollevato ai suoi recenti scritti e dalle sue "nuove" idee. Ed anche oggi ci sono entrato in punta di piedi; e ne esco con un senso di sollievo…

 

 

Francesco Barilli, di Ecomancina.com