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LA STORIA DI MUMIA

(da "Avvenimenti" n.252)

Mumia Abu-Jamal, popolare radiocronista afro-americano conosciuto con il significativo appellativo di "Voce dei senza voce" per la sua costante difesa dei diritti del popolo nero, è stato condannato a morte per l'omicidio del poliziotto Daniel Faulkner. Il conto alla rovescia verso l'esecuzione, fissata per il prossimo 2 dicembre dal governatore della Pennsylvania Thomas Ridge, è stato per ora bloccato dall'ultimo ricorso che la difesa di Mumia ha presentato alla corte distrettuale di Philadelphia, denunciando 29 violazioni della Costituzione degli Stati Uniti nel processo e chiedendone uno nuovo. E' l'ultima chance, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l'ultimo ricorso. La mobilitazione internazionale, intanto, continua. Anche nel nostro paese: in Parlamento è partita la raccolta di firme per ribadire la richiesta di un nuovo processo, già firmata da deputati e senatori nel 1995, e in tutta Italia si moltiplicano le iniziative per fermare la macchina di morte della Pennsylvania..

Il caso di Mumia non è solo l'ennesima dimostrazione della barbarie delle esecuzioni capitali. Gravi sospetti di razzismo e di manipolazione sono piovuti sul processo fin dall'inizio. Basti pensare che i trascorsi di Mumia nelle "Pantere Nere" e in altri movimenti per i diritti dei neri sono stati valutati come elementi di prova a suo carico, in aperto contrasto con una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti. Gran parte della stampa americana ha giudicato "una farsa" le udienze condotte in gran parte dal giudice Albert Sabo, definito da più parti come il "boia razzista con la toga" a causa del suo primato di condanne a morte negli Usa, e del fatto che quasi tutte hanno riguardato imputati neri: solo due bianchi su trentuno condanne. Perfino il "Philadelphia Daily News", giornale generalmente vicino al Dipartimento di Polizia della città, ha recentemente ammesso "le tattiche pesanti del giudice Sabo possono solo confermare il sospetto che la corte è stata incapace di dare a Mumia Abu-Jamal un'udienza equa".

Ma che cosa è successo la mattina di quel 9 dicembre del 1981 che ha segnato la vita di Mumia? La scena si svolge nella periferia nera di Philadelphia. Sono le 3,52 quando il poliziotto Daniel Faulkner alza la paletta e fa segno a un automobilista di accostare: contravvenzione. Il motivo è banale e pretestuoso; "stavi per girare in senso vietato, poche storie, paga". "Ma che paga e paga, non stavo girando affatto" ribatte il giovane automobilista. Gli arriva un pugno in faccia, poi un calcio che lo fa cadere per terra. Il ragazzo aggredito dal poliziotto è William Cook, fratello di Mumia. Si raduna intorno una piccola folla. Nessun però interviene per fermare la violenza dell'agente contro Cook. Qualcuno riesce ad avvertire Mumia che giunge sul posto. "Lascialo stare, è solo un ragazzo" grida al poliziotto. La situazione precipita di colpo: Faulkner smette di picchiare il giovane, estrae la pistola, spara nella pancia a Mumia che cade a terra in una pozza di sangue, perdendo i sensi. Ma il poliziotto non è l'unico uomo con una pistola: gli Stati Uniti sono un paese in cui tantissima gente va in giro legalmente armata. Siamo in un quartiere nero. Qualcuno vede che hanno sparato al popolarissimo radiocronista, voce della sua gente, e quel qualcuno reagisce sparando tre volte al poliziotto, ferendolo a morte. Quando la polizia raggiunge in forze il luogo della sparatoria, Mumia è steso a terra in un lago di sangue. Viene trasportato all'ospedale privo di conoscenza. Sarà lui ad essere accusato dell'omicidio di Faulkner.

L'accusa si basa, tra l'altro, sul fatto che il cronista, giunto in ospedale, avrebbe detto "spero almeno di averlo ucciso, quel porco". Ma nel rapporto dell'agente Gary Wakshul, che non è stato fatto testimoniare al processo, si legge che Mumia non aveva mai ripreso conoscenza. E' solo una delle tante contraddizioni che hanno segnato una vicenda giudiziaria piena di ombre. Le udienze del processo sono state un susseguirsi di violazioni. Undici potenziali giurati afro-americani sono stati esclusi dalla giuria, nella quale alla fine erano presenti solo due neri, in una città per il quaranta per cento afro-americana. Il giorno dell'omicidio Mumia aveva una pistola calibro 38. Il primo rapporto balistico ha stabilito che i proiettili che hanno ucciso Faulkner erano stati esplosi da una calibro 44. Il rapporto è stato ignorato e non è stata mai eseguita la prova del guanto di paraffina sull'imputato. Un testimone disse di aver visto un uomo attraversare la strada di corsa e sparare al poliziotto, ma aggiunse di non riconoscere quell'uomo in Abu-Jamal. Una altra testimone inizialmente a favore della difesa fu la prostituta Veronica Jones, che dichiarò alla polizia di aver visto due uomini fuggire dalla scena della sparatoria. Ma quando fu chiamata a testimoniare al processo la Jones cambiò completamente la sua versione. Secondo Leonard Weinglass, capo del team di avvocati del giornalista, "almeno cinque testimoni hanno visto una persona diversa da Mumia sparare a Faulkner e poi fuggire". Sempre secondo Weinglass, a Mumia, escluso da metà delle udienze a causa della sua presunta "aggressività", è stato negato il diritto costituzionale di difendersi in tribunale.

Il caso di Mumia Abu-Jamal, che è rinchiuso nel braccio della morte dal 1982, è stato più volte al centro dell'attenzione internazionale. E' stato visitato in carcere da diversi attivisti politici, tra cui la first lady francese Danielle Mitterand. E ha scritto due libri-denuncia sul sistema giudiziario americano, l'ultimo dei quali pubblicato in Italia con una coedizione Roberto Massari editore e Edizioni della Battaglia. Le speranze per salvare questa "voce dei senza voce" sono legate a questa sorta di "ricorso per cassazione" di fronte alla Corte di Philadelphia. Si discuterà di errori di legittimità, non di merito. Ma ventinove violazioni della Costituzione sono comunque un più che valido motivo per garantire un nuovo, equo processo a Mumia. Per ora è già un importante successo aver ottenuto la sospensione dell'esecuzione. Già una volta la mobilitazione internazionale era riuscita a fermare la mano del boia: "la nostra voce di protesta - disse in quell'occasione Mumia - diviene una dolce canzone di speranza per le migliaia di noi che negli Stati Uniti sono seduti sull'orlo della morte". Quella canzone è tornata a suonare per fermare le lancette dell'ultimo conto alla rovescia.

(estratto dagli articoli di Claudio Fabretti ed Edgardo Pellegrini)

Segnalazione di iniziative, campagne e appuntamenti a livello italiano sono costantemente aggiornate sulle pagine http://mumia.malcolmx.it, mentre per un panorama delle iniziative a livello mondiale sono attivi i seguenti siti: http://www.mumia.org, http://www.freemumia.org, http://www.mumia2000.org.