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La ballata del Pinelli
Autore: Canzone popolare Anno: 1969

Quella sera a Milano era caldo
Calabresi nervoso fumava
"tu Lograno apri un po' la finestra"
e ad un tratto Pinelli cascò.
"Scior questore io ce l'ho già detto
lo ripeto che sono innocente,
anarchia non vuol dire bombe
ma giustizia nella libertà".
"Poche storie indiziato Pinelli
il tuo amico Valpreda ha parlato
è l'autore di questo attentato
il suo complice certo sei tu".
"Impossibile - grida Pinelli -
un compagno non può averlo fatto
ma l'autore di questo misfatto
tra i padroni dovete cercar".
"Stai attento imputato Pinelli
questa stanza è già piena di fumo
se tu insisti apriam la finestra
Quattro piani son duri da far".
L'hanno ucciso perché era un compagno
Non importa se era innocente
"era anarchico e questo ci basta"
disse Guida il fascista questor.
C'è un bara e trecento compagni
Stringevamo le nostre bandiere
Noi quel giorno l'abbiamo giurato
Non finisce di certo così.
Calbresi e tu Guida assassini
Che un compagno ci avete ammazzato
Questa lotta non avete fermato
La vendetta più dura sarà.
Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
È bastato aprir la finestra
Una spinta e Pinelli cascò.

 

Addio Lugano bella
Autore: P. Gori Anno 1894

Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor.
Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d'amor.
Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti propagate:/ è questa la vendetta/ che noi vi domandiam.
Ma tu che ci discacci/ con una vil menzogna,/ repubblica borghese,/ un dì ne avrai vergogna/ ed oggi t'accusiamo/ di fronte all'avvenir.
Banditi senza tregua,/ andrem di terra in terra/ a predicar la pace/ ed a bandir la guerra: la pace tra gli oppressi,/ la guerra agli oppressor.
Elvezia, il tuo governo/ schiavo d'altrui si rende,/ di un popolo gagliardo/ le tradizioni offende/ e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.
Addio, cari compagni,/ amici luganesi,/ addio, bianche di neve/ montagne ticinesi,/ i cavalieri erranti/ son trascinati al nord.

 

Armata rossa
Autore: Anonimo Anno: 1944 circa

Armata Rossa torrente d'acciaio
Nelle tue file si vince o si muor;
Armata Rossa torrente d'ardore
L'imperialismo saprai schiacciar.
Avanti avanti, rosse falangi,
spezziam le reni dell'oppressor;
al sole brillano le baionette
dei battaglioni del lavor. 2 volte
Nelle officine sui campi e sui mar,
son gli sfruttati decisi a lottar.
Stride la macchina, romba il motore,
tuona il cannone, lo sterminator.
Avanti avanti rosse falangi, ecc.
Alzatevi in piedi proletari del mondo,
per il comunismo venite a lottar,
guai a chi tocca la Russia dei Sovieti (!)
contro di noi dovrà cozzar.
Avanti avanti ecc.

 

Hasta siempre
Autore: C. Puebla Anno 1965

Aprendimos a quererte/ desde la historica altura/ donde el sol de tu bravura/ le puso cerco a la muerte.
Aqui se queda la clara,/ la entranãble trasparencia/ de tu querida prensencia,/ comandante Che Guevara
Tu mano gloriosa y fuerte/ sopra la historia dispara,/ cuando todo Santa Clara/ se despierta para verte.

Aqui se queda la clara,/ la entranãble trasparencia/ de tu querida prensencia,/ comandante Che Guevara
Vienes quemando la brisa/ con soles de primavera/ para plantar la bandera/ con la luz de tu sonrisa
Aqui se queda la clara,/ la entranãble trasparencia/ de tu querida prensencia,/ comandante Che Guevara.
Tu amor revolucionario/ te conduce a nueva empresa,/ donde esperan la firmeza/ de tu brazo libertario.
Aqui se queda la clara,/ la entranãble trasparencia/ de tu querida prensencia,/ comandante Che Guevara
Seguiremos adelante/ como jiunto a ti seguimos/ y con Fidel te decimos:/ "Hasta siempre comandante!".
Aqui se queda la clara,/ la entranãble trasparencia/ de tu querida prensencia,/ comandante Che Guevara


Abbiamo imparato ad amarti/ sulla storica altura/ dove il sole del tuo coraggio/ ha posto un confine alla morte.
Qui rimane la chiara,/ penetrante trasparenza/ della tua cara presenza, Comandante Che Guevara.
La tua mano gloriosa e forte/ spara sulla storia/ quando tutta Santa Clara/ si sveglia per vederti.
Qui rimane la chiara,/ penetrante trasparenza/ della tua cara presenza, Comandante Che Guevara.
Vieni bruciando la nebbia/ come un sole di primavera,/ per piantare la bandiera/ con la luce del tuo sorriso.
Qui rimane la chiara,/ penetrante trasparenza/ della tua cara presenza, Comandante Che Guevara.
Il tuo amore rivoluzionario/ ti spinge ora a una nuova impresa/ dove aspettano la fermezza/ del tuo braccio liberatore.
Qui rimane la chiara,/ penetrante trasparenza/ della tua cara presenza, Comandante Che Guevara.
Continueremo ad andare avanti/ come fossimo insieme a te/ e con Fidel ti diciamo:/ " Per sempre, Comandante!".
Qui rimane la chiara,/ penetrante trasparenza/ della tua cara presenza, Comandante Che Guevara.

 

Contessa
Autore: C. Puebla Anno 1965

"Che roba contessa, all'industria di Aldo/ han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti;/ volevano avere i salari aumentati,/ gridavano, pensi, di esser sfruttati./E quando è arrivata la polizia/ quei pazzi straccioni han gridato più forte,/ di sangue han sporcato il cortile e le porte,/ chissa quanto tempo ci vorrà per pulire…".
Compagni, dai campi e dalle officine/ prendete la falce, portate il martello,/ scendete giù in piazza, picchiate con quello,/ scendete giù in piazza, affossate il sistema.
Voi gente per bene che pace cercate,/ la pace per far quello che voi volete,/ ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,/ vogliamo vedervi finir sotto terra,/ ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato, nessuno piu al mondo dev'essere sfruttato.
"Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto/ un caro parente, dell'occupazione/ che quella gentaglia rinchiusa lì dentro/ di libero amore facea professione…/ Del resto, mia cara, di che si stupisce?/ anche l'operaio vuole il figlio dottore/ e pensi che ambiente che può venir fuori:/ non c'è più morale, contessa…"
Se il vento fischiava ora fischia più forte/ le idee di rivolta non sono mai morte;/ se c'è chi lo afferma non state a sentire,/ è uno che vuole soltanto tradire;/ se c'è chi lo afferma sputategli addosso,/ la bandiera rossa ha gettato in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate,/…

 

E' festa d'aprile
Autore: C. Puebla Anno 1965


E' già da qualche tempo che i nostri fascisti/ si fan vedere poco e sempre più tristi,/ hanno capito forse, se non son proprio tonti,/ che sta arrivare la resa dei conti.
Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia/ per conquistare la pace, per liberare l'Italia;/ scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;/ evviva i partigiani! È festa d'Aprile.
Nera camicia nera, che noi abbiam lavata,/ non sei di marca buona, ti sei ritirata;/ si sa, la moda cambia quasi ogni mese,/ ora per il fascista s'addice il borghese.
Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia/…
Quando un repubblichino omaggia un germano/ alza il braccio destro al saluto romano./ ma se per caso incontra partigiani/ per salutare alza entrambe le mani.
Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia/…
In queste settimane, miei cari tedeschi,/ maturano le nespole persino sui peschi;/ l'amato Duce e il Fuhrer ci davano per morti/ ma noi partigiani siam sempre risorti.
Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia/…
Ma è già da qualche tempo che i nostri fascisti/ si fan vedere spesso, e non certo tristi;/ forse non han capito, e sono proprio tonti,/ che sta per arrivare la resa dei conti.
Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia/…

 

Fischia il vento
Autore: F. Cascione Anno 1944

Fischia il vento, infuria la bufera,/ scarpe rotte eppur bisogna andar,
a conquistare la rossa primavera/ dove sorge il sol dell'avvenir. (2 volte)
Ogni contrada è patria del ribelle/ ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle/ forte il cuore e il braccio nel colpir. . (2 volte)
Se ci coglie la crudele morte/ dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è gia la dura sorte/ contro il vile che noi ricerchiam. . (2 volte)
Cessa il vento, calma è la bufera,/ torna a casa il fiero partigian
Sventolando la rossa sua bandiera;/ vittoriosi e alfin liberi siam. . (2 volte)

 

 

Guarda là su la pianura
Autore: Sconosciuto Anno 1897

Guarda là su la pianura, i ciminé fan pa pì fum
e i padron da la paura s’ fan goerné da coi dij alum,
da coi dij alum,
A l’è neuit ant la strà, le marchese a-i son pa, l’è mach la pòvra uvriera ca travapa neuit e dì,
‘Nt l’officinù, ant l’officina a-i manca l’aria, nt la soffiètta, ant la soffiùta a-i manca ‘1 pan, co’ ‘sta vita proletaria
l’uvrié, l’uvrié la fa tut l’an, la fa tut l’an.
A l’è neuit,,,
Sa j’è peui, sa j’è peui le nostre fije, ca travajo, ca travajo al fabricon, a son... matre smorte e mal turnìe, son le gioie, son le gioie dii padron, coi lasaron.
A l’è neuit...

 

 

L'internazionale
Autore: Bergeret Anno 1901

Compagni avanti, il gran Partito/ noi siamo dei lavorator./ Rosso un fiore in petto ci è fiorito,/ una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell’officina,/ entro terra, nei campi, in mar/ la plebe sempre all’opra china/ senza ideali in cui sperar.
Su, lottiamo! l’ideale/ nostro fine sarà/ l’Internazionale/ futura umanità. (2 volte)
Un gran stendardo al sol fiammante/ dinanzi a noi glorioso va,/ noi vogliam per esso siano infrante/ le catene alla libertà.
Che giustizia alfin venga, vogliamo:/ non più servi, non più signor:/ fratelli tutti esser dobbiamo nella famiglia del lavor.
Su, lottiamo! l’ideale/...
Lottiam, lottiam, la terra sia/ di tutti uguale proprietà/ più nessuno nei campi dia/ l’opra ad altri che in ozio sta.
E la macchina sia alleata,/ non nemica ai lavorator;/così la vita rinnovata/ all’uom darà pace ed amor.
Su, lottiamo! l’ideale/...
Avanti, avanti, la vittoria/ è nostra e nostro è l’avvenir;/ più civile e giusta la storia/ un’altra era sta per aprir.
Largo a noi, all’alta battaglia/ noi corriamo per l’Ideal:/ via, largo, noi siam la canaglia/ che lotta pel suo Germinal
Su, lottiamo! l’ideale/

 

 

La violenza
Autore: Canzoniere pisano Anno: 1969

È cominciata di nuovo la caccia alle streghe: i padroni, il governo, la stampa e la televisione in ogni scontento si vede uno sporco cinese: " Uniamoci tutti a difendere le istituzioni! ",.

Ma oggi ho visto nel corteo tante facce sorridenti, le compagne quindicenni, gli operai con gli studenti:
" Il potere agli operai! No alla scuola del padrone! Sempre uniti vinceremo, viva la rivoluzione! ". Quando poi le camionette hanno fatto i caroselli i compagni hanno impugnato i bastoni dei cartelli ed ho visto le autoblindo rovesciate e poi bruciate, tanti e tanti baschi neri con le teste fracassate.
La violenza, la violenza, la violenza, la rivolta; chi ha esitato questa volta lotterà con noi dom
ani!

 

 

La guerra di Piero
Autore: F. De André Anno 1963

Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa, non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi.
" Lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati. Non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente ".
Così dicevi, ed era d’inverno, e come gli altri verso l’inferno te ne vai, triste come chi deve; il vento ti sputa in faccia la neve.
Fermati, Piero, fermati adesso, lascia che il vento ti passi un po’ addosso. dei morti in battaglia ti porti la voce:
Chi diede la s’ira ebbe in cambio una Croce
Ma tu non lo udisti, e il tempo passava con le stagioni a passo di giava, ed arrivasti a passar la frontiera in un bel giorno di primavera.
E mentre marciavi con l’anima in spalle vedesti un uomo, in fondo alla valle, che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore.
Sparagli, Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora, fino a che tu non lo vedrai esangue cadere a terra, coprire il suo sangue.
" E se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire, ma il tempo a me resterà per vedere, vedere gli occhi di un uomo che muore ".
E mentre gli usi questa premura quello si volta, ti vede, ha paura ed imbracciata l’artiglieria non ti ricambia la cortesia.
Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chieder perdono per ogni peccato;
cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno.
" Ninetta mia, crepare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio, Ninetta bella, dritto all’inferno avrei preferito andarci d’inverno ".
E mentre il grano ti stava a sentire dentro le mani stringevi il fucile, dentro la bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole.
Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa, non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi ma sono mille pap
averi rossi.