HOME PAGE  IL NOSTRO GIORNALE   DOCUMENTI   I SITI DEI COMPAGNI   IL MERCATINO   A TAVOLA CON IL MANTECA   ARTE

 

I DANNATI DI GUANTANAMO

 

 La base americana nella baia di Guantanamo, detta familiarmente "Gitmo" dai suoi abitanti, sta riciclando le sue attività per evitare la piena smobilitazione. I 113 km quadrati di territorio americano incastonati nell'isola di Fidel stanno cercando di trovare una nuova ragione per esistere, oltre a quella di monumento vivente alla guerra fredda. In due anni, i residenti da 6000 sono passati a 3500, tra militari e civili, e il programma di ridimensionamento della base prevede un'ulteriore riduzione a 2500 entro ottobre. L'attenzione dei marinai si concentra soprattutto sul mare, perché Gitmo è diventata strategica nel filtraggio dell'incessante flusso di immigranti che dalle isole caraibiche cercano di approdare con mezzi di fortuna in territorio americano. Il boat people intercettato dalla guardia costiera di Guantanamo viene trattenuto nella base e nella maggior parte dei casi rispedito a casa. Il comandante della base - che è anche il sindaco di una strana città tropicale nordamericana - deve darsi da fare: il budget di 41 milioni di dollari è stato tagliato, e sarà ridotto a 24 milioni entro la fine dell'anno. Il Congresso non ha voluto spendere altro denaro per un simbolo anacronistico, che non esercita più nemmeno un briciolo di fascino sui cubani che desiderano disertare: la popolazione di "esuli" di Gitmo è ridotta e anziana. Attualmente, ci sono 60 cubani in attesa di un visto di ingresso negli USA, e una settantina di vecchietti che ci vive da decenni, come il mitico senor Campbell, che a dicembre compirà 100 anni. Ci sono anche 18 operai che tutti i giorni attraversano i posti di guardia per andare a lavorare alla base - col consenso del governo dell'Avana. Un po' poco per giustificare il ricco bilancio di questo "baluardo della libertà", che continua a versare alle autorità cubane un assegno annuo di 4.085 dollari per l'affitto - prezzo concordato nel 1934- e che il governo cubano non ne ha mai incassato uno. Ma ora sembra che Gitmo si destinato a nuova vita, un nuovo compito lo attende, diventare il carcere di massima sicurezza per i prigionieri Talebani. Un carcere ove le organizzazioni internazionali non sono ammesse, ove il rispetto dei diritti umani potrà essere calpestato e la tortura tollerata. Già, la tortura, sembra una cosa assurda attribuita a quella che da molti viene definita la prima democrazia al mondo ma molti cittadini americani e tanti politici la invocano, chiedono che venga legalizzata, come si faceva nel medioevo. Tortura è la parola giusta, non esiste altro termine per indicare un simile trattamento, bendati e legati per oltre venti ore durante il viaggio da Kabul a Guantanamo, incarcerati in gabbie all’ aperto da due mt per due, senza un interprete, senza una minima assistenza legale, senza il diritto ad un minimo di privacy o di poter comunicare con i propri cari. Per loro non esiste alcun diritto, non vengono considerati prigionieri di guerra, quindi non protetti dalla convenzione di Ginevra e non vengono formalmente incriminati quindi con il diritto ad una difesa. "Il fatto di non indossare uniformi, di non portare armi apertamente, di non avere alcuna insegna militare, indica che vogliono ottenere i vantaggi connessi allo stato dei civili, degli innocenti, dei non combattenti", ha detto il ministro della Difesa americano Donald Rumsfeld. Strano, perché quando si tratta di rimborsare le famiglie delle migliaia di morti dell’ attentato dell’ 11 settembre il governo americano rifiuta perché considera quell’ evento come un atto di guerra, ma poi non considera come prigionieri di guerra i presunti autori di quegli attentati. L'Alto commissario dell'ONU per i diritti dell'uomo ritiene che i prigionieri di Guantanamo debbano godere di questo statuto almeno provvisoriamente. La CICR deve quindi avere accesso ai prigionieri in ogni momento. Il loro trasporto non deve aver luogo in condizioni peggiori di quello garantito alle truppe della Potenza detentrice (art. 46). L'abolizione dello statuto di prigioniero di guerra può essere decisa solo da un tribunale competente (art. 5). Se la terza Convenzione di Ginevra non è applicata, le persone interessate devono essere comunque trattate con umanità e nel rispetto dei loro diritti a un processo equo (art. 5 della quarta Convenzione di Ginevra). Sono convinto che la lotta contro il terrorismo internazionale debba avvenire nel rispetto del diritto internazionale. Gli attacchi indiscriminati a civili sono contrari a tale diritto. Occorre in particolare osservare che sarebbe un controsenso compromettere il diritto internazionale e ridurre la protezione delle persone proprio nella lotta contro il terrorismo, a sua volta combattuto perché minaccia questa protezione.
                                                
Bartolomeo Vanzetti