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Biografia del 'Che'
dal sito internet: web.tiscali.it/ItaliaCuba_mostre

14 giugno 1928 - 9 ottobre 1967

14 giugno 1928
Nasce a Rosario de la Fe in Argentina Ernesto Guevara de la Serna, figlio di Celia de la Serna ed Ernesto Guevara Lynch. Successivamente nasceranno i fratelli Celia, Roberto, Ana María e Juan Martín.
maggio 1930
A quasi due anni si manifesta il primo attacco d'asma, a causa della fragilità polmonare derivatagli da una polmonite contratta a 15 giorni di vita.
1932
I medici consigliano un cambiamento di clima: la famiglia si trasferisce ad Alta Gracia, località turistica nella Sierra di Córdoba.
1935
Il Ministero dell'Educazione con una circolare chiede come mai Ernesto a 7 anni compiuti non risulti iscritto a nessuna scuola. A causa dell'asma Ernesto non ha potuto andare a scuola: lo istruisce la madre per il primo anno. Frequenta regolarmente la seconda e la terza, ma poi fino alla sesta studia come può con l'aiuto della madre. Frequenta l'ultimo anno di scuola primaria regolarmente al Colegio Nacional Deán Funes di Córdoba. Per sfidare il male che lo assilla pratica con passione molti sport, specialmente il calcio e il rugby.
1937
Il padre fonda ad Alta Gracia un comitato di sostegno per la Repubblica spagnola.
1942
Ernesto segue un corso di disegno per corrispondenza.
1944
La famiglia si trasferisce a Buenos Aires, ma nonostante la lontananza di 600 chilometri, Ernesto passa molto del suo tempo libero con l'amico Alberto Granado.
1945
Alberto laureatosi in medicina ha trovato lavoro in un lebbrosario a 1000 chilometri da Buenos Aires.
marzo 1945
Si ammala e muore la nonna. Ernesto si iscrive a medicina. 
1947-1953
Mentre studia medicina, lavora per mantenersi: come infermiere nella flotta mercantile statale sulle petroliere, come praticante all'ufficio d'igiene municipale, nel consultorio e laboratorio di patologia del suo professore Salvador Pisani, che aveva conosciuto da paziente. 
dicembre 1951 -
A bordo di una motocicletta parte con Alberto Granado per il primo viaggio nel sud dell'Argentina e nell'America Latina.
06 gennaio 1952 -
Arrivano a Villa Gesel, a 100 km. da Mar del Plata e proseguono verso sud: Miramar, Necochea, Bahía Blanca.
21 gennaio 1952 -
Da Bahía Blanca ai contrafforti delle Ande. A Río Colorado, Ernesto ha un grave attacco d'asma e si ricovera all'ospedale di Choele Choel, dove gli viene somministrata penicillina. Proseguono in moto per Cipolletti, Piedra de Aguila, Neuquén, San Martín de los Andes. Da qui, zigzagando per le colline e lungo i laghi, attraversano il Carrué Piccolo e il Carrué Grande. Passano i laghi Hermoso, Villorino, Torrentoso, Faulkner, Espejo Grande, Nahuel Huapi, Mariquina e arrivano a Bariloche, Puerto Blest, Puerto Alegre. Attraversano la frontiera cilena a Laguna Fría.
10 febbraio 1952 circa -
Entrati in Cile, imbarcano la moto su una lancia e attraversano il lago Esmeralda, sbarcando a Petrhue. La moto dà segni di stanchezza (hanno già percorso 2600 km.); la caricano su un camioncino e raggiungono Osorno e Valdivia.
11-15 febbraio 1952 -
Con la moto riparata alla meglio, raggiungono Temuco.
19 febbraio 1952 -
Il quotidiano locale "Diario Austral" parla di loro in seconda pagina, presentandoli come due scienziati esperti in lebbra. Proseguono verso nord, verso Santiago, distante 800 km. La moto si rompe in modo grave e un camioncino li trasporta a Lautaro. Riparata la moto, via sempre al nord, verso la salita del Malleco, il ponte ferroviario più alto del Sud America. La moto ha di nuovo un cedimento: un camion li lascia a Cullipull. Ancora una piccola tappa in moto poi un camion li lascia a Mulchen. Il viaggio continuerà in autostop. 
1 marzo 1952 -
Sono a Santiago del Cile. Ernesto è tormentato dall'asma e in difficoltà finanziarie. Ripartono per Valparaíso con mezzi di fortuna.
8 marzo 1952 -
Cercano un passaggio via mare verso nord. Li raccoglie, da clandestini, la nave San Antonio diretta ad Antofagasta. Dopo una forte crisi di asma, decidono di proseguire via mare, ma non trovano imbarchi. Si dirigono in camion verso le miniere di Chuquicamata.
12 marzo 1952 -
Dal diario di Alberto Granado: "...in un hotel di questo paesino (Baquedano) scrivo in attesa che qualche camion ci porti a Chuquicamata". Ma le autorità si oppongono a una loro visita alle miniere; proseguono nascosti su un camion fino a Laguna e ancora più a nord, in direzione di Iquique. Da Iquique ad Arica, il porto più settentrionale del Cile, a 10 km. dal confine con il Perù. Si muovono a piedi di notte, per scacciare il grande freddo che li attanaglia, finché trovano un passaggio da un camion della Guardia Civil. Da Tacna a Tarata, poi Estetique, lungo la vallata fino a Tamara. Un camion li lascia a Llave, e un altro li sbarca a Puno, sul lago Titicaca (il lago più alto del mondo, a quota 4000 metri), il più grande porto lacustre del Perù. E sempre a nord toccano Suboca, Ayacuni, Sicuani, Cuzco. Qui il dottor Hermosa, un medico laureatosi in Argentina, li prende sotto la sua ala, li ospita e li porta a visitare Ollantaytambo e le rovine incaiche.
5 aprile 1952 -
In treno verso il Machu Picchu. Visitano le rovine della fortezza di Husina Pichuc, poi tornano a Cuzco dove si trattengono in attesa di trovare un mezzo che li porti a Lima.
10 aprile 1952 -
Partenza da Cuzco. Passano da Abancay e Huancarama. Ernesto è sofferente e subisce un grave choc anafilattico per un'iniezione di adrenalina. Proseguono con difficoltà verso il lebbrosario di Huambo, poi a Huancayo e Ayacucho. Si muovono in camion attraverso piccoli centri: Merced, San Luis, Ocsapampa, Ramón, Tarma.
30 aprile 1952 -
Arrivano a Lima. Conoscono il dottor Pesce, specialista di lebbra di fama internazionale, che li trattiene per 20 giorni. 
18 maggio 1952 -
Lasciano Lima in camion diretti al lebbrosario di San Pablo. Sulla strada montana intorno a Lima il camion ha un incidente grave: proseguono a piedi sotto una pioggia persistente. Superano la zona montana del Perù e si dirigono a est verso il porto fluviale di Pucallpa, città sul fiume Ucayali, in piena foresta amazzonica. Si imbarcano sul mercantile La Tenepa che fa rotta lungo gli affluenti Ucayali e Marañón e poi sul Rio delle Amazzoni verso Iquitos, il porto più importante della provincia di Loreto e dell'intero Perù.
1 giugno 1952 -
Dopo vari giorni di navigazione sbarcano a Iquitos, città di 50.000 abitanti. Visitano come a ogni tappa ospedali, lebbrosari, musei.
6 giugno 1952 -
A bordo del barcone El Cisne, lungo l'Ucayali, partono per il lebbrosario San Pablo.
8 giugno 1952 -
Arrivano al lazzaretto di San Pablo dove si fermano dieci giorni, ben accolti dai medici e dagli ammalati, che portano in escursioni nella foresta dove vivono gli indios. In segno di riconoscenza i lebbrosi costruiscono per loro una zattera che viene battezzata "Mambo Tango" e la caricano di provviste per un mese, perché possano arrivare in Colombia. Discendono il fiume portati dalla corrente con rigorosi turni di guardia e di ... cambusa.
Ciò nonostante, mancano Leticia, la località in cui i fiumi provenienti da Brasile, Perù e Colombia confluiscono a formare il Rio delle Amazzoni. Prendono terra, dopo aver remato controcorrente, su un'isola brasiliana dove cedono la zattera in cambio di una canoa con cui arrivano a Leticia. Alloggiano in caserma e per sbarcare il lunario vengono ingaggiati come calciatori nella squadra locale che vince il torneo. Ed è così che trovano i soldi per proseguire in aereo.
6 luglio 1952 -
L'aereo li sbarca a Bogotà.
14 luglio 1952 -
Lasciano la Colombia sconvolta da una guerra civile: il governo di Luciano Gómez ha instaurato un clima di terrore. Gli stranieri sono malvisti, specie loro, vestiti da esploratori danno nell'occhio e vengono arrestati e poi rilasciati. Aiutati dagli studenti, si allontanano attraverso il ponte sul fiume Tachino che separa la Colombia dal Venezuela, in camion raggiungono San Cristóbal e Barquisimeto. 
17 luglio 1952 -
Sono a Caracas. Ernesto trova qui il denaro speditogli dalla famiglia; si separa dall'amico Granado e si imbarca su un aereo che lo riporterà in Argentina.L'aereo, che dopo una breve sosta a Miami avrebbe dovuto ripartire per Buenos Aires, rimane fermo un mese a Miami per avaria. Dopo un drammatico stop a Caracas a causa di un'altra avaria, questa volta al carrello, il DC da trasporto riparte finalmente per l'aeroporto di Ezeiza di Buenos Aires, riportando a casa Ernesto dopo sette mesi di viaggio.
ottobre 1952 -
Al rientro del viaggio gli mancano 15 esami per la laurea, che progetta entro maggio.
novembre 1952 -
Dà tre esami: clinica oftalmica, urologica, dermosifilopatica.
dicembre 1952 -
Dà 10 esami.
11 aprile 1953 -
Dato l'ultimo esame, clinica neurologica, si laurea presso la facoltà di medicina di Buenos Aires con una tesi sull'allergologia.
luglio 1953 -
Riparte per il suo secondo viaggio in America Latina con l'amico Carlos Ferrer. Prima tappa, sul treno internazionale Yacuiba-Pocitos, la Bolivia. La lotta popolare ha portato al governo riformista di Paz Estenssoro. Guevara esprime, in quel periodo, questa valutazione: "... daranno il DDT agli indios per togliere i pidocchi ma non risolveranno il problema essenziale che è la causa dei pidocchi...".
12 luglio 1953 -
E' a La Paz.
22 agosto 1953 -
E' a Cuzco.
04 settembre 1953 -
In questa data scrive da Lima alla famiglia l'itinerario che intende seguire: Guayaquil, Quito, Bogotà, Caracas.
04 ottobre 1953 -
Scrive al padre da Guayaquil, Ecuador: "Il nostro viaggio è molto pesante ma sempre più interessante ... c'è un bel clima di libertà personale ...". Incontra l'avvocato argentino esule Ricardo Rojo e decide di andare con lui in Guatemala, via Panama.
24 ottobre 1953 - 
Scrive alla madre da Guayaquil: "... i miei progetti di lavoro sono molto confusi e condizionati al luogo in cui andranno a posarsi le mie ossa ... con un discreto imbroglietto abbiamo il visto per Panama. Partiamo domani, domenica, e staremo lì il 29 e il 30".
10 dicembre 1953 -
Scrive alla zia Beatriz: "... la mia vita è un mare di decisioni improvvise ... ti informo che oltre che medico sono giornalista e conferenziere ... ti abbraccia, ti bacia e ti vuol bene tuo nipote, quello con la salute di ferro, lo stomaco vuoto e la lucida fede nell'avvenire socialista".
dicembre 1953 -
Arrivando in Guatemala, Ernesto ha una lettera di presentazione per Juan Angel Nuñez, membro del governo Arbenz, e attraverso lui conosce l'esiliata peruviana Hilda Gadea, che sposerà qualche mese dopo. Tramite Hilda entra in relazione con Nico López e il gruppo di rifugiati cubani appena arrivati in Guatemala dopo l'assalto alla caserma Moncada, che alloggiavano alla pensione Cervantes nella Decima Avenida. Qui iniziano a chiamarlo Che. Lavora come medico al servizio del governo costituzionale.
28 dicembre 1953 -
Scrive alla madre da Città del Guatemala le peripezie del viaggio: a piedi e in autostop dal Costarica, al Salvador e al Nicaragua, poi in macchina da Managua al Guatemala. Pubblica alcuni articoli scientifici sulla rivista "Siete", n° 45.
05 gennaio 1954 -
Scrive alla zia Beatriz dal Consolato Argentino di Città del Guatemala: "... questo è un paese dove uno può dilatare i polmoni e riempirseli di democrazia...".
15 gennaio 1954 - 
Scrivendo alla sorella Ana María, dopo aver manifestato diffidenza per gente che ha conosciuto, le chiede un medicinale per l'asma che non trova in Guatemala: "... questo non è un buon clima per me e devo starmene a regime stretto...".
02 febbraio 1954 -
Scrive al padre: "... il tran tran quotidiano della battaglia per mangiare non mi ha consentito di conoscere il Guatemala come vorrei...".
12 febbraio 1954 -
Scrive a zia Beatriz che si fermerà in Guatemala almeno sei mesi e che poi ha intenzione di passare un anno altrove: nell'ordine Venezuela, Messico, Cuba, Stati Uniti. Nei due anni successivi progetta di visitare Haiti e Santo Domingo, poi andrà in Europa. La lettera è scritta su carta intestata dell'Istituto per lo Sviluppo della Produzione dove lavora Hilda Gadea. E' entrato nel Partito Comunista Guatemalteco e lavora anche come medico dei sindacati.
28 febbraio 1954 -
Lettera alla famiglia: "Le mie attività future sono un mistero anche per lo stesso Tata Dios ... sto organizzando materiale per un libro ... ma la lotta per il sostentamento quotidiano non mi consente di dedicare molto tempo alla cosa...". Lamenta di non poter essere un medico al servizio della comunità contadina per ragioni burocratiche (la non iscrizione a un sindacato lavoratori).
marzo 1954 -
Scrive ai genitori dal Petén, regione selvaggia del Guatemala, "luogo splendido perché vi fiorì la civiltà Maya e in seguito fu scenario della conquista di Alvarado, il capitano di Cortés, e ci sono più malattie che madonne..."; ancora la doppia passione per l'archeologia e la medicina.
aprile 1954 -
La passione per l'archeologia lo fa dispiacere di non aver potuto visitare le rovine di Tikal e di Piedras Negras. Espone altri progetti di viaggio: "Europa occidentale per due anni, di cui almeno sei mesi a Parigi; Europa orientale un anno o due, metà in Russia, due o tre anni in Asia, gran parte dei quali in India e Cina, poi l'Africa alla ventura e il mondo è finito".
10 maggio 1954 -
Lettera alla madre: "... in Guatemala potrei diventare molto ricco... mettere su una clinica e dedicarmi all'allergologia (qui è pieno di colleghi del 'soffiotto'). Farlo sarebbe il più orribile tradimento ai due io che lottano in me, il socialista e il viaggiatore...".
15 maggio 1954 - 
Lettera ai fratelli: "... me ne vado in Salvador..."; è scaduto il visto in Guatemala.
giugno 1954 -
Scrive alla madre datando: "primo mese della speranza"; racconta delle rovine dei Pipiles, la popolazione autoctona che dalle Ande si era spinta alla conquista del sud; dei giorni passati al mare in Honduras in attesa del visto che non gli viene concesso; del Salvador e delle visite archeologiche, descrivendo con estremo interesse caratteristici Buddha in bassorilievo molto vicini alle civiltà indostane. Dopo aver lavorato come scaricatore a Puerto Barrios, col treno è tornato in Guatemala.
20 giugno 1954 -
Scrive alla madre un'appassionata analisi dei pericoli che gravano sulla repubblica democratica del colonnello Arbenz, osteggiata dalla United Fruit, che ha assoldato mercenari honduregni e promuove bombardamenti sulla capitale.
04 luglio 1954 -
Lettera alla madre: la situazione politica in Guatemala è stata violentemente ribaltata dal golpe di Castillo Armas. Scrive in questo periodo un articolo di 14 cartelle intitolato "Ho visto la caduta di Jacobo Arbenz". Aiuta gli amici cubani e guatemaltechi a rifugiarsi nell'Ambasciata Argentina dove anche lui è ospite. Messi in salvo gli amici, progetta di partire in treno per il Messico.
07 agosto 1954 -
Scrive alla madre: "... qui ho risolto le mie cose e me ne vado in Messico...".
inizio settembre 1954 - 
Lettera alla famiglia di raccomandazione e di presentazione per gli esuli guatemaltechi in Argentina. A proposito di uno di essi scrive con l'ironia che gli è abituale: "... nei duri mesi della dominazione rossa, quando i miei piedi baciavano la polvere del Guatemala... mi fece dare un buon paio di scarpe con le quali penso di calpestare altre terre, con la sola ricompensa di un sorriso... Adesso è l'occasione per fare qualcosa pagando il debito di gratitudine che ho nei suoi confronti...".
fine settembre 1954 -
Scrive a zia Beatriz da Città del Messico: "... la città... mi ha ricevuto con tutta la sua indifferenza di grande animale, senza farmi carezze né mostrarmi i denti... un affettuoso abbraccio, baci dosati e altre erbe e se trovate qualche soldo di troppo venite a farmi visita alla mia magione di via Quatecmoc, terza traversa a sinistra. Finché non sarà finito l'ottavo piano, continuate a scrivere al consolato".
30 settembre 1954 -
Scrive al padre sui progetti di sopravvivenza: borsa di studio, sceneggiatore per il cinema e un visto per gli USA.
novembre 1954 - 
Fa il fotografo di piazza in attesa della borsa di studio o di una condotta medica.
dicembre 1954 -
Scrive alla madre di essere stato assunto come redattore all'Agenzia "Prensa Latina". Alla mattina lavora come volontario in ospedale e continua anche la fotografia, "dedicandomi a cose più importanti come studi e alcune cosette strane che ci sono da queste parti...".
gennaio 1955 -
Raccoglie materiale "per un libriccino che porta il pretenzioso titolo 'La funzione del medico in America Latina'... in quale momento ho smesso di ragionare per abbracciare qualcosa di simile a una fede non posso dirlo neanche in modo approssimativo perché il cammino è stato lunghetto e con molti ripensamenti...".
febbraio-marzo 1955 - 
Scrive al padre di aver portato a termine tre lavori scientifici che gli fanno ben sperare in una borsa di studio a Parigi.
09 aprile 1955 -
Scrive alla zia di essere stato coinvolto come fotografo nei Giochi Panamericani e che l'Agenzia Prensa Latina ha cessato la sua attività. Si firma: Stalin 2°.
09 maggio 1955 -
Scrive alla madre di aver ottenuto una borsa di studio che comprende vitto, alloggio e pochi centesimi, nonché la pubblicazione dei suoi lavori.
maggio 1955 -
Lavora in ospedale nel reparto cardiologia e allergologia. Ha 200 pazienti da assistere. Vive in un piccolo appartamento con Julio Roberto Cáceres detto Patojo e con Hilda Gadea, divenuta sua moglie. Si rivivificano i rapporti con Nico López e altri cubani del gruppo 26 Luglio. Arriva in Messico Raúl Castro; qualche settimana dopo anche Fidel Castro.
27 maggio 1955 -
Scrive al padre delle sue ricerche sui propectani e sulla ialunoridasi, e continua: "La Habana mi attrae particolarmente per riempire il cuore di paesaggi ben mescolati con passi di Lenin... se il prossimo paese che visito è Cuba, lì non lavorerò ma farò un rapido giro per far visita all'intera gamma di amicizie che ho stretto durante il loro esilio...".
17 giugno 1955 -
Scrive alla madre: "... la mia vita extramedica prosegue in un monotono ritmo domenicale intervallato da imprese come la scalata al Popocatépetl (ho potuto vedere finalmente le viscere della Pachamama)... ho una quantità di ragazzetti ammirati dalle mie avventure o interessati a imparare qualcosa delle dottrine di San Carlos...".
luglio-agosto 1955 -
Guevara viene presentato a Fidel Castro a casa di María Antonia Gonzáles de Paloma, in Calle Amparan 49. Dopo una notte interamente passata a parlare, all'alba Fidel Castro lo arruola come medico della sua spedizione per la liberazione di Cuba.
20 luglio 1955 -
In una lettera alla madre analizza la situazione politica argentina dopo il golpe antiperonista del 16 giugno: a Guevara la posizione internazionale del peronismo appare come una forza in opposizione agli Stati Uniti. Conclude la lettera descrivendo la scalata al Popocatépetl con un cubano.
20 luglio 1955 -
A zia Beatriz scrive che i suoi lavori scientifici lo porteranno "nel paese il cui nome ignorano tutti meno Dio e la sua mano destra".
24 settembre 1955 -
Scrive alla madre delle ripercussioni in America Latina della caduta di Perón. Poi continua: "non so se avete ricevuto la notizia ufficiale del mio matrimonio e dell'arrivo dell'erede. Se non è così, ti comunico la nuova ufficialmente perché la trasmetta agli altri: mi sono sposato con Hilda Gadea e avremo un figlio tra poco".
07 ottobre 1955 - 
Scrive alla zia: "aspetto un Vladimiro Ernesto tra poco tempo; naturalmente lo aspetto io ma lo avrà mia moglie... qui, in questi giorni, è piovuto tanto da trapassare quasi il mio impermeabile di forte tela cordobese (d'adozione)... alla fine del mese con Hilda andremo a visitare le rovine più antiche dei Maya...".
09 novembre 1955 -
Scrive alla madre sulla situazione politica in Argentina. Parlando delle cose di ogni giorno dice: "...i miei progetti e i miei lavori sono sempre gli stessi... in generale non sappiamo nulla del nostro futuro e non sarebbe strano che ce ne andassimo in qualche paese dell'Asia... l'erede va a gonfie vele senza complicazioni... passeremo qualche giorno nello Yucatán per vedere il tempio di Chichén-Itzá e altri simili...".
05 dicembre 1955 -
Alla madre: "mi sto commercializzando per vedere se possiamo far fronte all'arrivo del bebè in perfette condizioni finanziarie".
dicembre 1955 -
Compie gite ai vulcani dello Ixtachmatal e si prepara per il congresso di allergologia che si terrà a Vera Cruz nel marzo seguente.
gennaio 1956 - 
Scrive alla madre: "i vulcani continuano a essere preda dei miei iracondi piedi conquistatori... Il lattante nasce l'ultima settimana di febbraio. Dopo marzo decido della mia vita...".
febbraio 1956 -
Inizia l'addestramento al Poligono di tiro di Los Gamitos, vicino a Città del Messico.
09 febbraio 1956 -
Scrive al padre, congedandosi con "grandi abbracci da Siddharta Guevara".
primavera 1956 -
Continua l'addestramento al ranch Santa Rosa, vicino alla città di Chalco. L'istruttore è il generale Alberto Bayo dell'esercito repubblicano spagnolo.
marzo 1956 -
Scrive alla madre datando "25 della nuova era" per annunciare la nascita di Hildita, sua primogenita: "... spero di vederti in qualche posto, in questa cacchina di Dio chiamata Terra...".
13 aprile 1956 -
Nella lettera alla madre parla della piccola Hilda: "... la mia anima comunista si espande pletorica: è venuta fuori uguale uguale a Mao Tse Tung... insegnerò fisiologia all'Università di Città del Messico...". 
15 aprile 1956 -
Scrive al padre: "... se non diventerò una personalità della scienza medica come scienziato, lo diventerò come divulgatore della dottrina di San Carlos dagli alti seggi universitari...".
20 giugno 1956 -
Viene arrestato con Fidel Castro, Universo Sánchez, Ramiro Valdés e, successivamente, con altri ribelli tra i quali María Antonia Gonzáles.
02 luglio 1956 -
Al processo vengono liberati tutti i prigionieri, salvo Castro, Guevara e Calixto García a causa del permesso di soggiorno scaduto.
10 luglio 1956 - 
I genitori ricevono una lettera dal carcere in cui Ernesto rivela esplicitamente i suoi legami con i rivoluzionari cubani e di aver abbandonato la medicina.
15 luglio 1956 -
Sempre dal carcere, risponde alla madre che gli rimprovera la vacuità dello sciopero della fame: "...l'abbiamo fatto due volte: la prima hanno liberato 21 dei 24 detenuti, la seconda hanno annunciato che avrebbero liberato Fidel Castro, il capo del movimento, il che dovrebbe accadere domani...".
31 luglio 1956 -
Dopo l'avvenuta liberazione di Castro (il 24), anche Guevara e García vengono rilasciati dopo 57 giorni di carcere.
fine agosto 1956 -
Scrive alla madre: "... la mia strada sembra allontanarsi lentamente e fermamente dalla medicina... San Carlos ha fatto un buon acquisto... mamma, un grande bacio dal tuo figlio clandestino...".
settembre 1956 -
Scrive a zia Beatriz dalla clandestinità, scherzandoci sopra: "... sono in villeggiatura in attesa che si risolva la mia richiesta di asilo politico nel paese".
15 novembre 1956 - 
Scrive alla madre: "...ancora in terra messicana... vedo Hilda qualche fine settimana...".
dal 24 novembre 1956 al 18 ottobre 1967
24 novembre 1956 -
Scrive alla madre prima dell'imbarco sul Granma.
24-25 novembre 1956 - 
Alle due di notte, a luci spente, lo yacht Granma parte da Tuxpán con brutto tempo e un carico inverosimile di uomini (82) e materiali. La rotta prevedeva un giro a sud di Cuba lungo la Giamaica e le isole del Gran Cayman e lo sbarco a Niquero nella provincia orientale. Delle 82 persone a bordo, 20 avevano partecipato all'assalto della caserma Moncada; 4 non erano cubani: il medico argentino Ernesto Guevara, Gino Doré‚ italiano, Guillén messicano e il pilota dominicano Ramón Meyas.
27 novembre 1956 -
Frank País, responsabile del Movimento 26 Luglio per la provincia di Oriente, riceve il telegramma che annuncia la partenza della spedizione.
30 novembre 1956 -
Viene messo in atto da Frank País il tentativo insurrezionale di Santiago de Cuba concordato con Fidel Castro. Il piano fallisce e si scatena la repressione da parte dell'esercito batistiano.
22 gennaio 1957 -
I guerriglieri si scontrano con i batistiani ad Arroyo del Infierno. Alcuni giorni dopo sono bombardati da aerei.
16 febbraio 1957 -
L'inviato del Times, H. L. Matthews fotografa i guerriglieri e raccoglie la prima intervista di Fidel, come capo dell'Esercito Ribelle.
13 marzo 1957 -
I giovani del Direttorio Rivoluzionario assaltano il palazzo presidenziale di Batista a La Habana. L'attacco fallisce e la maggior parte dei giovani vengono trucidati.
marzo 1957 -
La colonna sulla Sierra Maestra viene rinforzata con arrivi da Santiago. Circa 80 uomini compongono ora la guerriglia. Guevara ha uno dei suoi attacchi d'asma. 
aprile 1957 -
Raggiunge i guerriglieri la troupe della CBS con i giornalisti R. Taber e W. Hoffman venuti per realizzare il documentario "La storia dei combattenti nella giungla di Cuba". Sono accompagnati sulla Sierra da Celia Sánchez e da Haydée Santamaría.
28 maggio 1957 -
Il gruppo, forte ora di 127 uomini, 80 dei quali ben armati, esce vittorioso a Uvero, sulla costa orientale.
giugno 1957 -
Ernesto Guevara e la sua "Cuarta Columna" operano sulla Sierra Maestra centrale attorno a El Hombrito.
31 luglio 1957 -
A Santiago de Cuba viene assassinato Frank País, figura di spicco del Movimento 26 Luglio. I funerali di Frank País si trasformano in spontanee agitazioni di protesta contro la dittatura di tutta la popolazione. Lo sciopero generale che segue viene represso nel sangue. 
10 settembre 1957 -
I guerriglieri di Guevara partecipano a uno scontro vittorioso a Pino del Agua.
16 ottobre 1958 - 
Tra imboscate, scontri e attacchi aerei, la colonna del Che arriva nell'Escambray nella provincia montuosa di Las Villas dopo 46 giorni di marcia e di guadi.
18 ottobre 1958 -
Dopo due giorni di riposo, la colonna riprende la marcia e realizza azioni di disturbo per non permettere lo svolgimento delle elezioni (a cui votò solo il 30% della popolazione cubana e nella zona neanche il 10%). 
07 novembre 1958 -
Fidel Castro lascia il suo quartier generale sulla Sierra e inizia la marcia su Santiago de Cuba alla testa di 300 guerriglieri. Contemporaneamente Raúl Castro si dirige verso Santiago de Cuba scendendo da nord occupando la città di Sagua de Tanamo. 
16 dicembre 1958 -
La colonna di Guevara fa saltare il ponte sul Río Falcón interrompendo la Carretera Central e isolando la città di Santa Clara, capoluogo della provincia di Las Villas. Muove attacchi all'esercito di Batista in varie località e a Fomento cattura 100 fucili. 
21 dicembre 1958 -
Attacco simultaneo e vittorioso delle forze di Guevara alle città di Cabaiguán e Guayos. Vengono liberate anche Placetas, Remedios e Caibarien.
25 dicembre 1958 -
Entrata di Guevara nella città di Sancti Spiritus.
29 dicembre 1958 - 01 gennaio 1959 -
Il Comandante Che Guevara vince la decisiva battaglia di Santa Clara. La battaglia dura dalle ore 5 del mattino del 29 dicembre e termina nel pomeriggio del 1° gennaio 1959. I guerriglieri riescono a far deragliare un treno blindato carico di soldati e di armi. Durante lo scontro Guevara viene ferito al braccio sinistro. Batista fugge in aereo a Santo Domingo insieme al Capo di Stato Maggiore, al Comandante della Marina e al Capo della Polizia.
02 gennaio 1959 -
Il Che e Camilo Cienfuegos entrano a La Habana mentre Fidel entra a Santiago de Cuba. Viene proclamato lo sciopero generale in tutto il paese.
2 giugno 1959 -
Sposa Aleida March che ha partecipato al suo fianco a tutta la campagna nelle montagne dell'Escambray. Da lei avrà quattro figli: Aleidita, Celia, Camilito ed Ernesto.
09 febbraio 1959
Il nuovo Consiglio dei Ministri lo dichiara cittadino cubano.
ottobre 1959
E' nominato Capo del Dipartimento dell'Industrializzazione dell'INRA (Istituto per la Riforma Agraria).
13 giugno 1959
Parte come ambasciatore con l'incarico di stabilire relazioni economiche con i paesi afroasiatici. Visita Egitto, India, Giappone, Indonesia, Sri Lanka, Pakistan, Sudan, Marocco, Jugoslavia.
ottobre 1960
Compie una visita ufficiale in Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Cina, Corea del Nord e Germania Est a capo di una delegazione commerciale.
agosto 1961
Dirige la delegazione cubana al primo incontro del CIES (Conferenza Interamericana Economica e Sociale) a Punta del Este (Uruguay). Nel suo discorso ridicolizza la spedizione mercenaria a Cuba (Playa Girón), avvenuta in aprile. Chiede trattori, come risarcimento. Espone il suo tema della rivoluzione continentale.
18 agosto 1961
Parla all'Università di Montevideo.
luglio 1963
Visita l'Algeria di Ben Bella e pronuncia un discorso al Seminario di Algeri.
25 marzo 1964
Denuncia con violenza il neo colonialismo degli Stati Uniti in America Latina alla Conferenza Mondiale per il Commercio e lo Sviluppo svoltasi a Ginevra.
aprile 1964
Ulteriore visita in Algeria.
novembre 1964
Dirige la delegazione cubana ai festeggiamenti per il 47° Anniversario della Rivoluzione d'Ottobre: è la terza e ultima visita in Unione Sovietica.
09-11 dicembre 1964
Pronunzia due discorsi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
14 dicembre 1964
Appare alla televisione americana, poi parte per il Mali senza rientrare a La Habana.
01 gennaio 1965
Conclude la visita al Mali.
gennaio-febbraio 1965
Visita Congo-Brazzaville, Guinea, Ghana, Dahomey, Tanzania ed Egitto.
24 febbraio 1965
E' ad Algeri per partecipare al Secondo Seminario Economico delle Organizzazioni della Solidarietà Afroasiatica. Pronuncia un discorso critico verso l'Unione Sovietica che rimprovera di abuso nei trattati economici. Poi torna a Cuba.
14 marzo 1965
Appare per l'ultima volta in pubblico al suo rientro dall'Africa. Lo attendono all'aeroporto Fidel Castro e il Presidente della Repubblica di Cuba Osvaldo Dorticós. 
12 aprile (?) 1965
Lascia Cuba per il Congo. 
marzo (?) 1966
Ritorno a Cuba.
fine agosto (?) 1966
Lascia Cuba.
03 ottobre 1965
Castro legge pubblicamente il messaggio di addio del Che: "... altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei modesti sforzi...".
03 novembre 1966
Compare in Bolivia con un passaporto intestato ad Adolfo Mena Gonzáles. Il suo nome di battaglia è Ramón.
06 novembre 1966
Raggiunge la fattoria base della guerriglia boliviana a Ñancahuasú.
07 novembre 1966
Inizia a scrivere il suo diario di guerrigliero.
12 dicembre 1966
Arrivo del gruppo cubano.
31 dicembre 1966
Riunione politica con Monje, segretario del Partito Comunista Boliviano. Disaccordo totale.
31 gennaio 1967
Inizia la marcia verso nord e verso nord-est.
20 febbraio 1967
Ritorno al campo: arrivano visitatori stranieri.
23 marzo 1967
Primo scontro a fuoco con i militari boliviani.
10 aprile 1967
Scaramucce a Iripti.
17 aprile 1967
Si riunisce a La Habana la Tricontinentale e Osmany Cienfuegos legge il messaggio del Che. Le agenzie di stampa cominciano a parlare della presenza del Che in Bolivia.
21 aprile 1967
Arresto di Debray e Bustos, giornalisti che appoggiavano la guerriglia.
07 giugno 1967
Il governo boliviano di Barrientos dichiara lo stato di assedio.
24 giugno 1967
Viene repressa nel sangue la rivolta dei minatori di Catavi e Huanuni.
luglio-agosto 1967
La guerriglia riporta qualche successo militare. Ma si divide in due gruppi che non riusciranno più a ricongiungersi.
31 agosto 1967
A Vado del Yeso viene distrutto il gruppo di Joaquín, di cui fa parte anche "Tania la guerrigliera".










26 settembre 1967
Nella zona di Valle Grande il gruppo del Che cade in una prima imboscata. 
29 settembre 1967
Una notizia dell'agenzia AP dice che un'autorevole fonte militare ha confermato che l'Esercito Boliviano con 1500 uomini sta partecipando alla caccia al Che.
08 ottobre 1967
Il gruppo del Che è accerchiato da centinaia di uomini alla Quebrada del Yuro. Il Che, ferito alle gambe, viene catturato. Trasportato nella scuola del villaggio di La Higuera viene interrogato. Non risponde ad alcuna domanda. Viene lasciato senza cure.
09 ottobre 1967
Viene ucciso, con una raffica di fucile mitragliatore, alle ore 13:10 dal sergente Mario Terán per ordine del Presidente boliviano René Barrientos.
18 ottobre 1967
Castro ricostruisce la sua morte alla televisione cubana.
http://web.tiscali.it/venceremos/guevara/biografi.htm

 

Il Che nel ricordo

Dalla rivista Isla Grande
sito internet : http://www.edizioni-achab.it

Ormai scrivere sul Comandante Che Guevara per chiunque è divenuta una sfida, una vera prova.
Che cosa si può dire che non sia stato già detto?
Quale nuovo aspetto trattare della sua vita, del suo pensiero, del suo carattere?
Mille articoli giornalistici, centinaia di libri, documentari, alcuni film, programmi televisivi... tutto è stato sviscerato. Insomma scrivere oggi qualcosa di originale sul Che Guevara è divenuto un'autentica impresa.
Chi scrive, per superare tutti questi problemi di non facile soluzione che pongono in imbarazzo qualsiasi giornalista coscienzioso, ha deciso di raccontare un aneddoto inedito, un fatto autentico accaduto "vicino a casa mia"... Solo alla fine della storia però rivelerò chi è il testimone.
Sono passati circa quaranta anni e furono due incontri brevi, di poca durata.
Quell'uomo, il nostro testimone, afferma che non si dimenticherà mai del Che nonostante il tempo trascorso -40 anni -di cui si dice anche che sono tutta una vita. Quest'uomo è davanti a me e ha 74 anni compiuti.
Sicuramente sono molti i fatti accaduti nella sua vita, ha molti ricordi, ma questo in particolare rimane vivo nella sua memoria, attuale.
Egli ha i capelli bianchi, molte rughe e dimostra tutti i suoi 74 anni.
Ricorda il Che fotograficamente, come se chiudendo gli occhi gli apparisse davanti, così come lo vide quaranta anni fa.
Mi racconta: Era il 1960, uno degli anni più importanti della rivoluzione cubana che trionfò il primo gennaio del 1959. Il Governo guidato da Fidel Castro e di cui il Che Guevara faceva parte, aveva già preso diversi provvedimenti che stavano provocando l'odio e la vendetta degli Stati Uniti e della borghesia cubana.
Le industrie in potere dei capitali stranieri e dei ricchi nazionali che le avevano ottenute in maniera fraudolenta erano già state nazionalizzate.
Questa piccola storia inizia in un luogo chiamato Santa Lucia, al nord della provincia cubana di Pinar del Rio, la più occidentale dell'Isola.
In questo luogo al termine degli anni cinquanta avevano cominciato a costruire un impianto per la produzione dell'acido solforico e per l'estrazione d'oro e argento dopo il trattamento di un sottoprodotto ottenuto dopo l'estrazione del rame.
Quest'industria si chiamava allora Sulfometales, ma poi fu ribattezzata Patricio Lumumba.
Come tutte le industria cubane nazionalizzate, dipendeva dal Dipartimento delle Industrie nazionali della Riforma Agraria.
Il responsabile di questo Dipartimento non era altro che il Che Guevara, che poi sarebbe divenuto anche il Ministro dell'Industria.
Il Che era giunto a Santa Lucia per visitare questo impianto industriale; aveva visitato tutta la fabbrica, fatto domande sulla produzione, sulle prospettive del momento e su quelle future. Dopo aver conversato lungamente con i dipendenti nel cortile della fabbrica il Che si diresse verso gli uffici dell'amministrazione.
Fu in quel momento che il nostro testimone cominciò a vivere la sua esperienza che è rimasta ancora, dopo 40 anni, fresca e viva nella sua mente.
Il Che chiese all'amministratore come andava l'industria, quali erano i problemi, che soluzioni si cercavano, come andava il lavoro, qual era lo stato d'animo dei lavoratori e anche quale era la sua personale esperienza nel lavoro e come dirigente industriale.
"lo, là seduto alla mia scrivania - racconta l'allora amministratore della Sulfometales -e il Che davanti che mi faceva tante domande, ascoltava le mie risposte, le analizzava rapidamente, mi faceva altre domande..." "La conversazione" dice il vecchio amministratore "non fu molto lunga... non ricordo bene se durò 30 o quarantacinque minuti.
Il Che voleva sapere tutto sulla nostra industria, non dava opinioni, voleva sapere come stavano le cose, entrare nella nostra realtà." Quasi al termine della conversazione- mentre si stava alzando in piedi -il Che scoperse un libro che stava sul tavolo dell'amministratore, un testo sulla direzione dell'economia industriale, pubblicato in Messico dalla Casa Editrice "Fondo di cultura economica ."
"Lei sta leggendo questo libro?" chiese il Che... Alla risposta affermativa cominciò a parlarne con sicurezza, commentandolo, perchè anch'egli lo aveva letto e infine chiese: "Ma le piace leggere?" L'amministratore rispose di sì e il Che disse allora: "Forza e coraggio, perche ci mancano direttori e amministratori che leggano e studino questa materia!"
Queste parole chiusero il primo incontro dell'ex amministratore con il Comandante Che Guevara.
Oggi, dopo tanti anni, il nostro testimone di settantaquattro anni dice di comprendere il significato di quella frase perché: "II Che guardava verso il futuro e sapeva chiaramente che i responsabili dell'economia cubana dovevano apprendere moltissimo, perché il fervore e le decisioni della rivoluzione non erano sufficienti: si doveva studiare ed essere preparati ."
Alcuni mesi dopo quel primo incontro, accade qualcosa che fissò in maniera indelebile il ricordo e la memoria del Comandante Che Guevara nella mente di questo settantenne cubano.
Continua il suo racconto: "Erano passati molti mesi, non so dire quanti, ma sicuramente parecchi. lo ero all'Avana, nella sede dell'INRA dove oggi c'è il Ministero delle Forze Armate, nell'ufficio che occupava al Ministero dell'Industria.
Stavo svolgendo il mio lavoro di amministratore dell'industria Sulfometales e cercavo di risolvere problemi di vario genere, quando a un certo momento si aperse la porta ed entrò il Che Guevara.
Con lui era la figlia maggiore, Hilda, allora bambina. Con l'altra mano reggeva il guinzaglio di un cane da pastore tedesco.
Rimasti molto stupito quando dopo aver salutato tutti mi riconobbe e dopo aver lasciato il cane mi chiese: "Come sta l'amministratore della Sulfometales?"
"Non mi stava chiedendo informazioni, ma poiché voleva notizie sull'industria, io cominciai a riferirgli la situazione e con me altri compagni presenti. Lui si interessò al problema che stavo cercando di risolvere. Si parlò per circa dieci minuti e alla fine mi stupì veramente moltissimo, facendo in modo che il nostro incontro diventasse assolutamente indimenticabile."
Il Che stava già uscendo quando si voltò, mi guardò e mi domandò a bruciapelo: "continua a leggere libri di economia ?" lo confesso che non me lo sarei mai aspettato! Rimasi allibito!
Come poteva una persona così occupata ricordare uno dei tantissimi amministratori, ricordare che leggeva e che si interessava di economia? Ma anche quello era il Che..."
Questo è il semplice aneddoto che mi ha raccontato il testimone, il vecchio cubano di 74 anni: mio padre, che con questo ricordo così presente è uno dei moltissimi uomini che a 33 anni dalla morte del Che pensano che il Comandante Guevara è sempre vivo, così come tanta gente nel mondo, nonostante tutti gli anni trascorsi, cerca ancora di capire chi era il Che, come pensava, come agiva, perché ha fatto quello che ha fatto e dove voleva arrivare. 
Pedro Costa 
(trad. di G. Minuti) 

Il pensiero del Che 

... Per noi, la sola definizione valida di socialismo è l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Finché ciò non avviene, si è nel periodo della costruzione della società socialista; e se questo fenomeno non si verifica, se la lotta per la soppressione dello sfruttamento ristagna o, addirittura, fa passi indietro, non è legittimo neppure parlare di costruzione del socialismo .. ... La via è lunga e piena di difficoltà. A volte, per aver sbagliato strada, si è costretti a retrocedere; altre volte, per aver camminato troppo in fretta, ci si ritrova separati dalle masse; in qualche caso, per essersi mossi troppo lentamente, sentiamo sul collo l'alito di coloro che ci stanno alle calcagna e ci pestano i piedi. Nella nostra ambizione di rivoluzionari, cerchiamo di marciare quanto più rapidamente ci è possibile, aprendo nuove vie, ma sappiamo che dobbiamo trarre alimento dalla massa e che essa potrà avanzare più velocemente soltanto se la stimoleremo
con il nostro esempio ...


... Non si tratta di sapere quanti chilogrammi di carne si mangia, o di quante volte all'anno si può andare a passeggiare sulla spiaggia, né di quante cose belle che vengono dall'estero si possano acquistare con i salari attuali. Si tratta essenzialmente del fatto che l'individuo si senta più completo, molto più ricco interiormente e molto più responsabile. L'individuo, nel nostro paese, sa che l'epoca gloriosa che gli è dato di vivere è un'epoca di sacrificio; conosce il sacrificio ... 


... Si corre il pericolo che i singoli alberi impediscano di vedere il bosco. Inseguendo la chimera di realizzare il socialismo con le armi spuntate che il capitalismo ci ha lasciato (la merce come cellula economica, il reddito, l'interesse materiale individuale come leva, eccetera) si può finire in un vicolo senza uscita. E vi si arriva dopo aver percorso molta strada, nella quale i cammini si intrecciano più e più volte, e in cui è difficile rendersi conto del momento preciso in cui si è sbagliato direzione. E intanto la base economica adattata a quei modelli ha compiuto la sua opera di mina sullo sviluppo della coscienza. Per costruire il comunismo, contemporaneamente alla base materiale bisogna fare l'uomo nuovo ... 
... Inoltre, non dobbiamo mai dimenticare che la Rivoluzione cubana, con la forza del suo esempio, non agisce solo qui, all'interno, e che i suoi doveri vanno più in là delle frontiere di Cuba: il dovere di estendere la fiamma ideologica della Rivoluzione in tutti gli angoli d'America, in tutti gli angoli del mondo dove ci ascoltino; il dovere di essere sensibile a tutte le miserie, a tutti gli sfruttamenti e a tutte le ingiustizie ... ... L'atteggiamento comunista di fronte alla vita è quello di mostrare con l'esempio la strada che bisogna seguire, è quello di trascinare le masse con il proprio esempio, qualunque siano le difficoltà da vincere lungo il cammino. Chi può mostrare l'esempio del suo lavoro ripetuto per giorni e giorni senza aspettarsi dalla società nient'altro che il riconoscimento dei suoi meriti di lavoratore, di costruttore di questa nuova società, ha il diritto di pretendere lo stesso senso di responsabilità nell'ora del sacrificio. E la costruzione della nostra società non si potrà realizzare se non sulla base del sacrificio ...
... Il socialismo soltanto a livello economico e privo di una morale comunista non mi interessa (...) Se il comunismo dimentica i fatti della coscienza, esso potrà forse essere un metodo di ripartizione, ma non è più una morale rivoluzionaria ...

"Parallelamente al lavoro fornito giornalmente allo scopo di creare nuove ricchezze da distribuire alla società, l'uomo che produce, operando dentro questo nuovo atteggiamento, si perfeziona. Per questa ragione diciamo che il lavoro volontario non deve essere apprezzato soltanto in rapporto all'attuale interesse economico a beneficio dello Stato: infatti esso è soprattutto il fattore che sviluppa più di ogni altro la coscienza dei lavoratori. E meglio ancora quando i lavoratori operai lo realizzano in un settore che non è il loro, per esempio tagliando la canna da zucchero - talvolta in condizioni molto dure - o quando i nostri impiegati amministrativi o i tecnici ben conoscono i campi di Cuba o le fabbriche perché vi hanno realizzato un lavoro volontario. In questo modo si stabilisce una nuova coesione cosciente fra due settori che la tecnica produttiva capitalista mantiene sempre separati, anzi ostili. E questo fa parte del suo compito di divisione permanente, i cui fini sono di mantenere un numeroso esercito di disoccupati, di gente disperata, pronta a lottare per un tozzo di pane, anche andando a lungo termine incontro al proprio interesse e talvolta contro ogni principio etico. Il lavoro volontario diviene allora un modo per stabilire un legame e una comprensione tra i nostri lavoratori amministrativi e i nostri lavoratori manuali, e questo serve a liberare la strada per raggiungere un nuovo stadio della società, stadio in cui non vi sarà più differenza tra lavoratori manuali e intellettuali, tra operai e contadini".

dal discorso per la consegna dei diplomi agli insigniti per il lavoro volontario 15 agosto 1964... Non bisogna indottrinare. Bisogna insegnare a pensare e ad analizzare. Non bisogna ammettere che si possa credere a una cosa senza prima averla compresa. Altrimenti non si fa che creare dei fanatici e dei dogmatici.

"... Sono nato in Argentina; non è un segreto per nessuno. Sono cubano e sono anche argentino e, se le signorie illustrissime dell'America Latina non si offendono, dirò che mi sento più di chiunque cittadino dell'America Latina, di qualsiasi Paese dell'America Latina; se fosse necessario sarei disposto a dare la mia vita per la liberazione di qualsiasi Paese dell'America Latina, senza chiedere nulla a nessuno, senza esigere nulla in cambio, senza sfruttare nessuno..."
dal discorso alle Nazioni Unite, 11 dicembre 1964


... Se non esiste un'economia propria, se vi è un predominio del capitale straniero, non ci si può considerare liberi dalla tutela del paese dal quale si dipende, né un paese può agire secondo la propria volontà se urta contro i grandi interessi del paese che lo domina economicamente ... Il marxista deve essere il migliore, il più retto, il più completo degli esseri umani, ma sempre, al di sopra di tutto, un essere umano; un militante di un partito che vive e vibra a contatto con le masse; una guida che plasma in direttive concrete i desideri a volte oscuri delle masse; un lavoratore instancabile che dà tutto al suo popolo, un lavoratore che con abnegazione pone al servizio della rivoluzione le sue ore di riposo, la sua tranquillità personale, la sua famiglia o la sua vita, ma che non si estranea mai dal calore del contatto umano ...


... Il ruolo che spetta a noi, sfruttati e arretrati del mondo, è quello di eliminare le basi di sostentamento dell'imperialismo: i nostri popoli oppressi, da cui estorce capitali, materie prime, tecnici e operai a buon mercato, e in cui esporta nuovi capitali, strumenti di dominio, armi e ogni sorta di merci, prostrandoci nella più assoluta dipendenza ...

Hasta siempre comandante!
(sempre con te comandante!)

Carlos Puebla

Questa prima canzone
fu scritta quando
il nostro Comandante
in Capo ci lesse la
lettera d'addio del Che.

Imparammo ad amarti
dalla storica cima
da dove il sole del tuo coraggio
tenne la morte in scacco.

Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.

La tua mano gloriosa e forte
spara dall'alto della storia
quando tutta Santa Clara
si desta per poterti vedere.

Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.

Chi mandò la brezza
col sole di questa primavera
per piantare la bandiera
con la luce del tuo sorriso?

Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.

Il tuo amore rivoluzionario
ti porta a nuove imprese,
dove c'è bisogno della forza
del tuo braccio liberatore.

Qui indugia la chiara
e pregnante trasparenza
della tua amata presenza,
Comandante Che Guevara.

Marceremo, sempre avanti,
ti seguiremo da vicino
e con Fidel diciamo:
Sempre con te, Comandante!

La primera canción
esta escrita cuando
nuestro Comandante
en Jefe leyo la carta
de despedida del Che

Aprendimos a quererte
desde la historica altura
donde el sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.

Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
desde la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Quien es que mando la brisa
con sol esta primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa?

Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Aqui se queda la clara
la entranable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
Hasta siempre, Comandante!