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IL "CASO" NUNZIO D’ERME

ovvero: dissertazione sul garantismo strabico del dott. Tajani
(e del Polo delle Libertà) e varia umanità…

di Francesco Barilli, per Ecomancina.com

 

Titolo lunghetto, per questo articolo…. Ma poteva andarvi pure peggio, perché il titolo originale doveva essere completato con "articolo con strascico-delirio per chi ha voglia di leggere e conoscere certi soggetti …". Poi, per fortuna, ci ho ripensato...

Anche l’articolo in sé è lungo, ma in realtà non mi è costato troppa fatica. Hanno fatto tutto gli altri: io l’ho scritto limitandomi a zompettare allegramente in internet. Del resto, tanto per cominciare, la "vicenda D’Erme" nella sua ricostruzione oggettiva la possiamo riassumere in modo esauriente con uno stralcio del lancio ANSA del 12/01/2004 - ore 17:45:

"Il consigliere capitolino Nunzio D'Erme e altre 11 persone sono state poste agli arresti domiciliari in relazione agli scontri con le forze dell'ordine avvenuti alla fine del corteo no global organizzato il 4 ottobre contro la Conferenza intergovernativa dei ministri della UE, in corso al Palazzo dei Congressi a Roma. … Nunzio D'Erme, 43 anni, eletto come indipendente nelle liste del PRC e' alla sua seconda consiliatura e ha sempre svolto il ruolo di portavoce delle istanze dei centri sociali della capitale. Il sindaco di Roma Walter Veltroni gli aveva conferito la delega al bilancio partecipato, ma An e Forza Italia ne hanno chiesto il ritiro, minacciando di disertare l'aula del consiglio, dopo che D'Erme aveva fatto parte del gruppo di Disobbedienti che il 3 ottobre scorso scaricarono litri di letame davanti alla sede della presidenza di FI. Le polemiche sono infuriate, finche' il 14 ottobre si e' arrivati alla lettera di dimissioni, concordata tra il sindaco e il consigliere: D'Erme si dimetteva da delegato del sindaco, ma contestualmente era previsto un ruolo nel bilancio partecipato per Action, l'agenzia no global in prima linea a Roma nell' occupazione della casa."

Antonio Tajani, capo dell'opposizione in Campidoglio e coordinatore regionale di Forza Italia nel Lazio, deve essere un tipo di abitudini mattiniere, visto che il suo commento non si era fatto attendere. Questa volta la fonte è ADNKRONOS (12/01/2004 - ore 7,51):

''Avevamo ragione quando chiedevamo la revoca di ogni incarico da parte del sindaco al consigliere D'Erme. Oggi abbiamo l'ennesima conferma della violenza da parte di un rappresentante della maggioranza che siede in Campidoglio, ma non e' soltanto una questione di ordine pubblico''.

Più tardi lo stesso Tajani avrebbe rincarato la dose. ADNKRONOS (12/01/2004 - ore 14,37):

''Veltroni si chiede se il governo vuole veramente una capitale. Giriamo la domanda: il sindaco vuole guidare una giunta ed una maggioranza all'altezza della Capitale? Dai cedimenti mostrati nei confronti dell'estremismo di sinistra pare proprio di no. Le nuove minacce contro il presidente del Consiglio da parte dei disobbedienti di Nunzio D'Erme esigono una risposta politica ferma e decisa da parte del sindaco, esigono una forte presa di distanza da D'Erme, da Action e da disobbedienti di ogni tipo. Le dichiarazioni formali non bastano più, tradiscono l'intelligenza del sindaco''.

Il consigliere comunale di Forza Italia Mirko Coratti corre subito in supporto di Tajani. ADNKRONOS (12/01/2004 - ore 14,46):

''Piu' volte avevamo denunciato l'insostenibile situazione relativa al comportamento extra istituzionale del collega D'Erme, piu' volte avevamo invitato lo stesso Consigliere di Rifondazione ad assumersi le proprie responsabilita' per gli atti di violenza commessi e a dimettersi dal Consiglio Comunale. Avevamo anche rivolto l'appello al Sindaco Veltroni perche' risolvesse politicamente la conflittualita' assodata tra ruolo pubblico e metodi estremisti del consigliere reso famoso dagli scontri con la Polizia''.

Il boccone deve sembrare succulento, perché Tajani si avventa nuovamente sulla notizia. ANSA 12/01/04:

"Avevamo ragione quando costringemmo Veltroni a revocare l'incarico di suo rappresentante al consigliere D'Erme". … Secondo Tajani "l'arresto di oggi pone un Problema politico a Veltroni: è giunto il tempo per la sinistra di prendere definitivamente le distanze dai violenti che sostengono la maggioranza a Roma. Le mezze misure non bastano: Veltroni revochi ogni delega ad Action, braccio operativo di D'Erme. C'é poi da notare - conclude l'esponente dell'opposizione nell'aula Giulio Cesare - che finalmente le forze dell'ordine individuano i responsabili delle violenze urbane. Troppo spesso, in passato, ogni azione rimaneva impunita".

 

A questo punto, stupito ed ingenuo, mi chiedo: ma… e il garantismo degli esponenti "azzurri" dove è finito??? E la presunzione d’innocenza fino a verdetto definitivo???

Forse nel Polo delle Libertà la tendenza è cambiata, mi dico. Non ci sarebbe da stupirsi, dopo che il fascismo è stato bollato come "male assoluto" proprio da chi due anni fa ("due", non "venti"…) aveva definito Mussolini un grande statista. Provo allora a cercare in Google "forza italia garantismo", sperando che internet mi porti l’illuminazione. La prima luce è fioca: il primo link che trovo è questo: "R.Casadei: come e quando le toghe rosse abiurarono in garantismo". L’articolo completo lo potete trovare precisamente qui (suvvia, faticate un po’ anche voi…):

http://www.forza-italia.it/accessibile/notizie/00_4481.htm.

L’articolo in sé non c’entra per nulla con la vicenda D’Erme, e c’entra poco anche con la visione che il Polo Delle Libertà ha del garantismo, ma ormai sono incuriosito da quella "erre" puntata davanti a Casadei, e provo ad approfondire. Il mio timore di trovarmi di fronte al re del liscio (Raul) viene presto fugato. Non si tratta di Raul, ma di Rodolfo Casadei. Scopro anche che all’epoca delle polemiche per l’intervento americano in Iraq, poco prima delle grandi manifestazioni di piazza del 15 febbraio 2003 contro la guerra, Casadei aveva pubblicato sulla rivista "Tempi" (n. 7 del 13 febbraio 2003) una serie di trenta domande provocatorie ai "pacifisti".

Chi proprio non potesse fare a meno di leggersele tutte può andare a queso link: http://www.storialibera.it/flash_attualita/guerra_e_pace/30_domande_ai_pacifisti.html.

Io ne riporto solo alcune (nota personale: areare il locale dopo l’uso/lettura):

1) Perché il movimento pacifista scende in campo sempre e soltanto quando sono in questione interventi militari o sistemi di armamento degli Stati Uniti e dei loro alleati?

6) Nella sua intervista al deputato britannico Tony Benn Saddam Hussein ha espresso il suo apprezzamento per l'azione del movimento pacifista internazionale ("ammiriamo lo sviluppo del movimento per la pace nel mondo negli ultimi anni", ha detto). La cosa vi crea qualche imbarazzo?

12) Quando i suoi esponenti di punta, come Gino Strada, hanno accomunato sotto l'etichetta di "terrorista" sia gli attentati del settembre 2001 che la reazione degli Stati Uniti contro i talebani ed Al Qaeda?

17) Perché il movimento pacifista non manifesta, né il 15 febbraio né mai, per i cristiani perseguitati e uccisi in Sudan, Nigeria, Pakistan, Molucche, ecc.?

18) Perché il movimento pacifista espone puntualmente nelle sue manifestazioni la bandiera cubana e il vessillo col volto di Che Guevara, cioè un simbolo di lotta armata rivoluzionaria?

19) Il movimento pacifista pensa che le uniche guerre da condannare o da evitare sono le "guerre imperialiste", mentre la violenza rivoluzionaria anti-imperialista è accettabile?

21) Se in passato il movimento pacifista ha sempre fatto gli interessi dell'Unione Sovietica contro quelli dell'Occidente, se nelle sue manifestazioni odierne lascia esporre l'icona di Che Guevara, se non protesta contro tutte le violazioni dei diritti umani e tutte le guerre, ma sanziona sempre soltanto gli Stati Uniti, non ci tocca concludere che al movimento pacifista non interessano tanto la pace e le sofferenze umane, quanto piuttosto di contribuire alla sconfitta dell'Impero?

30) Perché la stampa e le organizzazioni cattoliche impegnate nella demonizzazione di G.W. Bush non danno mai alcun risalto alle politiche del presidente americano che promuovono valori propri del cristianesimo (vita, famiglia, assistenza ai malati)?

 

Casadei ormai mi incuriosisce, e proseguo nella ricerca. Scopro che Rodolfo Casadei figura fra gli "ospiti e relatori del circolo di Marcello Dell’Utri di via Marina - Milano".

Una parola dolce e gentile tipo "minchia!!!" scivola dalle mie labbra, ma è solo un attimo. Niente di male, per carità, è un circolo come un altro. Io preferisco una bocciofila, ma questo è tutto un altro discorso.

Ormai curioso come un gatto spulcio in quella che potremmo chiamare la presentazione del circolo.

"Il Circolo nasce nel novembre del 1999 per contribuire allo sviluppo e alla diffusione della cultura liberale. … L'Italia è una democrazia composta in maggioranza da moderati, eppure le opinioni espresse dagli uomini che gravitano attorno al centro-sinistra parrebbero avere un riscontro e una credibilità maggiori. Ma come può accadere questo fenomeno di prospettiva rovesciata? Da un lato esso è legato alla creazione da parte della sinistra di una élite culturale che la sostiene e la sponsorizza. Dall'altro, il fenomeno risente del fatto che la maggioranza di governo, pur facendo blocco a livello politico-elettorale, non riesce a teorizzare un sistema di valori che agisca da minimo comun denominatore. La missione del Circolo è proprio quella di divenire un pensatoio nel quale i cittadini di quest'area politico-culturale possano confrontarsi fra loro esprimendo liberamente le proprie idee, al fine di creare un'identità di valori comuni. … Particolare attenzione vogliamo dedicare alla formazione degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado perché riteniamo che proprio in ambiente scolastico si siano avvertite storicamente le maggiori pressioni da parte della cultura della sinistra. … Il Circolo vuole così essere un centro di cultura apartitico, quindi al di fuori e al di sopra delle divisioni classiche dei partiti, ma non apolitico, in quanto si presenta come l'anima culturale del centro-destra. Un luogo dove, attraverso il dibattito e la riflessione sulle attività del Governo nazionale e delle amministrazioni locali, si possa giungere alla costruzione di una identità culturale comune a tutte le forze politiche che hanno contribuito alla vittoria della Casa delle Libertà."

L’elenco delle persone che condividono con Rodolfo Casadei l’onore di essere citati fra gli ospiti del Circolo Dell’Utri sarebbe lungo. Tranquillizzo tutti dicendo che, sì, fra gli esponenti figurano anche l’Avv. Carlo Taormina, Emilio Fede, Vittorio Feltri, Mario Giordano e Don Baget Bozzo. Anche in questo caso segnalo il link completo, sia per quanto concerne il "manifesto culturale" del circolo sia per quanto riguarda i suoi componenti: http://it.geocities.com/comedonchisciotte/circolo.html. Andate avanti voi, che a me vien da ridere…

 

Rimarrebbero altre chicche da segnalarvi dal web circa gli articoli di Rodolfo Casadei, ma lascio a voi il compito di scoprirle… Anche perché, giunto al termine di questo articolo, m’accorgo che il suo scopo originario (testimoniare solidarietà a Nunzio D’Erme e agli altri arrestati in seguito agli scontri di Roma del 4 ottobre scorso, e denunciare la concezione opportunistica che il Polo delle Libertà ha di un concetto quale il garantismo) è stato totalmente stravolto. E, per dirla tutta, mi sento anche un po’ in colpa per essermi dimenticato "la missione" originale per correre dietro ad un Casadei che nemmeno canta "Romagna mia"…

Diciamo che "sono andato fuori tema", come si diceva a scuola, ma vi ho presentato alcune situazioni ed alcuni personaggi che vi hanno fatto sorridere (forse), incazzare (forse) oppure vi hanno lasciato totalmente indifferenti (spero proprio di no…).

Testimoniare solidarietà a D’Erme e agli altri compagni arrestati mi sembra essere comunque necessario, e non un vuoto esercizio di retorica, ma non credo servano pagine e pagine per questo. Basta dire che, dal punto di vista repressivo e dal punto di vista della tutela dei diritti civili, siamo entrati in una delle fasi più oscure degli ultimi anni, e questo forse senza che la "società civile" se ne sia accorta. Viviamo in un clima NON SOLO di "guerra preventiva", ma di "criminalizzazione preventiva e permanente" di ogni forma di dissenso.

Forse non è necessario, ma diciamolo ugualmente: non basteranno la criminalizzazione o assurdi teoremi di contiguità con il terrorismo a fermare le lotte sociali, che proseguiranno, senza per questo scendere a patti con chi vorrebbe portare quelle lotte al di fuori delle regole dell’impegno civile e delle battaglie democratiche.