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GENOVA, LA DEMOCRAZIA VIOLATA

Cronaca dell’incontro pubblico tenuto a Castelvetro Piacentino

7 febbraio 2003 – con:

HAIDI GIULIANI
(Comitato Piazza Carlo Giuliani)

ENRICA BARTESAGHI
(Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova)

EMANUELE TAMBUSCIO (Genoa Legal Forum)

di Francesco Barilli

 

da sinistra: Tambuscio, Mainardi (P.R.C. Piacenza), Barilli, Bartesaghi, Giuliani

 

 

C’era tanta gente all’incontro "Genova, la democrazia violata", tenuto il 7 febbraio scorso a Castelvetro Piacentino. L’afflusso di pubblico, che ha seguito con interesse gli interventi ed ha contribuito attivamente al dibattito, è stato motivo di grande soddisfazione per noi di Ecomancina, che abbiamo partecipato all’organizzazione della serata, assieme alla Federazione P.R.C. di Piacenza ed al Circolo P.R.C. "Bassa Val d’Ongina".

"Perché parlare ancora di Genova, e perché parlarne in un piccolo paese come Castelvetro? Cosa possiamo fare noi per quei fatti?". Questa è stata la domanda alla quale ho cercato di rispondere nell’intervento introduttivo.

In molte persone sembra infatti essere maturata la convinzione che su quegli episodi, da Piazza Alimonda a Bolzaneto per arrivare alla perquisizione alla Scuola Diaz, è stata fatta chiarezza. Una convinzione che sembra presente anche fra chi si è sinceramente indignato per quanto successo a Genova.

Questo in parte è vero: chi ha avuto tempo e pazienza per documentarsi su quei fatti e su quei giorni può essersi formato una propria libera opinione su quegli avvenimenti, e per una volta non basata su giudizi precostituiti, ma su testimonianze ben documentate. Ma è anche vero che non tutti hanno avuto questo tempo, questa pazienza. E soprattutto è vero che ancora oggi c’è molta gente che sta portando avanti iniziative per avere Verità e Giustizia non solo a livello di convinzione popolare, ma pure nelle appropriate sedi; persone che per ottenere questa verità e questa giustizia (ma non solo per tali motivi) si sono unite in due Comitati: il Comitato Piazza Carlo Giuliani ed il Comitato Verità e Giustizia per Genova. (In questo articolo troverete anche tutti i riferimenti per conoscere, contattare e sostenere le due associazioni).

 

Penso che la serata abbia costituito la migliore risposta alla mia domanda: bisogna parlare "ancora" di Genova per dare uno sguardo indietro al passato ed uno avanti verso il futuro. Al passato perché, tanto per citare la frase di apertura della Home page del sito del Comitato "Piazza Carlo Giuliani", "chi non ha memoria non ha futuro". Al futuro perché è importante sapere che ci sono ancora molte persone in attesa di Verità e Giustizia per quanto accaduto, organizzate oggi in due associazioni; è importante sapere che quelle associazioni non si sono "fermate a Genova"; ed è importante sapere che quelle associazioni hanno bisogno ANCORA OGGI anche dell’aiuto di tutti noi.

Per quanto concerne l’ultima parte della domanda ("Cosa possiamo fare noi per quei fatti?"), credo che serate come questa possano ricordare che la corretta informazione la può fare anche ognuno di noi, nel proprio posto di lavoro, con i vicini di casa, con i conoscenti, aiutando così Haidi, Enrica e quanti, ormai da quasi due anni, girano l’Italia per portare la propria testimonianza, combattendo le menzogne (ed il silenzio colpevole…) di molti media nei confronti dei fatti di Genova.

 

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LA TESTIMONIANZA DI HAIDI GIULIANI

 

Haidi ha parlato nel suo primo intervento per circa trenta minuti, "a braccio", catturando l’attenzione della platea con naturalezza. L’avevo vista parlare in pubblico poche sere prima a Lodi, con lo stesso risultato. Quando le avevo confidato la mia soddisfazione nel vedere quanto fosse partecipe l’attenzione dei ragazzi al suo discorso mi aveva detto schernendosi "Beh, è il carisma delle mamme…".

In parte è vero, ma il carisma di Haidi non si basa solo "sul sentimento". Non mi piace parlare di "simboli", e sono certo che lei stessa non si considera certo "un’immaginetta" del Movimento, ma è innegabile che Haidi oggi significa molto per questo Movimento proprio per come sa andare al di là della propria vicenda personale. Anche venerdì sera a Castelvetro è stata lucidissima nell’unire la storia di Carlo alle mille ingiustizie di Genova: l’atteggiamento delle forze dell’ordine, la "regia politica" che ne ha guidato l’azione, ma pure le bugie dei mezzi d’informazione. Molto apprezzato da tutti il collegamento fra i fatti di Genova e la crisi Iraqena, un collegamento molto meno azzardato di quanto possa sembrare ad una prima analisi: il gioco delle falsità per giustificare i soprusi, l’ambiguo e vergognoso rovesciamento delle parti fra aggrediti ed aggressori sottendono strategie analoghe.

Ugualmente molto apprezzati sono stati lo slancio con cui Haidi ha invitato a sostenere le iniziative del Comitato "Piazza Carlo Giuliani" ma pure quelle del Comitato presieduto da Enrica Bartesaghi, e così pure la grande disponibilità con cui Haidi si è trattenuta prima e dopo la serata, senza negare un saluto o una stretta di mano ai tanti (giovani e non) che volevano testimoniarle solidarietà ed affetto.

Come ho detto durante la serata, generalmente parlo con un po’ di imbarazzo degli articoli che ho scritto; mi sembra un "parlarsi addosso" antipatico, una specie di spot pubblicitario.

Faccio eccezione per uno solo: la recensione a "Un Anno senza Carlo" (il libro che Haidi e Giuliano Giuliani hanno scritto con la collaborazione della giornalista Antonella Marrone), completata da un’intervista ad Haidi (http://www.ecomancina.com/unannosenzacarlo.htm).

Quell’articolo, a pochissimi giorni dall’inizio del Forum Sociale Europeo di Firenze, mi diede l’occasione per parlare del cammino di impegno civile intrapreso dai genitori di Carlo, successivo alla tragedia. Dopo molti articoli in cui avevamo cercato di ricostruire la verità sui "fatti di Genova", farne uno su come quella verità e quell’esperienza potevano costituire un patrimonio per l’intero Movimento mi sembrò doveroso.

Ho fatto questa breve digressione perché l’intervento di Haidi ha seguito lo stesso percorso. Haidi cerca di combattere "il rischio che Genova sia dimenticata prima ancora di essere stata raccontata", ma contemporaneamente non scorda un appello sentito per la manifestazione a Roma contro la guerra del 15 febbraio, mostra con orgoglio la tessera dell’ANPI (ricordando a tutti il valore – troppo spesso dimenticato – dell’antifascismo per questa nostra Repubblica), ricorda a tutti quanto l’impegno civile sia sempre necessario se si vuole costruire un mondo migliore (e se si vuole evitare il ripetersi di certe tragedie).

 

Sulla vicenda di Carlo, ancora ben viva nella memoria, non ci siamo soffermati molto. Voglio però ricordare il bellissimo lavoro di ricostruzione che ha fatto Lello Voce su Sherwood (http://www.sherwood.it/piazzalimonda/), come pure il lavoro fatto da Indymedia (http://italy.indymedia.org/)

 

Infine, per chi volesse conoscere meglio e sostenere le attività del Comitato "Piazza Carlo Giuliani" riporto i riferimenti più utili:

 

Comitato Piazza Carlo Giuliani

http://www.piazzacarlogiuliani.org/

 

Per informazioni sulle iniziative del fondo dal luglio 2001 fino ad oggi:

http://www.piazzacarlogiuliani.org/fondo.htm

 

I fondi si raccolgono presso:

 

Agenzia UNIPOL Banca

via De Marini 15, 16149 Genova

C/C 2007

ABI 03127

CAB 01403

 

Per informazioni, suggerimenti e collaborazioni è possibile scrivere a:

piazzacarlogiuliani@tiscali.it

 

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LA TESTIMONIANZA DI ENRICA BARTESAGHI

 

Mi soffermo un po’ più a lungo sulla testimonianza di Enrica perché la sua storia è meno nota di quella della mamma di Carlo, ma merita anch’essa grande attenzione.

Enrica Bartesaghi è il Presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova. 48 anni, Enrica è madre di Sara, "una della Diaz", vent’anni all’epoca dei fatti di Genova.

Sara telefonò a casa il venerdì sera, scossa per la morte di Carlo Giuliani. Disse ai genitori che, dopo aver passato la notte precedente allo stadio Carlini, avrebbe dormito nella scuola sede del Genoa Social Forum. Enrica ed il marito furono naturalmente sollevati all’idea della figlia al sicuro, in una struttura al coperto, fra giornalisti ed avvocati.

Sara telefonò ancora al sabato sera. Anche la manifestazione di quel giorno si era svolta fra mille problemi, ma lei non era rimasta coinvolta nei disordini. Riferì che si sarebbe recata alla Scuola Diaz per ritirare il proprio zaino, per cercare poi il primo treno con cui fare ritorno a casa.

Da questo momento i genitori persero le tracce della ragazza fino al lunedì sera successivo, quando Enrica riabbracciò la figlia all’uscita dal carcere di Vercelli. In quei due lunghi giorni la ragazza passò attraverso tutte "le tappe" dell’inferno personale dei "ragazzi della Diaz": l’aggressione alla scuola (in cui riportò un trauma cranico), l’ospedale Galliera (dove fu medicata), la caserma di Bolzaneto, ed infine il carcere (come detto, a Vercelli).

Nel suo intervento Enrica si è soffermata in special modo sull’esperienza della figlia a Bolzaneto. Sara ebbe la parziale fortuna di presentarsi come una ragazza "normale". Giovane, carina, acconciatura non stravagante, ben vestita e senza troppi piercing al volto, le fu riservato un trattamento migliore rispetto a quello che dovettero subire molti altri ragazzi, per la maggior parte stranieri, magari con strane acconciature e i capelli colorati. A Bolzaneto i ragazzi fermati, colpevoli solo di aver esercitato il proprio diritto a manifestare, hanno dovuto sopportare gravi abusi, insulti, la privazione di ogni contatto con l’esterno, violenze fisiche e psicologiche, immersi in un clima che nulla aveva da invidiare al Cile di Pinochet (clima peggiorato per molti dalla non comprensione della lingua). Enrica ha sottolineato che (per quanto assurdo possa sembrare) Sara si sentì rassicurata solo quando arrivò al carcere di Vercelli…

Sara e tutti i 93 ragazzi della Diaz sono ancora accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, detenzione di armi eccetera. Di fronte alla proposta di archiviazione dei procedimenti nei loro confronti (archiviazione però motivata con la sola impossibilità di accertare eventuali responsabilità individuali) i ragazzi della Diaz reagiscono oggi con forza: non accettano questa sorta di "assoluzione condizionata", ma vogliono un processo, in cui emergano chiaramente, accanto alla loro innocenza, le responsabilità di chi ha eseguito (e di chi a ordinato) un pestaggio spacciato come perquisizione.

Il Comitato Verità e Giustizia per Genova è nato per questo: per raccogliere e gestire i fondi necessari alla difesa legale degli imputati, per combattere la cattiva informazione di certi media sui fatti di Genova in generale, e – in definitiva – per levare una nuova voce in difesa del diritto a manifestare liberamente la propria opinione (diritto brutalmente calpestato già a Napoli prima che a Genova).

 

Il Comitato è tornato a chiedere con forza l’istituzione di una Commissione Parlamentare di inchiesta, e a tale fine ha partecipato alla conferenza stampa tenuta presso la sala stampa della Camera dei Deputati lo scorso 11 febbraio (presentazione della proposta di Legge dei deputati Mascia, Boato, Bressa, Buemi, Leoni e Pistone per l’istituzione di tale Commissione).

 

Per chi volesse conoscere meglio e sostenere le attività del Comitato Verità e Giustizia riporto i riferimenti più utili:

 

Comitato Verità e Giustizia per Genova

www.veritagiustizia.it

 

via San Luca 15/7 - 16124 Genova

tel. e fax 010 2461413

 

Per informazioni, suggerimenti

e collaborazioni è possibile scrivere

a: info@veritagiustizia.it

 

Per sostenere le attività del comitato:

c/c postale n. 34566992 intestato

a: Verità e giustizia per Genova

 

per aderire alla campagna

Adotta un manifestante

http://www.veritagiustizia.it/news/03_01_16.php3

 

Per comunicazioni agli avvocati su raccolta delle testimonianze, aggiornamento sulle indagini G8 e supporto legale scrivere a info@genoalegalforum.org

 

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La serata di Castelvetro è stata completata dall’utilissima testimonianza dell’avvocato Emanuele Tambuscio, del Genoa Legal Forum, che ha descritto sia lo stato delle indagini, sia le mille difficoltà con cui si scontra il pool di avvocati quando deve approfondire fatti in cui sono coinvolte le forze dell’ordine.

Considerato l’aspetto peculiare (molto "tecnico") dell’intervento, ho chiesto all’avvocato Tambuscio la disponibilità a scrivere un breve sunto circa la situazione delle indagini allo stato attuale. Tempo permettendo, l’intervento del Dottor Tambuscio dovrebbe essere pronto e pubblicato on line nei prossimi giorni. Lo ringrazio fin d’ora per la cortesia dimostrata.

 

 

Francesco Barilli, di Ecomancina