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CRIMINI DI GUERRA
Orit Shohat
(* giornalista israeliano di "Hareetz")


Durante le prime due settimane del mese, l’esercito statunitense ha commesso a Falluja crimini di guerra su una scala che non ha avuto precedenti in questa guerra. Le corrispondenze sugli avvenimenti di Falluja pubblicate da relativamente pochi media riferiscono che circa 600 iracheni sono stati uccisi durante queste due settimane, fra loro circa 450 persone anziane, donne, bambini.
Le immagini di bambini decapitati, le file di cadaveri di donne e le immagini scioccanti dello stadio di calcio trasformato in un cimitero provvisorio per centinaia di uccisi - tutto è stata diffuso al mondo soltanto tramite la rete tv al-Jazeera. Durante le operazioni a Falluja, secondo l’organizzazione Medici senza Frontiere, i marines degli Stati Uniti hanno occupato persino gli ospedali e hanno impedito a centinaia di feriti il trattamento medico.

Cecchini tiravano dai tetti a chiunque provasse ad avvicinarsi. È stata un’operazione di rappresaglia — effettuata dai marines appoggiati dagli aerei da combattimento F-16 e dagli elicotteri d’assalto — con il nome in codice "Risoluzione vigilante". Era vendetta per l'uccisione di quattro statunitensi addetti alla sicurezza avvenuta il 31 marzo. Ma mentre l'uccisione delle guardie, di cui i corpi sono stati trascinati per le vie della città e appesi a un ponte, ha avuto larghissima copertura sui media e ha preparato i cuori e le menti alla vendetta militare, le centinaia di vittime della rappresaglia statunitense erano praticamente un segreto militare.

L'unica conclusione che è emersa finora dal massacro indiscriminato di Falluja è l'espulsione di al-Jazeera dalla città. Sin dall'inizio della guerra gli statunitensi hanno perseguitato i giornalisti della rete televisiva - non perché le loro corrispondenze siano false ma perché sono virtualmente gli unici che s’impegnano nel dire la verità. L’Amministrazione Bush, in collaborazione con i media statunitensi, sta cercando di sottrarre la vista della guerra al mondo e specialmente agli elettori statunitensi.

Questa settimana, per la prima volta, gli statunitensi hanno consentito la pubblicazione delle bare dei soldati morti che erano rimandati in patria. Fino a questa settimana, tali immagini erano proibite. Di conseguenza, non c’è da stupirsi se i sondaggi su Bush danno i risultati migliori che mai, sebbene il numero di statunitensi uccisi in Irak in aprile abbia raggiunto quota 115. L’occupazione dell'Irak ostacola o non piuttosto infiamma il terrorismo? Il numero di soldati morti - contrariamente al numero di vittime irachene - imporrà una riconsiderazione? È chiaro che i crimini di guerra americani non raggiungeranno la Corte internazionale di giustizia dell’Aia.

Oggi, gli Stati Uniti fissano gli standard etici internazionali. Gli Usa da soli decidono chi sarà giudicato, chi è un terrorista, che cosa è resistenza legittima all'occupazione, chi è un fanatico religioso e chi è un obiettivo legittimo per l’assassinio. Così è stato stabilito che quattro bambini iracheni, che hanno riso della vista di un caduto statunitense, hanno meritato l'esecuzione sul posto.

Il governo di Ariel Sharon può richiamarsi così a un'autorità più grande per spiegare le sue azioni e non ci sono limiti apparenti al suo programma di creare un nuovo ordine di sicurezza nella striscia di Gaza e in generale nei Territori. Al Governo israeliano, non attraversare la linea rossa fissata dagli Usa per i suoi amici è più importante della soluzione del conflitto con i Palestinesi. I dilemmi etici in Israele sulle uccisioni mirate devono far sorridere il Governo Usa.

Dopo Falluja, i comandanti delle forze armate israeliane possono sentire più leggera la loro coscienza - e in particolare con la coscienza di chi rifiuta simili operazioni. La bomba da una tonnellata lanciata su un edificio di Gaza per assassinare Salah Shehadeh, che ha ucciso anche 14 civili, è un’inezia confrontata al numero di bombe che gli Usa hanno lanciato sulle case degli abitanti di un’affollata Falluja. E tuttavia, incidentalmente, il comandante dei marines ha specificato l’impegno massimo per evitare di danneggiare i civili. "Noi in questa azione portiamo la nostra esperienza maturata nella Seconda guerra mondiale, in Corea, in Vietnam... L’operazione di Fallugia sarà ricordata e studiata per molti anni a venire", ha detto.

Che cosa può l'israeliano perplesso imparare da questo confronto cinico? Ariel Sharon può ritenersi accusato del solo "affaire" di Chatila e Sabra. Gli israeliani che amano dire "tutto il mondo è contro di noi" preferiranno parlare del diverso trattamento riservato agli Usa e a Israele riguardo, per esempio, alla distruzione dell'accampamento di profughi di Jenin compiuta da Israele. Ma chiunque abbia codici morali assoluti, piuttosto che relativi, può concludere che non dovremmo imparare dagli statunitensi - non sul consumo di cibi-spazzatura, non sul tema dei diritti dell'uomo, né in fatto di democrazia e libertà d'espressione. La differenza pratica deve essere evidente.

Gli Usa sono la superpotenza che può evidentemente fare ciò che vuole e può ritirarsi dalla guerra nell'Iraq ogni volta che desidera. Israele non ha dove ritirarsi. Deve rimanere qui, a fianco dei suoi vicini, con i quali deve condividere la terra, il clima e il destino dei figli. Di conseguenza, ogni rappresaglia, ogni operazione di vendetta e omicidio che effettuiamo ha conseguenze storiche che vanno più lontane dell'assalto crudele su Falluja.

L’operazione "Risoluzione Vigilante", al contrario, diverrà nient'altro che una nota a piè di pagina nella storia militare degli Usa, e forse pochi marines ne faranno argomento per un libro.

Traduzione di Gustavo Flobert per Reporter Associati (http://www.reporterassociati.org/index.php?