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IL PADRE DI TUTTI I CONFLITTI (d’interesse)
Di Mimmo Gerardini per Ecomancina

Con il decreto firmato oggi dal Presidente del Consiglio, nonché maggior editore italiano, si è consumato un atto che sarà citato alle future generazioni come esempio lampante di conflitto d’interessi.

Non erano bastate le precedenti leggi promulgate "pro domo sua", cito ad esempio la legge che depenalizza il falso in bilancio o il lodo Schifani, meglio noto come legge salva Previti, sicuro che ogni cosa gli fosse dovuta e della sua impunita derivategli direttamente dalle sue origini divine il Cavaliere faceva promulgare la legge Gasparri.

A nulla erano serviti i chiari messaggi, inviati dal colle, una maggioranza completamente asservita faceva passare questa legge, che, di fatto, con la scusa di ampliare il mercato della comunicazione gli consentiva di mantenere intatto l’antico regalo di Craxi, ossia le tre frequenze terrestri e il controllo pressoché totale sulla gestione della pubblicità.

Il capo dello stato, come prevedibile, non ha firmato questa legge e dopo giorni di peana infiniti sulla difesa dei lavoratori di rete4 e di Rai tre che avrebbe perso la pubblicità, ecco il fattaccio:

Silvio Berlusconi in qualità di Presidente del Consiglio firma un decreto che, di fatto, rimanda la chiusura di una delle sue reti televisive, in altre parole il Presidente salva, l’editore.

Peccato che siano la stessa persona.

Il decreto prevede di rimandare ad un autority lo studio se esistano le reali condizioni per il digitale in Italia, quest’ultima dovrà fare le sue valutazione entro Aprile 2004.

Quest’autority non ha alcun potere per fare rispettare la sentenza del 1997 della corte di Cassazione che fissava in un massimo di due emittenti televisive per ogni soggetto quindi, si limiterà a riferire al Parlamento.

Il parlamento decide per maggioranza ed il gioco è fatto, con buona pace del conflitto d’interessi e con buona pace della sinistra che quando era al governo ben si guardò dal fare una seria legge in materia.

Troppo presa dalla Bicamerale, troppo impegnata a giocare ai padri costituenti.

Ovviamente il Cavaliere si è giustificato dicendo che è la Costituzione che gli imponeva di firmare quel decreto e che lui non aveva minimamente partecipato al dibattito nel Consiglio dei Ministri.

Come se questo fosse sufficiente!

Nei giorni passati abbiamo assistito ad un fatto curioso, ossia personaggi, Fede in primis, sicuramente non vicini ai lavoratori, ergersi a sindacalisti e diventare strenui difensori dei diritti di chi lavora.

Pensare che fino a qualche mese fa cercavano di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e, qualche giorno addietro bollavano come terroristi quei tranvieri che, con scioperi ad oltranza cercavano di far rispettare un contratto firmato anni prima.

Come cambiano le cose in poco tempo!

Comunque è chiaro a tutti che il ricatto occupazionale ordito da Fininvest e dal Direttore generale della RAI Cattaneo non regge per vari motivi:

La Fininvest è da alcuni anni che si aggiudica il titolo di network che ricava i maggiori utili dalla propria attività.

Rete4 non verrebbe chiusa, ma dovrebbe passare al satellite o al digitale terrestre ossia dove la legge Gasparri vuole confinare la concorrenza.

La protesta di Fede e della Fininvest sconfessano indirettamente i promotori della legge, rendendo manifesto quel che tutti hanno già compreso, ossia che non esiste in Italia un mercato per questi nuovi veicoli di comunicazione.

Silvio Berlusconi potrebbe vendere Rete4 e quindi salvaguardare i posti di lavoro, ma se ne guarda bene dal farlo.

Rete4 trasmette senza nessun diritto, infatti, la concessione per le frequenze da lei abusivamente occupate appartengono all’emittente Europa7 che se le è aggiudicate vincendo una regolare gara.

Emilio Fede si scorda di dire che, per far lavorare Rete4 s’impedisce di far lavorare Europa7 ed i dipendenti che avrebbe per forza assunto diventando una rete nazionale.

La vigliaccata più grande però è stata quella di tirare in mezzo Rai Tre.

La scusa è stata quella di dire che se veniva applicata la sentenza della corte costituzionale che spediva Rete4 sul satellite, RAI Tre sempre per la stessa sentenza avrebbe dovuto rinunciare agli introiti derivati dalla pubblicità.

Falso, la sentenza della corte costituzionale non parlava di Rai Tre, ma il fatto di togliere la pubblicità da una delle reti Rai, era un ipotesi interna che però prevedeva di destinare il cinquanta per cento degli introiti del canone solo su questa rete, seguendo l'esempio della BBC inglese.

L'ipotesi licenziamenti Rai è stata presa dal direttore generale Cattaneo, con lo scopo di fare da spalla al ricatto occupazionale e far credere agli italiani che il decreto salva frequenze di Berlusconi è un atto non personale ma bensì d’ampio respiro.

Un decreto fatto, non per salvare i gioielli di famiglia bensì, per aiutare tutti i lavoratori del settore.

Peccato che, Cattaneo, da oltre un anno stia spendendo decine di milioni d’euro per acquistare piccole emittenti in modo da essere in regola con le prescrizioni di quella legge Gasparri respinta poi alle camere da Ciampi.

Questo è poi l'assurdo degli assurdi, la Rai statale, deve comprare da privati frequenze che sono pubbliche e che queste emittenti hanno occupato negli anni ruggenti della nascita delle emittenti private e delle quali hanno ottenuto una concessione, non la proprietà.

Questi fatti avrebbero suscitato enormi proteste in qualsiasi paese Europeo e portato alle dimissioni del Primo ministro imprenditore e editore, ma questo non accade a banana repubblic Italia.