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-ANCHE IL CINESE VA’ AL MARE-
Tino Colacillo per Ecomancina

 

Dopo interminabili settimane di silenzio e dichiarazioni parziali di dissenso, Sergio Cofferati ha detto che non andrà a votare sui referendum previsti per il 15 Giugno. Inutile commentare le ovvie e giustificate reazioni di stupore generale espresse da Rifondazione,dalla sinistra DS, dai Verdi ecc.. Per caso l’ex segretario della CGIL ha intenzione di candidarsi,in un futuro non troppo lontano, come leader dell’Nuovo Ulivo? O è un nuovo tentativo per ridurre i traumi della separazione in casa che vige nei Ds? Chissà… Intanto, nel presente,queste affermazioni hanno comunque un peso non indifferente, pur avendo assicurato che si asterrà dal fare appelli per l’astensione. Questa posizione appare incomprensibile per varie ragioni. Infatti non si capisce come non si possa essere favorevoli all’estensione di un diritto inalienabile dei lavoratori: cioè quello di non essere licenziati dal proprio posto a discrezione dell’imprenditore. Dopo anni di lotte il movimento operaio è riuscito a conquistare grandi diritti, che in questi ultimi anni grazie ad una macchina del tempo molto speciale,chiamata concertazione,sono diminuiti sempre più facendo ritornare le condizioni dei lavoratori in situazioni ottocentesche. N.B. Cofferati non è assolutamente estraneo alla logica della concertazione. Di fronte a questo generale arretramento dei diritti,quindi, l’estensione dell’art. 18 alle piccole imprese rappresenta un passo importante nella via della riconquista delle tutele perdute. Le ragioni che portano Cofferati e la maggioranza dei DS ad essere contrari al referendum sono principalmente due. (la terza potrebbe essere il tentativo di tenere buona la Confindustria  affinché non metta i bastoni tra le ruote ad un ipotetico governo di Centro-Sinistra?...) Una è che è sbagliato lo strumento referendario in quanto dividerebbe la sinistra e la costringerebbe a fare una scelta secca: Si o No. Motivazione alquanto strana perché per non dividersi basta dire si e poi comunque ,come dimostrano gli episodi di questi giorni, buona parte dell’opposizione di sinistra ( quella riformista) ha scelto mezze vie. L’altra motivazione, che entra più nel merito delle questioni del lavoro, è che questo referendum tutela solo una parte minoritaria dei lavoratori sprovvisti di garanzie lasciandone  così “scoperti” altri milioni assunti con contratti atipici. Anche questa motivazione è piuttosto strana. Infatti non è chiaro perché non si possano estendere tutele anche ad una parte minoritaria dei lavoratori, e comunque, come è stato più volte detto dai promotori, il referendum rappresenta solo un “tassello” di un progetto più ampio di estensione dei diritti. Pur volendo accettare le critiche in merito alla scelta e alle ragioni del referendum, quello che lascia perplessi è la scelta irresponsabile di dichiarare la scelta di andare al mare perché , pur essendo una posizione personale, quella di Cofferati ha comunque un seguito e una certa importanza. (Di questa cosa ha più volte fatto notare di esserne consapevole).Infatti pur volendo prescindere dalla giustezza o meno del referendum, dovrebbe essere ormai chiaro che se dovesse essere sconfitto in Italia si aprirebbe una breccia pericolosissima attraverso la quale potrebbero passare altre riforme governative ancora più pericolose. Di questo sembra essersi resa  conto la CGIL che ha dato parere favorevole per il voto del 15 Giugno. La scelta di Epifani oltre che un atto di grande responsabilità si spera possa essere l’inizio di quel processo tanto atteso di autonomizzazione della CGIL ormai divenuta il luogo di riscatto di una minoranza di un partito. E intanto mentre i lavoratori continueranno la lotta per i diritti , dicendo magari con un po’ di illusione  “addà venì il Cinese”, lui, il Cinese prepara il costume da bagno per andare al mare. Anche questo è il riformismo all’italiana…