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Tessera del PCI anno 1921

Sulla spinta della scissione del 1991, nacque anche il circolo di Castelvetro, che nell' arco di questi dieci anni è cresciuto sia come capacità politica sia come capacità di confrontarsi con la cittadinanza. Possiamo affermare senza tema di smentite di essere l' unica forza politica in grado di fare una dura opposizione alla coalizione di centrodestra che da sette anni amministra il nostro paese. La nostra festa di "LIBERAZIONE" si tiene i primi giorni di Giugno e oltre ad essere un momento di apertura del circolo verso la società rimane un insostituibile fonte economica che sponsorizza tutte le attività del partito. Circa un anno fa decidemmo di dare vita ad un giornale, l' Ecomancina, un mensile che tratta argomenti vari e proprio per questo destinato ad uscire dalla distribuzione interna ai confini comunali, ora con lo stesso nome apriamo questo sito che ci auguriamo possa crescere e coinvolgere un sempre maggior numero di persone.

 


Tessera del P.R.C.  anno 2001


NEL SEGNO DELLA CONTINUITA'

La storia del partito ha inizio il 21 gennaio 1921, quando un gruppo di delegati del XVII congresso del PSI abbandonò il teatro Goldoni di Livorno per trasferirsi al teatro San Marco e dare vita ad un nuovo soggetto: il Partito Comunista d'Italia (nome poi cambiato in Partito Comunista Italiano, con lo scioglimento dell'Internazionale comunista). La nascita del PCI va messa in relazione con la strategia della Terza Internazionale e dei bolscevichi dell'URSS, che imponeva un'accelerazione alla creazione di formazioni comuniste nazionali, nella convinzione che la rivoluzione sarebbe presto dilagata in tutti i paesi capitalistici. Il PCI riuscì rapidamente a radicarsi in tutto il territorio nazionale, per lo più sovrapponendosi alla geografia politica del PSI. Il ventennio fascista fu un periodo di enormi difficoltà per i comunisti italiani: il partito fu messo fuorilegge, quasi tutti i membri del gruppo dirigente furono esiliati o incarcerati (come Gramsci), gli organi di stampa soppressi. Ma il PCI fu l'unico dei partiti italiani capace di mantenere in piedi una struttura organizzativa clandestina con una direzione interna ed una all'estero. Grazie a questa capacità di sopravvivenza, esso poté accreditarsi come la più attiva e la più combattiva delle forze di opposizione al regime. L'importanza del contributo dato dai comunisti italiani alla Resistenza partigiana tra l'autunno 1943 e la primavera 1945sta fuori discussione: almeno 70.000 furono i partigiani inquadrati nelle Brigate Garibaldi. Ma la legittimazione del PCI come forza di governo nello scenario postbellico scaturì anche dalla strategia moderata dettata dal segretario Togliatti: l'obiettivo primario era la formazione di larghe intese in nome dell'antifascismo.

Il "partito nuovo" voluto da Togliatti non si caratterizza più come un piccolo gruppo rivoluzionario costretto all'illegalità, ma come un'organizzazione di massa, con legami profondi nella società italiana . Dopo l'uscita dal governo e le elezioni del 18 aprile 1948, inizia l'opposizione "dura e pura" all'egemonia democristiana; una lunga fase nella quale il PCI rafforza la sua macchina organizzativa (toccando i due milioni di iscritti) e organizza lotte epocali come quella a sostegno dell'occupazione di terre al Sud o contro la legge truffa del 1953.

Anche negli anni a venire il PCI si trovò sempre in prima fila nelle lotte dei lavoratori, degli studenti e delle donne, nella difesa dei diritti dei più deboli e della democrazia.

Nel 1991 dopo la caduta del muro di Berlino il gruppo dirigente del PCI decise di non essere più un partito comunista, cambiò il nome in Partito Democratico della Sinistra ed imbocco la strada della social democrazia. Da quella scelta che noi considerammo e consideriamo errata, nacque il Partito della Rifondazione Comunista. Alcuni dirigenti usciti dalle fila dell' ex PCI, tra i quali ricordiamo Armando Cossutta e Lucio Libertini diedero vita a questa formazione politica nella quale confluirono anche forze dell' estrema sinistra, tra le quali Democrazia Proletaria, e di diversi esponenti del sindacato. Il tutto non per nostalgia di un simbolo, ma per l' intrinseca convinzione che un partito comunista sia ancora attuale e necessario per combattere il padronato e la globalizzazione capitalista dei mercati. Il nostro partito in questi dieci anni di vita, si è distinto per il suo impegno costante al fianco dei lavoratori e di tutte le classi più deboli, ovvero quelle fasce di popolazione divenute scomode da tutelare per un partito socialdemocratico come il PDS. Siamo stati anche per un breve periodo forza di governo, grazie ad un patto di desistenza stipulato con il centrosinistra per battere le destre. In quel governo non accettammo, prima ed unica forza politica in italia, ne un ministero ne un posto disottosegretario, ma lo sostenemmo in base ad un confronto continuo sui programmi. La cosa non fù possibile e dopo due anni di inutile tentativo di bloccare la deriva centrista del governo decidemmo di uscirne, pagando anche il prezzo di una dolorosa scissione con i Comunisti Italiani, i quali restarono nella maggioranza ed accettarono immediatamenti i vari posti di ministro e sottosegretario dati a piene mani dal PDS. Il resto è storia recente, siamo sempre nelle piazze a lottare con i lavoratori ed a fianco di quel movimento antiglobalizzazione che in tutto il mondo lotta per una società più equa e più giusta.