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IL CAIMANO
Enrico Campofreda, 24 marzo 2006

 

Regia: Nanni Moretti
Soggetto e sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Direttore della fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Esmeralda Calabria
Interpreti principali: Silvio Orlando, Margherita Buy, Jeasmine Trinca, Michele Placido, Nanni Moretti, Elio De Capitani, Anna Bonaiuto, Giuliano Montaldo, Valerio Mastrandrea
Musica originale: Franco Piersanti
Produzione: Sacher
Origine: Italia, 2006
Durata: 112’

 

Poco importa se voterete per o contro il Caimano, nella metafora morettiana Silvio Berlusconi. Lui c’è, ha segnato un tratto della storia politico-criminal-economica degli ultimi anni e purtroppo ha plasmato una parte consistente del popolo italiano, di quelli che stanno con lui e anche di chi non lo vuole al governo ma nella vita e negli affari da intrecciare assieme sì, e non sa rinunciare a quell’edonismo inframezzato di storielle triviali e intrallazzi individuali piccoli e grandi. Tant’è che nel finale tragico di questo film dal sorriso amaro, s’apre uno scorcio surreale ch’è invece un orizzonte terribilmente a portata di mano: piovono a difesa dell’imputato caimano molotov contro i giudici che vorrebbero "divorarlo". Sic.

 

Un Paese spaccato? Speriamo di sì, per opporre ai pasdaran della famelica illegalità almeno un’etica resistenza esistenziale. Si può vivere in maniera onesta e collegiale, si dovrebbe, c’è da auspicarselo ancora, al di là del nove aprile. Anche se i problemi della vita pubblica s’intrecciano a quelli della privata come il regista racconta di sé tramite l’alter ego Bruno Bonomo. Lui è un produttore in disarmo di filmetti trash d’ogni genere - dal surreal-impegnato "Cataratte", dove appaiono scene da neurodeliri di matrimoni in stile marxista-leninista, al non meglio indagato "Stivaloni porcelloni" – film che ora vengono rispolverati per meste retrospettive da critici cinematografici ipocriti e opportunisti. Bruno non riesce a rilanciarsi nel lavoro e in più vive il dramma della separazione dalla compagna Paola, ex attrice e ora corista. Hanno due bambini che vivono l’anomalia della coppia in maniera decisamente meno critica dei problematizzati genitori, goffi nella loro iperprotettività.

 

Sensi di colpa, inadeguatezza al ruolo dal quale la madre riesce a districarsi con maggiore realismo rispetto al nevrotico partner. Questi, mentre partecipa a una rassegna dei filmetti passati, viene avvicinato da Teresa, giovane regista che gli sottopone una sceneggiatura. Si tratta d’un argomento impegnato di storia politica contemporanea, si parla di denaro che piove dal cielo dalla provenienza oscura col quale un costruttore inizia a edificare alle porte di Milano. E’ la storia dell’attuale Presidente del Consiglio che dai finanziamenti della P2 a iniziative speculative che ne avevano messo in deficit i conti societari, alle coperture del compare d’affari Bettino Craxi e d’altri mallevadori politici, alla corruzione prima di ufficiali della Finanza poi di giudici è giunto a formare un partito che, forte del lavoro ai fianchi operato dalle sue televisioni coscialunga, del permissivismo e dell’illegalità diffuse, del populismo sparso a piene mani, delle spregiudicate alleanze con gli agglomerati più viscidi e retrivi della politica nazionale, è giunto a occupare ogni angolo del Potere.

 

Pur sommerso di problemi lavorativi e personali Bruno resta un sognatore ottimista, stava preparando un film in costume su Cristoforo Colombo ma viene rivitalizzato e trascinato dal progetto di Teresa, dal suo deciso vigore, dal sorriso pulito, dalla coscienza giovanile non intorpidita e stanca come quella d’una parte del Paese. Il suo copione dice che bisogna opporsi anche con l’attività creativa al degrado che circonda la vita sociale. Dopo un primo tentennamento l’impresa parte, i due s’accorgeranno delle difficoltà: i finanziamenti si trovano solo se nel cast c’è un grande attore, trovano anche lui che giggioneggiando accetta, poi opportunisticamente si sgancia e va a girare il film su Colombo comunque realizzato da un anziano collega di Bruno.

 

Lavorare durante l’era del caimano non è cosa semplice anche perché non è semplice vivere. Sia per le difficoltà specifiche di chi denuncia il clima politico sia per gli affanni del cuore che più d’ogni altra cosa pesano nelle dinamiche esistenziali. Eppure si può restare vivi. Nessun caimano potrà cancellare il desiderio di rilanciarci, di sperare in un mondo migliore denunciando lo schifo in cui stiamo cadendo, di crescere i nostri bambini, farli giocare, raccontargli le storie della superdonna Aidra, fargli trovare il pezzo giusto della costruzione Lego di cui è cosparso il pavimento di casa, di cantare le hit del cuore, d’inseguire i sogni. Che vanno perseguiti a ogni costo insieme all’impegno civile di opporsi ai caimani. Senza gli spettri angosciosi del chissà cosa potrebbe accadere se …