LIFE ILLUSIONS……

Sono le cinque e mezza della mattina. Davanti a me, un orizzonte sconfinato rivela timidamente i propri colori. Sono le prime luci dell’alba. Su tutta la campagna risuona la quiete, lieve sollievo, dopo la tempesta di stanotte. Lentamente, riprendo sembianze di uomo. Abbandono quelle d’animale, quelle parvenze che mi accompagnavano dal meriggio scorso. Che bell’atmosfera. Guido la mia auto, che pattina silenziosa sulla strada vuota. Non accendo neanche la radio. Il suono del motore si fonde dolcemente con le immagini della sera passata. Vorrei non arrivare mai a destinazione. Fumo una sigaretta con calma impressionante. Ad ogni tiro gli occhi si socchiudono lievemente, quasi ad evidenziare il moto dei polmoni. Si dilatano e ritirano ritmicamente, a tempo con la musica, che dai miei pensieri si diffonde nell’aere tutt’intorno. Non guardo neanche la strada.

Mi perdo mirando questo cielo surreale. Banchi di nubi scure assumono riflessi violetti e azzurrognoli. Altri rosa, rossi, fino a scontrarsi con il cielo. Non è ancora l’alba, ma le prime luci rischiarano l’ambiente dipingendo colori e profumi inediti. Amo questa sensazione. L’ho provata tantissime volte, ma ogni volta è diversa. Ogni singola volta si discosta dalle altre fino a diventare unica, irripetibile. L’appagamento che si prova dopo una notte folle, la fierezza di chi ha dato tutto per niente è una sensazione impagabile. L’indomani poi, tutto tornerà normale, si riprenderà il lavoro, la noia, tutte quelle cazzo di gabbie s’innalzeranno. La gente avrà a che fare con una parte esigua di me e si accontenterà di quella. Stanotte però, sono stato chi volevo. Mi sono illuso che tutto andasse bene. Mi sono illuso, ma lo sapevo dall’inizio. Sapevo a cosa andavo incontro, cosa volevo e l’ho ottenuto. Quello che viene ora sono solo chiacchiere inutili per moralisti e cattolici benpensanti. Mancano ancora pochi km per arrivare a casa, che quasi quasi mi fermo a bere un caffè. Non che ne abbia un bisogno irrinunciabile, è che non voglio finisca questa condizione eccelsa. Entro nel bar e un uomo sulla cinquantina mi chiede cosa voglio. A quest’ora è abituato a vedere cacciatori o famiglie in partenza per qualche gita. Invece, suo malgrado, è costretto ad avere a che fare con uno degli ultimi balordi rimasti in giro.

:_mi fa un caffè…..per cortesia?_

e lui annuisce senza emettere parola.

:_anche un Montenegro……..senza ghiaccio…..please!_

la sua espressione si fa un filo più cupa e non riesce a trattenere un certo disappunto.

Tutto ciò non fa altro che esaltare la mia condizione. Amo essere solo, essere guardato in un certo modo. Amo fare la star, staccarmi completamente dalla realtà e trattare a pesci in faccia questi indefessi accumulatori di danaro.

Forse la vita darà ragione a lui. Il suo conto in banca di certo si. Ma alla fine a che serve raggiungere una certa tranquillità se il prezzo da pagare è la libertà o addirittura la vita?

Io sono un semplice commesso di un merdoso negozio d’abbigliamento. Scrivo canzoni che nessuno caga e che se anche fossero belle, nessuno cagherebbe comunque. Il mercato della musica illude migliaia di persone, ma non è altro che un tempio di familiarismi e raccomandazioni. Senza grana, senza conoscenze, non si fa strada da nessuna parte. Allora cos’è meglio?

Forse la mia notte folle in discoteca non è servita a niente. Ma io sapevo tutto dall’inizio, mi sono comprato un’illusione, l’ho sciolta in litri di Gin-tonic e me la sono goduta.

Mio padre è operaio metalmeccanico e vota Berlusconi convinto che possa cambiare l’Italia. Convinto che rispetti questo cazzo di patto con gli Italiani, anziché fare gli interessi suoi e della confindustria. Mio padre è un uomo serio e corretto, ma vive un’illusione più grande della mia.

Continuo a meditare con un ghigno compiaciuto. Nel frattempo, l’ennesima sigaretta va lentamente a finire. Entra uno sbronzo, si siede al bancone di fianco a me, scoreggia e mi chiede se può sedersi.

:_ormai sei seduto……._

rispondo con fare ironico. Ha i capelli brizzolati e spettinati, una faccia rossa e un alito agghiacciante. Indossa una camicia sporca e stropicciata, ma è di marca. Ha il colletto spiegazzato e le maniche macchiate di giallo, rosso e azzurro.

Probabilmente ha passato la notte appoggiato a qualche bancone e di certo ha bevuto vino rosso, vino bianco e angelo azzurro. Dall’ alito poi, aggiungerei anche grappa, ma non ci scommetterei.

Ordina un calice di pinot e si gira a sorridermi come un ebete. Probabilmente lui pensa lo stesso di me.

:_dove sei stato ragazzo?_

:_ al limbo, una discoteca di Lodi_

:_bel posto?_

:_si abbastanza…..poi c’è pieno di fiche_

:_e come mai non sei con qualche fica allora?_

:_perché adesso vado a casa…..e lei invece dov’è stato?_

:_voglio dirti la verità……sono stato in giro per locali a Platina….poi mi sono fermato a puttane……ho caricato una negra di vent’anni che mi ha tolto il respiro!….aveva un culo che parlava……le ho dato cento mila, ma ne è valsa la pena_

:_veramente? Io non ci sono mai andato……ma non si prendono malattie?_

:_ma và….usi un preservativo d’acciaio_

:_be, io per adesso preferisco andare con fighe che trovo io…_

:_fai bene….ma se ti troverai alla mia età, divorziato e senza un soldo me lo racconterai_

:_non vedo l’ora !_

non ho mai capito il motivo. Ma questi rottami, questi uomini alla deriva e lontani anni luce da mio padre, mi hanno sempre suscitato un certo interesse. Non che li ammiri, anzi, ma comunque sono curioso di sentire le loro storie.

Del resto anche lui vive un illusione in un certo senso benefica. Andando con una puttana ci si illude di ricevere amore, ma per un attimo. Poi si paga e tutto ritorna come prima, indolore. Anzi, a sentire questo bisonte si ha anche la soddisfazione di aver giaciuto con un bella fica . C’era un povero cristo, tra l’altro fratello di uno dei miei migliori amici, che dopo tre anni d’amore è stato lasciato dalla ragazza proprio sul punto di andare a convivere. I tre anni successivi li ha passati ad entrare e uscire da ospedali psichiatrici e ad ingurgitare psicofarmaci. Forse era meglio andasse a mignotte anche lui.

:_ehi! Ragazzo….sei in trance?

:_stavo pensando……..adesso vado…..buongiorno_

:_ciao…ci vediamo_

:_alla prossima sbronza_

ritorno sulla mia macchina mentre accendo l’ultima sigaretta della serata.

Il sole è già piuttosto alto e la fantastica atmosfera creata dall’alba si è sciolta nel Montenegro e nelle parole di quello sbronzo.

Arrivo sotto casa ormai fermamente convinto di quello che ho pensato fin’ora. Fanculo tutto! Lunedì mattina dovrò tornare in quella merda di negozio, ma non cederò mai alle vostre illusioni. A cosa devo credere? A un lavoro che diventa più che mai flessibile e presto sarà addirittura virtuale? A farmi una posizione del cazzo leccando inutilmente culi che tanto non ho conoscenze o raccomandazioni varie?

Certo, ho un titolo di studio, con il quale posso aspirare a non vincere mai un concorso pubblico, oppure mi può mettere in corsia preferenziale per il posto di capo carrellista in qualche merdosa fabbrica.

Oppure posso illudermi di cambiare le cose all’interno delle istituzioni. Votando questa o quella faccia di cazzo, ma chi di loro fa i miei di interessi? Buckowsky diceva che la differenza tra democrazia e dittatura, stava nel fatto che: in democrazia si votava e si ricevevano ordini, in una dittatura se non altro, non si subiva lo scassamento di palle di dover andare a votare. Potrei illudermi di avere un futuro ultraterreno, conducendo una vita timorata all’insegna di preghiere e penitenze. Potrei cosi accettare tutte le disgrazie e digerire tutta questa merda considerandola come un dono della provvidenza.

E magari accorgermi in punto di morte che da trent’anni il prete si fotte mia moglie. No grazie, non accetto doni del genere, anche se a caval donato non si guarda in bocca.

Rimane però l’obbligo di sognare, altrimenti saremmo bestie.

In questo caso però preferisco comprarmele le mie illusioni, almeno so a cosa vado incontro. Mio padre mi accusa di credere alle favole.

Alla fine non so chi veramente creda alle favole. Se io o lui.

Chissà se al mio risveglio penserò ancora tutto questo, o se invece si ridurrà all’ululato di uno sbronzo. Di certo in questo istante sono sincero. Domani, se la penserò diversamente, non sarò in grado di distinguere la verità. Forse sarò influenzato dalla gabbia che mi sta attorno. Forse parlerà solo una delle mie faccie, senza interpellare tutte le altre. O forse sarò semplicemente costretto dalle circostanze, ad ammettere che questo è il migliore dei mondi possibile. Per poi arrivare a sera, bere una dozzina di birre e mandarvi nuovamente a fare in culo.

Ora vado a letto, perché gli occhi e la mente iniziano a farsi pesanti.

La stanchezza si fa largo a spallate tra le mie paranoie. Da He-man, che ero ieri notte, inizio placidamente a mutare in Sckeletor.

 

Goram Luckijc