GALLOWS POLE N. 3
(ovvero: Il Simulatore di Compagnia)




Me ne stavo coricato, assolutamente incurante della primavera affacciata alla mia finestra, che si divertiva a dipingere con colori nuovi alberi e cielo. Niente, pensavo, avrebbe potuto farmi alzare dal letto dove ero disteso a sonnecchiare, nemmeno la spiacevole sensazione delle mie mani ormai indolenzite, incrociate da lunghi minuti dietro la nuca.
Sapevo che dovevo scuotermi… O, per meglio dire, sapevo che molti al mio posto si sarebbero sentiti in dovere di scuotersi, e cercai con la mano la lettera sul comodino che Amilcare Pagani (il direttore di "Amici dell'uomo") aveva mandato in risposta alla mia missiva. Era una lettera bella e affettuosa, che aveva già riscaldato il mio cuoricino di persona sensibile e che avevo letto già 43 volte. Beh, mi dissi afferrandola, facciamo 44, in fila per 3 e col resto di 2.
Avevo appena cominciato la quarantaquattresima lettura quando il campanello suonò. Mentalmente feci passare tutti gli esseri viventi che potevano avere interesse a cercarmi: Briciola e Max? No, non erano in grado di suonare il campanello. Sabrina? A quell'ora era al lavoro a Milano. Il mio amicone Alfredo? (sì, lo so, non ve ne ho ancora parlato. Verrà il momento…). Al lavoro pure lui. Mia madre? Mi avrebbe avvertito prima con una telefonata, chiedendomi quali fossero i miei desideri mangerecci per organizzare il menù (che sarebbe stato comunque: risotto - faraona arrosto - purè). Diedi un'occhiata all'ultimo arrivato in casa Rinaldi: Renato (il "pesce asceta" - spiegherò più avanti la definizione) galleggiava pressochè immobile nell'acqua color ambra della sua vaschetta. Mi ripromisi di cambiargli l'acqua e di dargli da mangiare, appena possibile, e mentalmente assolsi pure lui; le probabilità che mi avesse organizzato "un peschino" (un pesce rosso che organizza un peschino… BUUUAHAHAHAH!!!! … scusate…) erano nulle.
Fu così che, mentre mentalmente bollavo con epiteti piuttosto bruschi lo sconosciuto, che ora continuava a bussare alla porta, andai ad aprire. Dal tocchettio sull'anta, leggero ma insistente, pensai subito ad una ragazza, ma non seppi darle un volto.
Quando aprii la porta fui colpito per prima cosa dagli zigomi, sporgenti con grazia sopra il mento affusolato; fascino orientaleggiante, occhi dal taglio vagamente a mandorla, castani e grandi. Una bella ragazza, insomma, seno ben sostenuto (il push up sembrava fare il suo dovere) e gambe lunghe esaltate dalla mini. La sua contemplazione mi lasciò silenzioso con la mano sullo stipite dell'ingresso. Pensai che fosse Alice, ma non avevo chiesto l'ADSL…
- Posso entrare? Domandò -.
- Certo, vieni -.
La ragazza entrò. In mano teneva una valigetta rigida, che appoggiò sul tavolo senza chiedermi altro, con sicurezza mista ad un pizzico di sfacciataggine femminile, atteggiamento che mi colpì favorevolmente.
- Rappresentante? - chiesi.
- Sì -.
- Ah! -.
- Prevenuto? -.
- Beh, effettivamente… -.
- Perché? Precedenti sgradevoli? -.
- No. Semplicemente mi conosco. So di essere un buon pollo -.
"Alice" sorrise. - Non sono qui per tirarle una fregatura. Voglio solo mostrarle, senza impegno, questo apparecchio. Penso possa esserle utile -.
- Okay, fammi vedere… Oh, scusa, ma io sono abituato a dare del tu a tutti -.
- Fa niente, figurati -.
- Ecco, in due va meglio! -.
Sorrise ancora. Capì di avere fatto colpo. Levò il giubbotto di jeans che appoggiò ad una sedia, aprì la valigetta ed estrasse un apparecchio che sembrava un computer portatile. Era una scatola grigia, rettangolare, apribile in senso longitudinale; nella metà sotto si trovava una tastiera, in quella sopra, che restava aperta in verticale, uno schermo.
- Mi dispiace, ho già un computer; ed i portatili non mi interessano -.
La ragazza non rispose subito; estrasse prima dalla valigetta due piccoli altoparlanti, lì installò ai lati della scatola, collegò quest'ultima alla corrente, quindi tornò a rivolgere a me la sua attenzione.
- Non si tratta di un computer -.
- Cos'è allora? -.
- Un simulatore di compagnia -.
- "Un simulatore di compagnia?!" -.
- Esatto -.
- Mio Dio! -.
- Sempre scettico, eh? -.
- Beh, sì… E in cosa consiste esattamente questo "simulatore"? -.
- E' una "macchina parlante" inventata e prodotta dalla ditta per cui lavoro, la T.P. International… Sì, per dirla più tecnicamente, in effetti è una specie di computer, programmato per rispondere con voce umana alla voce dell'operatore, attraverso sollecitazioni impostate parzialmente con la tastiera. Ma ha anche altre particolarità che lo differenziano dai computer, anche sofisticati. Adesso te le spiego… -.
- Intendi dire che io posso parlare con quel "coso"? -.
- Sì -.
- E di che?! -.
- Di tutto! -.
Scoppiai a ridere. - Siediti, dai! - le dissi. Anch'io mi sedetti come lei accanto al tavolo sul quale stava appoggiata la macchina, che osservai meglio. La tastiera era proprio quella classica dei computer, ma sotto lo schermo stava un'altra serie di tasti, contrassegnata con singole lettere, e questa serie era definita a lato "opzioni principali". Sulla base stava una piccola scritta in rilievo: "Simulatore di compagnia - Sonny - T.P. International".
- Scusa - domandai, - che vuol dire Sonny? E' il nome del modello? -.
- No, non è il nome del modello; è proprio il suo. Ogni singola macchina ha un suo nome e una sua… "personalità", diciamo così -.
Quell'aggeggio cominciava a farmi nascere un po' di curiosità, più che altro per le sue funzioni e per la storia del nome, perché come aspetto decisamente non ispirava niente di speciale o innovativo.
- Hai fatto il giro di tutto il condominio? - le domandai.
- No. Sono venuta solo da te, in questo palazzo -.
- Come mai? -.
- E' stato scelto solo il tuo nominativo, qui… E' perché sei solo, capisci?… -.
Non pensavo che, detto in modo così asciutto, quel concetto potesse ferirmi così. Evidentemente avevano preso informazioni su di me, avevano scoperto che vivevo solo, ed avevano considerato che, magari, potevo avere voglia o bisogno di una compagnia "artificiale".
- Come fate a sapere che sono da solo? - domandai seccato.
- La mia ditta - disse "Alice", impettita -, ha condotto un'indagine statistica sull'intera città -.
- Però!!! -.
- Sembri offeso -.
- Non è questione di essere offeso. E' che mi dà fastidio che… -.
- …ci siamo fatti gli affari tuoi -.
- Esatto. E poi è tutto il discorso che non mi va… "Allora, questo qui è solo, sarà mezzo matto o depresso… Diamogli un bel simulatore di compagnia, così ha qualcuno con cui parlare!"… Scusa, ma ti sembro proprio così deficiente da avere bisogno di parlare con una macchinetta? -.
- Ma per carità, non ho mai detto che… -.
- E poi ho già Max, Briciola e Renato -.
- Scusa? -.
- Lascia stare -.
Proprio in quel momento Briciola entrò nella stanza. Max doveva essere in giro a farsi i fatti suoi. Renato ebbe un breve sussulto nell'acqua - ambra, poi si rasserenò vedendo che Briciola aveva altro a cui pensare, attratta com'era dalla nuova presenza in casa. Annusò (con mia grande invidia…) i polpacci della ragazza. Sembravano di suo gradimento, perché si mise a strofinarcisi contro.
"Alice" si chinò ad accarezzarla. - Briciola, giusto? -.
- Giusto -.
- …e Max sarà il cane… -.
Feci cenno di sì. La ragazza si guardò attorno. Vide la vaschetta con il pesce rosso.
- Renato? -.
- Esatto -.
- Scusa se te lo dico, ma il tuo pesce sta bene? E' lì immobile… -.
- Epperchè non dovrebbe stare bene?! Tu forse stai male quando te ne stai coricata e rilassata sul tuo letto? -.
- No ma… Ma gli dai da mangiare qualche volta? -.
- Sì. Ma lui non me ne chiede spesso. Credo sia un pesce - asceta. Trascende ormai questi patetici bisogni della carne -.
Dallo sguardo della rappresentante capii che non dovevo averla convinta del tutto. A dire il vero non avevo convinto neppure me, e considerai che forse l'atteggiamento di Renato non era quello del monaco - asceta, ma quello del messicano in siesta che risparmia le energie. Ma decisi che ci avrei riflettuto più tardi…
- Beh, tornando a noi, non ho detto che tu mi abbia offeso, ma mi sembra logico che il ragionamento dei tuoi "capi" sia quello: andiamo a caccia delle persone sole… -.
- Ma cosa ti interessa di quello che pensano loro? -.
- Niente, è vero, però mi dà fastidio… Mi dispiace, ma davvero non m'interessa questo affare -.
- E se te lo lascio in prova? -.
- No, ascolta… -.
- E' gratis per una settimana… -.
- … Ascolta, io non… -.
- Ti prego! - implorò la ragazza, - devo piazzarne, almeno in prova, tre alla settimana, sennò la ditta non mi paga. Questa settimana saresti il primo, e sono già a giovedì… -.
Decisamente non sapeva fare molto con le parole per rendere più interessante quella macchina. Basava la sua forza di persuasione (non so quanto consciamente) sulle sue doti fisiche. Mi sembrava impossibile che quella settimana non avesse avuto ancora successo.
Decisi di accettare l'offerta per la settimana di prova. Lo feci più che altro per accontentarla, anche se devo ammettere che quel marchingegno, se non mi interessava o mi affascinava, almeno mi incuriosiva, mi stuzzicava. Mi feci spiegare dettagliatamente il suo utilizzo.
- Vedi, questa è la tastiera, uguale a quella dei PC. Tu schiacci su questo pulsante "RICHIESTA", okay? -.
- Sì -.
- Quindi puoi selezionare l'argomento. Vuoi parlare di letteratura? Batti "L" qui, sulle opzioni principali, ed il simulatore è già pronto -.
- E posso parlare di qualsiasi libro voglio? -.
- Quelli che sono in catalogo. Ecco, guarda… -.
Sfogliai il catalogo: "Argonesi, gli" - Arsistofane; "Addio alle Armi" - Hemingway; "Adelchi" - Manzoni; "Affinità elettive, le" - Goethe; "Agostino" - Moravia… Andai oltre: "MUSICA"… "Abba" … "Battisti L."… Bellini V." … "Butterfield Blues Band"…
- E' piuttosto completo - commentai.
- Certo - rispose la ragazza, - e lo si può costantemente aggiornare. Basta portarlo all'assistenza e dire quale testo, o quale cd, si desidera inserire in memoria -.
Continuai a sfogliare il catalogo. "SPORT", "TEATRO", "STORIA", "CULTURA", ATTUALITA'"…
- Come, attualità?! - domandai, - Come fa ad essere aggiornato? Bisogna portarlo tutti i giorni all'assistenza? -.
- No, ci mancherebbe! Guarda - mi disse, e ci chinammo assieme verso la macchina, lei col suo push up, io senza. - Tu schiacci qui "PROGRAMMAZIONE", quindi il tasto "INVIO"; poi lo metti davanti alla televisione durante il telegiornale, e Sonny assimila tutte le notizie trasmesse… Questo modello ha una smaccata preferenza per il TG1 e per David Sassuoli in particolare… -.
- Come, per Sassuoli?! -.
- Sì, vedi?, se tu vuoi parlargli assieme di attualità lui risponde persino simulando la voce di Sassuoli -.
Scoppiai a ridere. - Non avrete mica il modello con la voce di Lilli Gruber? -.
- Certo! Lo vuoi?… Poi abbiamo anche la Busi, la… -.
- No, no… fa niente… Tanto è in prova, mi tengo Sassuoli -.
- Anche per quanto riguarda lo sport abbiamo diverse scelte, con tante combinazioni per ogni modello. Per il calcio abbiamo Pizzul e Maffei, per il tennis Galeazzi e Tommasi, per l'automobilismo solo De Adamich, per… -.
- Per l'automobilismo solo De Adamich?! E' scandaloso… -.
- Sì - fece imbarazzata la ragazza, - ma so che lo vogliono aggiornare… -.
Potevo definitivamente abbandonare l'idea di trovare in quella ragazza una persona di spirito. - Lascia stare - dissi scoraggiato, - Non è importante, mi tengo De Adamich… Beh, c'è altro che devo imparare? -.
- Se sai usare il computer, anche a livello bassissimo, e leggi attentamente il manuale ed il catalogo non dovresti avere problemi. Comunque questo è il mio numero di telefono -.
Mi diede un bigliettino da visita: "Maddalena Visioli - Centro Tecnico d'Assistenza T.P. International - tel 338 ………", quindi uscì.

Cominciai a studiarmi con attenzione il manuale. Le opzioni principali installate erano molte, varie e interessanti: T (teatro), G (giochi), S (scienze), F (religione e filosofia), D (donne), U (uomini), eccetera.
Quella sera le provai quasi tutte. Era decisamente interessante. Sonny non si limitava a rispondere con garbo e puntualità alle mie domande, ma dialogava amabilmente con me, senza che gli mancassero argomentazioni o parole (bastava non uscire dall'argomento). Era pure educato, non mi interrompeva e non si dilungava mai in soliloqui.
Procedendo nello studio del manuale scoprii con interesse che, oltre agli argomenti di cui discutere, si poteva selezionare anche il tono con cui Sonny poteva rispondere. Il manuale definiva "opzioni secondarie" questa serie di cadenze. Le si poteva selezionare semplicemente digitando "opzioni secondarie" con la tastiera, quindi "invio", quindi le varie sigle: dis (distinto), fre (freddo, distaccato), comp (competente), giov (giovanile) e così via. Inoltre, spiegava il manuale, queste opzioni secondarie potevano essere selezionate anche in combinazione.
Con mia sorpresa, quella sera scoprii in Sonny un buon compagno, acuto e dotato di grande elasticità di argomenti e di interessi. Era bello sentirlo passare con disinvoltura dalle tensioni nel Medioriente all'ultimo Gran Premio di Montecarlo; da una dissertazione competente su "I vecchi e i giovani" di Pirandello ad un giudizio severo sui "Nocturnes" di Chopin, fino ad una valutazione entusiasta del tocco di palla di Zidane, apprezzato in una ripresa televisiva. Durante una disquisizione di carattere filosofico, gli esposi i miei dubbi sull'esistenza delle diverse confessioni religiose e ci addentrammo nell'impossibilità (a mio avviso) di distinguere il bene dal male. Sonny rispose con una citazione evangelica ("I falsi profeti vengono a voi vestiti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si coglie forse l'uva dai pruni o fichi sui rovi?") esposta con la voce del Cardinale Tonini, lasciandomi completamente esterrefatto. E facendomi capire che era ora di andare a letto…

Ma già venerdì pomeriggio Sonny cominciava a venirmi a noia. Il suo limite essenziale era quello di parlare esclusivamente di un argomento per volta, non consentendo divagazioni, anche minime, dal tema prescelto, divagazioni che per me erano inevitabili in un discorrere normale. Ogni qualvolta io uscivo dal seminato, per un inciso o per narrare un episodio che a me pareva avere un vago riferimento con l'argomento di discussione, Sonny si interrompeva, e sul display appariva la scritta "ARGOMENTO NON PERTINENTE - RIPROCEDERE CON LA SELEZIONE", ed unico suono del simulatore rimaneva un deprimente ronzio.
Insomma, superato il primo e naturale entusiasmo della novità, il "simulatore di compagnia" cominciava a stufarmi. Il principio su cui era basato abbisognava ancora di alcuni importanti correttivi. Quella macchina avrebbe potuto diventare interessante solo quando fosse stata programmata per rispondere liberamente alle domande dell'operatore, basandosi sull'ampia dotazione di nozioni che la macchina aveva in memoria, e prescindendo da argomenti impostati rigidamente con la tastiera.
Era un venerdì troppo noioso perché quell'idea non si trasformasse in una sfida interessante. Trascorsi tutto il pomeriggio studiando meticolosamente il manuale delle istruzioni nelle uniche parti trascurate fino a quel momento, ossia quelle tecniche di funzionamento, quindi mi armai di un cacciavite ed aprii la tastiera del simulatore. Internamente la macchina si presentava ovviamente molto simile ad un PC, un intrico di circuiti stampati, fili e schede. Notai che ad ogni minuscola scheda corrispondeva un tasto delle opzioni principali, e che ognuna di esse era collegata al tasto "INVIO" separatamente, mediante un normalissimo cavetto in filo di rame. Staccai tutti i cavetti uno ad uno, poi con una pinzetta scoprii maggiormente i fili di rame, tagliando una piccola parte della guaina rossa che li conteneva, li annodai insieme ed unii la parte terminale del nodo al tasto "INVIO", quindi richiusi ed accesi la macchina. Schiacciai "PROGRAMMAZIONE", quindi "PAUSA", poi tutti i tasti delle opzioni principali in rapida successione, quindi "CANCELLA".
La sequenza delle operazioni l'avevo studiata solo in parte; diciamo che mi ero affidato molto all'intuizione e all'istinto. Le mie scarse conoscenze nel campo informatico non potevano garantirmi il raggiungimento del mio scopo, ma il seguente ronzio di Sonny (più prolungato del solito, ma tranquillo e contenuto) era sufficiente a farmi capire che la macchina stava elaborando le nuove informazioni.
Quando il ronzio fu cessato provai a digitare a caso "L" come opzione principale, ma il display restò cieco. Dunque la tastiera era stata resa inutile, proprio come volevo. La prima parte della mia impresa, quella "distruttiva", era riuscita; rimaneva da verificare se la seconda, quella "creativa", avesse avuto lo stesso buon fine. Restai qualche secondo incerto sul da farsi, quindi mi risolsi a sbottare banalmente:
- Bella giornata, eh? -.
La semplice risposta di Sonny ("cosa vuoi che ti dica, vecchio cazzone, a me il tempo fuori m'importa 'na sega") mi riempì di uno stupito entusiasmo che difficilmente saprei descrivere. Ma ciò che aggiunse subito dopo ("c'è caldo, però. C'hai mica una Guinnes da versarmi nel drive del floppy?") mi fece capire che aveva ragione la mia mamma quando diceva che ero un genio (incompreso, ovvio).
Gli versai la birra. Protestò perché era una Beck's, ma mi sembrò gradire.
- Beh - domandai, - che ne pensi della tua assistente, Maddalena Vis… -.
- Maddalena "chiappe d'oro", vuoi dire? -.
- Chiappe d'oro? -.
- Sèeee, chiappe d'oro, la chiamiamo -.
- CHIAMIAMO?! -.
- Sì!… Dico, ma capisci proprio un cazzo, eh? Noi simulatori in fabbrica, dico -.
Sorrisi. - Voi simulatori? -.
- Sì. Almeno tutti quelli che, come me, dipendono da lei -.
- E quanti siete? -.
- 4: Io, Clyde, Warren e Woody -.
- E vi scambiate degli apprezzamenti su Maddalena… Chiappe d'oro, dico? -.
- Ceeerto!!… Mmmhhh!, ho già la scheda madre calda al pensiero!… Ogni volta che sfiorava il mio display con quei cocomeri io… -.
Spensi la macchinetta. Decisi che era il caso di rovistare fra le videocassette porno, e almeno questo volevo farlo da solo. Prima di ammutolirsi Sonny riuscì a biascicare: - Okay, ti lascio, segaiolo!… Ma non è ora che dai da mangiare a quel pesce? -.

I problemi arrivarono domenica sera, all'ora di cena, quando io e Sonny ci mettemmo davanti al televisore a guardare la partita di campionato. Era il derby milanese.
- Allora - domandai, - tu per che squadra fai il tifo? -.
- Milan -.
- Stronzo! -.
- Perché? -.
- Perché sì. Sono interista -.
- Ah… La feccia dell'umanità… Vabbuò, basta che non rompi i coglioni quando vi diamo 4 pere… -.
- Vedremo -.
La partita scorreva veloce e piacevole. Unico problema era il contegno di Sonny, non ancora tale da preoccuparmi, ma ancora più aggressivo del consueto. Ogni tanto emetteva un ronzio diverso dal solito, a volte rabbioso a volte ansioso, come fosse un normale tifoso che trattiene il fiato ad ogni azione emozionante. Ad un certo punto un difensore interista falciò un attaccante rossonero.
"ERA UN FALLO NETTO!, ma l'arbitro ha fatto cenno di proseguire", tuonò scandalizzato il telecronista.
La mia "fede" calcistica è molto tiepida, quindi posso ammettere che il fallo c'era.
- Ehi, Sonny, mi dispiace, il fallo c'era davvero. E ci stava anche il cartellino giallo - dissi quasi sovrappensiero al simulatore.
Contrariamente al solito Sonny rispose subito, ma senza rivolgersi direttamente a me.
- Da espulsione, da espulsione!… Era una fallo da espulsione! Ma come ha fatto a non vederlo?! VENDUTO, VENDUTO! - urlò con la voce di Bruno Pizzul all'indirizzo dell'arbitro.
- Sonny, guarda che non è il caso di… -.
- STRAPPATEGLI LE PALLE A QUEL COGLIONE! - si mise ad urlare ancora (la voce mi sembrava quella di Vittorio Sgarbi, ma potrei sbagliarmi…), - SIIIIIIIII, STRAPPATEGLI LE PALLE!!! -.
- Sonny, ti prego… - dissi preoccupato, ma la macchinetta ormai non mi ascoltava più. Si mise a ritmare, con foga e violenza tipica da ultrà calcistico:
- ALE'-OO, ALE'-OO… VI ROM-PERE-MO IL CULOOOO, VI ROM-PEREMO IL CU-U-U-U-LOOOOOOOOOOOO… LEGA, ITALIANA, FIGLI DI PUTTANA! -.
Solo in quel momento mi accorsi della puzza di bruciato che riempiva la stanza, e mi avvidi del fumo che cominciava ad uscire da tastiera e casse. Staccai velocemente la spina dalla corrente, e Sonny subito si calmò, anche se il fumo continuò ad uscire per alcuni minuti.
La mattina successiva chiamai Maddalena, spiegandole quel che era successo. Lei accorse subito, munita della valigetta degli attrezzi e dei pezzi di ricambio. E del push up. E della mini.
Con lei fui onesto, ed ammisi di avere manomesso l'apparecchio, anche se cercai di minimizzare.
- Come sarebbe a dire "c'ho fatto qualche lavoretto"?! - disse lei.
Ero piuttosto imbarazzato. Quando le spiegai i dettagli non mi rivolse parola, ma alzò gli occhi al cielo, seccata come davanti ad un bambino capriccioso, si armò di un cacciavite, aprì la macchina ed in un quarto d'ora ripristinò l'ordine.
- Non fare più una cosa del genere - mi disse, - Stavolta ti è andata bene, non si è rovinato nulla, ma se fosse successo… Ma hai almeno un'idea di quanto ti sarebbe costato risarcire la T.P.? -.
- Ti prego, non dirmelo… -.
- Più di 50.000 Euro! -.
- Okay, okay -.
- Okay un corno! Ti "crescono" cento milioni? -.
- Neanche un po' -.
- E allora?!… Beh, lasciamo perdere - disse, e se ne andò seccata. Vista da dietro, persino le sue "chiappe d'oro" sembravano ballonzolare d'indignazione, gettandomi nello sconforto.

I giorni che mi separavano da giovedì, quando sarebbe scaduto il periodo di prova, scivolarono lentamente nel disinteresse sempre più completo verso il simulatore. Ogni passatempo a lungo andare mi annoia, ed ora che il simulatore aveva cessato di essere il compagno che era stato fino a domenica sera, tornando ad essere la macchina spara-risposte dei primi momenti, la novità non mi interessava più. E poi aveva sempre ragione! Sempre informato, preciso, puntuale… Privo di fantasia, di inventiva… In una parola, petulante. Era un incrocio fra una zitella acida, un marito frustrato ed una maestrina occhialuta e spocchiosa. Non provai nessun rimpianto quando telefonai a Maddalena per comunicarle il mio rifiuto.
- Allora - disse lei con tono amareggiato, ma per nulla sorpreso, - sei proprio deciso? -.
- Sì - risposi, - mi dispiace, ma quell'arnese mi ha proprio stufato, non mi va. Quando vieni a riprendertelo? -.
- Non posso venirlo a prendere -.
- Come, non puoi? -.
- Non sono autorizzata -.
- E io come faccio? -.
- E' semplice: lo richiudi nella sua scatola, compili la scheda di rifiuto che trovi nell'ultima pagina del manuale e lo rispedisci, a carico del destinatario, alla T.P. International -.
- Va bene… Ehi, non essere delusa, eh! -.
- Figurati! Ci sono abituata! -.
- Ah sì? -.
- Già -.
- Non ne vendi tanti? -.
- Macchè! -.
- Nemmeno in prova? -.
- Sì, in prova sì, ma a tenerlo poi sono in pochi -.
- Tutti per il mio motivo? -.
- Sì, più o meno -.
Mi congedai da Maddalena, ansioso di rispedire Sonny al mittente, dove non avrebbe più potuto seccarmi.
Presi il manuale, staccai la cartolina e la compilai. Nome e cognome, data e luogo di nascita, nome del rappresentante che me l'aveva dato in prova… L'unica parte che mi mise in difficoltà fu quella finale: "spiegazione (anche in breve) dei motivi del rifiuto". Restai un bel po' a pensare, e alla fine scrissi deciso: 
"Ringrazio sentitamente per l'offerta, ma trovo che la realtà della solitudine che il Vostro prodotto doveva vincere sia sempre meglio della finzione, del ridicolo e della noia che lo stesso mi ha arrecato in questa settimana. Dimenticavo: dite a Maddalena che l'amo. Potete farlo? Grazie."
Scritto questo, impacchettai la macchina per portarla poi alla posta per la spedizione. Ero felice e soddisfatto. 
Renato era sempre immobile, ma sempre a pancia in giù. Buon segno. Mi sembrò condividere la mia felicità, ma forse era perché finalmente gli avevo dato da mangiare. Pensai di mettermi a rileggere la lettera di Amilcare Pagani, ma questa sarà materia di un altro racconto…